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Innovazione e tradizione possono utilmente convivere nell’agricoltura biologica

Innovazione e tradizione possono utilmente convivere nell’agricoltura biologica

Alla prova un sistema pilota di gestione dell’azienda agricola biologica mediante l’interpretazione del fattore ambientale, il prevalente ricorso ai preparati naturali e l’ausilio delle tecniche dell’agricoltura di precisione

04 dicembre 2024 | 08:30 | C. S.

Economia circolare e adozione di tecniche a basso impatto. Rivalutazione delle tecniche tradizionali  e adozione delle moderne tecnologie. Ma anche valorizzazione della “biodiversità funzionale”. Su tutto questo e molto altro ancora, sono state focalizzate le linee di indagine del progetto “Biologico A+++: innovazione e multifunzionalità in agricoltura” finanziato con la misura 16.1 del Psr Sicilia 2014-2022. Il progetto, che insieme ad alcune aziende agricole bio, ha avuto come partner il Crea-Ofa, è giunto al termine e i risultati finali sono stati presentati ad Agrigento del pomeriggio di ieri, 2 dicembre.
 
L’iniziativa ha messo alla prova un sistema pilota di gestione dell’azienda agricola biologica a bassa entropia, mediante l’interpretazione del fattore ambientale, il prevalente ricorso ai preparati naturali e l’ausilio delle tecniche dell’agricoltura di precisione in un approccio che ha unito le più avanzate innovazioni tecnologiche con la capacità di osservazione diretta e di valutazione tecnica dell’agronomo e dell’operatore aziendale.
Il tutto è stato riportato in un manuale operativo dal titolo “Criteri e metodi innovativi per la gestione dell'azienda agricola biologica e multifunzionale a bassa entropia, mediante l'interpretazione del fattore ambientale, il ricorso ai preparati naturali e l'ausilio delle tecniche dell’agricoltura di precisione” le cui prime copie sono state distribuite gratuitamente durante il convegno a cui ha partecipato il direttore del Crea Enzo Perri e il capo dell’Ispettorato Provinciale dell’Agricoltura di Agrigento, Salvatore Accardi, che ha tratto le conclusioni.
Lo studio ha unito ricerca, innovazione e tradizione nell’ambito dell’agricoltura biologica siciliana e ha messo particolarmente a fuoco lo studio della biodiversità naturale, con particolare riferimento all’entomofauna e al suo rapporto con la flora spontanea. E ha messo in luce come il ritorno all’equilibrio ecologico preesistente possa permettere anche il controllo di parassiti delle piante coltivate che provocano danni piuttosto consistenti.
“Oggi si ritorna alle tecniche di coltivazione dei nostri nonni ma con una mutata consapevolezza che è dettata dalla più approfondita conoscenza dei meccanismi biologici che regolano gli ecosistemi agrari. Riusciamo così a spiegarci perché gli agricoltori di un tempo facevano certe operazioni. Loro lo facevano senza chiedersi il perché, basandosi solo sulla consuetudine e sulla tradizione che si tramandava da padre in figlio; noi oggi le abbiamo rivalutate e spiegate scientificamente”, spiega Lillo Alaimo Di Loro, presidente del Consorzio Isola Bio, la struttura che è capofila del progetto “Biologico A+++”.
Cuore del progetto è l’osservazione e il monitoraggio ambientale e climatico, entomologico e fenologico. Mediante l’uso di una rete di sei capannine a controllo remoto per la rilevazione puntuale di temperatura, umidità, vento, presenza di insetti (tipologia e quantità) e sviluppo fenologico delle piante, vengono raccolti dati che vengono poi elaborati mediante un sistema esperto. Insomma, si tratta di un ’approccio ‘olistico’ che abbiamo testato con il progetto Biologico A+++ - ha aggiunto Alaimo Di Loro - e che si concretizza nel mantenere le migliori condizioni di armonia del ‘sistema azienda’. Si  gestiscono così con un approccio ‘endogeno’ le problematiche relative alla nutrizione e alla difesa delle colture e si persegue l’obiettivo di mantenere sia la fertilità generale del terreno che la biodiversità generale e funzionale. Questo tipo di approccio tende a mantenere le migliori condizioni di equilibrio tra fauna utile e nociva, favorisce la difesa delle colture e dei prodotti con il prevalente utilizzo di presidi naturali autoprodotti e ricorrendo il meno possibile all’uso di mezzi tecnici esterni al settore agricolo”.

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