Italia
L'agricoltura contadina deve tornare al centro della progettualità politica
L'appello di Papa Francesco mette in grande evidenza il vuoto culturale e politico, che dura da oltre cinquant’anni in questo nostro Paese, abbagliato da uno sviluppo tutto all’insegna dello spreco, in primo luogo del territorio
12 febbraio 2015 | Pasquale Di Lena
Il saluto che l’altro giorno Papa Francesco ha rivolto ai rappresentanti della Coldiretti, in udienza per i 70anni di vita di questa organizzazione che ha segnato la politica agricola di questo nostro Paese, è un documento da diffondere, non solo in tutte le parrocchie ma anche nelle scuole italiane di ogni ordine e grado, per la forza della verità che il messaggio esprime.
Un documento che dovrebbero far proprio, insieme con la Coldiretti, tutte le altre organizzazioni rappresentanti del mondo contadino, sia dei produttori singoli che associati, e renderlo occasione d’incontro e di approfondimento per alzare barriere contro i venti di crisi che continuano a soffiare sulle campagne e, così, rimboccarsi le maniche per tracciare nuovi percorsi che portano a segnare i traguardi che si vogliono raggiungere domani.
Un documento che mette in grande evidenza il vuoto culturale e politico, che dura da oltre cinquant’anni in questo nostro Paese, più che in altri, abbagliato, ancora oggi, da uno sviluppo tutto all’insegna dello spreco, in primo luogo del territorio e, con esso, del suolo fertile, cioè della fonte della principale energia per l’uomo, il cibo.
Altro che pale eoliche, biomasse, biogas, inceneritori, trivellazioni, altre autostrade e altri palazzi, allevamenti superintensivi! Cioè quell’insieme di opere e manufatti che servono, in cambio di un arricchimento esagerato di speculatori e criminalità organizzata, a rubare sempre più terreno fertile, occupazione, domani alle nuove generazioni. Papa Fancesco, pensando a queste attività e alla sempre più diffusa sottrazione di terra all’agricoltura, ritorna a parlare del dio denaro per dire “E’ come di quelle persone che non hanno sentimenti, che vendono la famiglia, vendono la madre, ma qui è la tentazione di vendere la madre terra”.
Ed ecco che, dopo aver sottolineato la centralità dell’agricoltura “Davvero non c’è umanità senza coltivazione della terra; non c’è vita buona senza il cibo che essa produce per gli uomini e le donne di ogni continente”, afferma un’altra centralità che è quella dei protagonisti, cioè “L’opera di quanti coltivano la terra, dedicando generosamente tempo ed energie, si presenta come una vera e propria vocazione. Essa merita di venire riconosciuta e adeguatamente valorizzata, anche nelle concrete scelte politiche ed economiche”.
Scelte politiche, purtroppo, che, nel segno della continuità con un passato di sessanta anni e più, caratterizzato da un processo che, di fatto, ha messo da parte l’agricoltura dando spazio a un assistenzialismo che ha impoverito i coltivatori, trasformandoli di fatto in schiavi delle multinazionali.
La verità è che neanche la pesante crisi economica è riuscita a far capire ai governi di questo Paese, in particolare all’attuale, il valore del territorio e la centralità della sua agricoltura, fondamentale per dare un perno alla ruota dell’economia se la si vuole che giri, e giri nel senso giusto, lungo il percorso che porta, invece di chiudere, al domani.
Ed è così che, oggi più che mai, il rischio è la sopravvivenza stessa dell’agricoltura contadina, la sola che è in grado di esprimere il territorio italiano nelle sue molteplici variazioni e di produrre cibo di qualità, quello che ha nell’origine la sua ragione di essere tale.
Papa Francesco si pone e pone degli interrogativi “La sfida è: come realizzare un’agricoltura a basso impatto ambientale? Come fare in modo che il nostro coltivare la terra sia al tempo stesso anche un custodirla?. Solo così, infatti, le future generazioni potranno continuare ad abitarla e a coltivarla”. Per poi rivolgere un invito e una proposta. “L’invito è quello di ritrovare l’amore per la terra come “madre” – direbbe san Francesco – dalla quale siamo tratti e a cui siamo chiamati a tornare costantemente. E da qui viene anche la proposta: custodire la terra, facendo alleanza con essa, affinché possa continuare ad essere, come Dio la vuole, fonte di vita per l’intera famiglia umana. Questo va contro lo sfruttamento della terra, come se fosse una cosa senza rapporto con noi - non più la madre -, e poi lasciarla indebolire e abbandonarla perché non serve a niente.
È proprio la storia di questa alleanza che la vostra tradizione incarna quotidianamente: la storia di un’agricoltura sociale dal volto umano, fatta di relazioni solide e vitali tra l’uomo e la terra, Relazioni vitali: la terra ci dà il frutto ma anche la terra ha una qualità per noi: la terra custodisce la nostra salute, la terra è sorella e madre che cura e che sana.
Ancora una volta, come non concordare con il Papa, che parte dalla realtà per affermare verità che, se ascoltate soprattutto da chi ha il compito di diffonderle e spiegarle, possono far capire alla politica, alla cultura, alla classe dirigente che c’è bisogno di un nuovo percorso? Nuovo, con tante tappe e traguardi da raggiungere per vivere un domani migliore, qual’ è quello che parte dall’affermazione della centralità dell’agricoltura. Una centralità indispensabile per ridare forza al territorio, alle sue risorse ed ai suoi valori, in particolare alla bellezza e alla bontà, che un mondo di uomini vocati al dio denaro ci stanno togliendo dalla mente ancor prima che dalle mani.
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14 febbraio 2015 ore 10:03Condivido Signor Di Lena.
Mi permetto di aggiungere al commento da Lei riferito all'incontro di Papa Francesco con Coldiretti anche ai contenuti del Suo video-messaggio inviato a Milano in occasione dell'evento "LE IDEE DI EXPO 2015".
Questi due interventi di Papa Francesco, integrabili ed epocali, dovrebbero rappresentare le basi rifondanti etiche, culturali, politiche e pratiche verso la ripresa produttivistica quanti qualitativa del nostro Paese e nel mondo dell'agricoltura sostenibile - essenzialmente - aggregandoci e condividendo sul "come coltivare e custodire la terra".
Ne conseguirebbe - a mio avviso - il "dovere universale" agroambientale di praticarlo sia nelle coltivazioni che negli allevamenti mediante metodologie tradizionali e innovative, sostenibili in sicurezza alimentare per favorire - così operando -, l'esercizio verso il "diritto universale" al cibo.
Doveri - innanzitutto - del "coltivare e custodire la terra" e "diritto al cibo" che andrebbero, contestualmente, riscritti nella nostra Costituzione della Repubblica come auspicato dal nostro Ministro dell'Agricoltura.
Si potrebbe ripartire dalla "CARTA DI MILANO EXPO 2015" - da divulgare - tra i produttori e tecnici dell'agroalimentare e dei popoli consumatori del mondo.
"CARTA" che conosceremo il prossimo 28 aprile 2015.
(DG)
Giuaeppe Bertoni
14 febbraio 2015 ore 11:18Come non essere d'accordo con Papa Francesco? Fra l'altro sono della Università Cattolica! Ma il mio accordo si ferma qui, cioé ai principi che esprime (e di più non può fare); viceversa concordo solo in parte con i pronti interventi demagogici contro le multinazionali (del caffè o dei telefonini?) di cui poi ci avvaliamo perchè ci fanno comodo, ed a favore di un'agricoltura centrale (ma che agricoltura? quella di Slow Food per i ricchi o quella realmente sostenibile che si preoccupa di 7-8 miliardi di persone?). Vedremo che uscirà da EXPO e dalla Carta di Milano!