Italia

No alla Taggiasca Dop, sì a tutelare le olive e l'olio ligure

Si amplia il fronte del no a una Taggiasca Dop. Secondo Aiab il rischio è di “non avere più olio biologico in Liguria.” Di fronte alla Commissione attività produttive della Regione, tutte le critiche all'istituzione di una Dop che porti il nome della varietà

23 settembre 2016 | T N

La Commissione attività produttive della Regione Liguria, dopo che il caso Taggiasca è diventato nazionale, ha audito tutte le parti coinvolte, a partire da due Comitati, quello Taggiasca Dop e quello Salva Taggiasca.

I due Comitati hanno espresso ciascuno la propria posizione, evidenziando l'uno il pericolo derivante da una concorrenza fuori regione che utilizzi il termine Taggiasca, l'altro i limiti di una tutela della Taggiasca Dop fuori dai confini dell'Unione europea e i limiti che verrebbero a crearsi, per i piccoli agricoltori, nella commercializzazione del proprio prodotto.

A questo proposito l'intervento di Unioncamere ha chiarito come una Dop, se non condivisa sul territorio, rischi di tramutarsi in un flop. Sulla già piccola quantità di olio extra vergine prodotto in Liguria, meno del 10% viene certificato a denominazione d'origine Riviera dei Fiori.
Evidente, quindi, come l'istituzione di una Dop Taggiasca, se i numeri fossero questi, potrebbe limitare il potenziale commerciale di tanti (il 90%?) piccoli olivicoltori e frantoiani che scegliessero di non aderire alla denominazione d'origine.

Nel corso dell'audizione, scontro al calor bianco tra i Presidenti dei due Comitati, allorchè il Presidente del Taggiasca Dop ha ricordato come associazioni di categoria, frantoiani e industriali siano con loro. Il Presidente del Comitato Salva Taggiasca ha ribadito invece come il fronte è meno compatto di come si vuol far apparire, portando l'esempio delle consultazioni avvenute tra i frantoiani di Aifo: 60 contrari alla Taggiasca Dop e 12 favorevoli.

Il Comitato Salva Taggiasca, però, ci ha tenuto a non apparire il comitato del no, invitando anzi “tutte le parti coinvolte a trovare insieme un percorso certo, senza sostituzione della cultivar, che ci permetta di lavorare insieme nell’interesse di tutto il comparto olivicolo.”

Il tema dirimente e divisivo, insomma, resta la sostituzione del nome Taggiasca in Giuggiolina.

Il fronte del no alla Taggiasca Dop, intanto si allarga, e anche Aiab, l'associazione di rappresentanza del biologico, ha evidenziato tutti i punti critici del progetto Taggiasca Dop.
Tre le criticità evidenziate dall'associazione:
“La prima di ordine amministrativo; dato che alle 33 attività obbligatorie già presenti nel disciplinare biologico, se ne potrebbero aggiungere altre 15 legate alla Dop, portando il carico amministrativo a livelli insostenibili per le piccole aziende.
La seconda di ordine produttivo, dato che un disciplinare Dop mette dei paletti nelle rese, nella produzione e nelle caratteristiche organolettiche ecc. La caratteristica principale delle nostre produzioni bio è la disomogeneità di questi parametri, rendendo la partecipazione ad un disciplinare molto difficile, anche solo per il panel test che considererebbe quasi tutte le produzioni di olio bio fuori standard perché più amare e piccanti.
La terza è di ordine economico e deriva in parte dal carico amministrativo ed in parte dal costo della partecipazione ad una Dop, una stima approssimativa ci porterebbe ad un aumento dei costi di non meno di 1,50€ /litro di olio, portando il prezzo al pubblico in molti casi a sfiorare i 20€/bottiglia da 750ml.
Secondo Aiab tali criticità porterebbero al rischio di “non avere più olio biologicico in Liguria”.
“Siamo sicuri che esistano strade meno estreme per tutelare veramente tutta la filiera, e saremo
disponibili e felici di partecipare alla loro creazione” ha affermato il vice presidente di Aiab Liguria Alberto Dalpiaz.

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