Italia
Dura sanzione per Deoleo e Coricelli dall'Antitrust
Per Carapelli, Bertolli e Sasso 300 mila euro di multa. Per Coricelli la sanzione è di 100 mila euro. L'Antitrust ha punito i big dell'olio d'oliva per pratica commerciale scorretta e per pratica ingannevole, in violazione del Codice del Consumo
24 giugno 2016 | T N
A Lidl la sanzione maggiore, 550 mila euro, ma punizioni esemplari sono anche state elevate a Deoleo (Carapelli, Bertolli e Sasso) e a Coricelli.
L'Antitrust ha comminato una multa da 300 mila euro ai marchi ormai in mano spagnola, in particolare a essere puniti sono Sasso Classico, Carapelli Il Frantoio e Bertolli Gentile.
A Coricelli, per l'omonimo marchio, sono invece state elevate 100 mila euro di sanzione.
Multe così elevate sono un unicum nel panorama oleicolo italiano. I precedenti, sempre dell'Antitrust, erano di poche migliaia di euro.
Come per Lidl, anche Deoleo e Coricelli potranno ricorrere al Tar.
Ai big dell'olio d'oliva è stata contestata la violazione degli articoli 20 e 27 del Codice del Consumo, ovvero "pratica commerciale scorretta" e "pratica ingannevole".
Vendere dell'olio vergine di oliva per olio extra vergine di oliva, come dimostrato dalle analisi dei Nas di Torino citate nel provvedimento dell'Antitrust, costituisce pratica commerciale scorretta ma anche pratica ingannevole perchè è comportamento contrario “alla diligenza professionale” ed idoneo a “falsare il comportamento economico del consumatore medio.”
Con le sentenze emesse dall'Antitrust si ciharisce anche un ulteriore punto che ha sollevato molte polemiche all'indomani dell'inchiesta Guariniello che ha coinvolto sette marchi dell'olio d'oliva, contro i quali diverse associazioni dei consumatori hanno presentato esposto di fronte all'Antitrust. Il panel test è sufficiente a de-classificare un olio d'oliva?
La domanda pare banale, leggendo il regolamento 2568/91 e successive modifiche. La prova organolettica è una dei parametri di classificazione. Quindi se un olio è difettato oppure non c'è il fruttato di oliva non può essere classificato come extra vergine.
Il panel test è però stato sempre contestato dall'industria olearia per la sua presunta soggettività. Le contestazioni mosse alla prova organolettica, fin qui, hanno sempre funzionato in sede giudiziale e nessun big dell'olio d'oliva è mai stato condannato per un olio difettato.
L'Antitrust ha però sancito che “l'esito della prova organolettica sia sufficiente per dichiarare l'olio non conforme alla categoria dichiarata.” Nel caso di specie dal prova organolettica effettuata dai Nas di Torino a seguito dell'apertura dell'inchiesta Guariniello.
A poco sono valse anche le giustificazioni adottate in sede di dibattimento da Deoleo che ha provato a spiegare come e quante innovazioni nella gestione di processo e nel miglioramento della qualità abbia cominciato a implementare negli ultimi mesi. Come indicato da Deoleo, tutte le procedure di controllo e di verifica, audit esterni e parametri chimici più stringenti rispetto a quelli normativi sono state varate negli ultimi mesi del 2015. Quindi, se ne deduce, che le procedure di controllo eseguite prima di tali date, quindi sugli oli in commercio nel 2015, fossero lacunose e imperfette.
Un aspetto che l'Antitrust non ha mancato di sottolineare nel provvedimento, dichiarando di non aver riscontrato “il normale grado di competenza e attenzione che ragionevolmente ci si può attendere, avuto riguardo della qualità dell'operatore.”
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