Italia
Sarà un'annata di scarica per l'olio di oliva italiano
Le prime indicazioni di Ismea non sono positive per tante regioni italiane, pesano sia la naturale alternanza “carica” e scarica”, sia le cattive condizioni climatiche di inizio primavera. E sul fronte del mercato? In fase espansiva i prezzi degli oli italiani italiani crescono di più in termini percentuali, mentre in fase flessiva subiscono delle cadute più rapide
09 agosto 2018 | T N
E' già tempo di guardare alla produzione della prossima campagna sulla quale pesano sia la naturale alternanza “carica” e scarica”, sia le cattive condizioni climatiche di inizio primavera.
Per Ismea è ancora molto presto per azzardare stime numeriche ma è possibile una prima ricognizione.
Le nevicate di marzo hanno colpito una vasta area olivicola del Nord della Puglia e in alcuni areali hanno creato danni alle piante che potrebbero risentirne anche per gli anni a venire. Nel Salento, non considerando l’irrisolta problematica Xylella, la situazione colturale degli oliveti appare ottimale. Le cospicue precipitazioni hanno reso gli olivi rigogliosi anche se l’umidità ha favorito la proliferazione dei parassiti dell'olivo, scatenando rilevanti attacchi mosca e tignola, per lo più arginati con appositi interventi.
In Calabria i danni sono derivati soprattutto dal freddo che ha danneggiato la fioritura.
In Sicilia le piogge tardive della primavera hanno creato buone riserve idriche utilizzate in giugno e luglio, anche se negli ultimi giorni gli oliveti non irrigui cominciano a soffrire specialmente nelle contrade marginali. In giugno si è registrata la presenza di mosca dell'olivo la cui massiccia diffusione è stata però scongiurata dalle temperature mediamente superiori ai 25/27 °C. L'alternanza produttiva è meno sentita negli oliveti irrigui che sono maggiormente diffusi nella provincia di Trapani, meno nelle altre.
In Abruzzo, la situazione è buona nella fascia costiera, mentre le fasce più interne contano danni da gelo.
Nel centro Italia i danni da gelo si sono fatti sentire soprattutto sulla varietà Frantoio, presente in vaste aree di Toscana, Umbria e alto Lazio, mentre il Moraiolo ha resistito meglio.
Danni da gelo anche nelle Marche.
Nel basso Lazio, inoltre, problemi di umidità hanno impedito una corretta allegagione.
Nel Nord la situazione è piuttosto buona con aumenti produttivi previsti nelle regioni che lo scorso anno avevano avuto una bassa disponibilità, come Veneto, Lombardia e Friuli, mentre in Liguria potrebbe incidere l’alternanza. Problemi da gelo anche in alcune aree romagnole.
In tutte le aree olivicole del Paese è altissima, comunque, l’attenzione per evitare danni da mosca, fitofago che trova terreno fertile proprio con il clima umido che sta caratterizzando questo periodo.
Sul fronte prezzi, è ormai provato, infatti, che in fase espansiva i prezzi italiani crescono di più in termini percentuali, mentre in fase flessiva subiscono delle cadute più rapide.
L’analisi dei prezzi della Spagna, principale attore internazionale del settore, evidenzia come da gennaio al luglio i listini dell’extravergine sono scesi del 16%. Nei primi due mesi dell’anno, peraltro, i prezzi si erano mantenuti sopra i 3,60 euro al chilo, per poi scendere rapidamente sotto i 3,50 fino ad arrivare a maggio quando si è scesi sotto la soglia dei 3 euro. Ed era da ottobre del 2014 che non si vedevano prezzi così bassi. Del resto la produzione spagnola della campagna 2017/2018 ha subito solo una lieve riduzione rispetto all’anno prima ma a pesare sulla riduzione delle quotazioni è stata la minor domanda da parte degli imbottigliatori italiani che hanno potuto soddisfare parte delle richieste grazie, invece, all’abbondante produzione nazionale. Da sottolineare, peraltro, che con luglio si è registrato qualche timido segnale di ripresa con i listini dell’extra saliti da 2,75 a 2,78 euro al chilo. L’extravergine greco nelle prime settimane di giugno ha visto i listini scendere sotto i tre euro e anche per il prodotto ellenico bisogna arrivare alla fine dell’estate 2014 per vedere quotazioni così basse. Nel complesso dall’inizio dell’anno la flessione è risultata del 13% sui primi sette mesi del 2017. Analogamente a quanto accade in Spagna, anche in Grecia l’estate ha portato un’inversione di tendenza e tra fine giugno e inizio luglio si registrano recuperi di qualche centesimo.
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