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Etichette commestibili per frutta e verdura: la soluzione del Politecnico di Milano

Etichette commestibili per frutta e verdura: la soluzione del Politecnico di Milano

Il progetto “Appeal” punta a rivoluzionare il packaging agroalimentare: bollini edibili, compostabili e sicuri per ridurre l’impatto ambientale e migliorare la tracciabilità

15 maggio 2026 | 09:00 | C. S.

L’etichetta applicata su frutta e verdura diventa commestibile e compostabile. È uno dei risultati del progetto “Appeal – Agrifood Protected by Printable Edible Authenticating Label”, coordinato dal Politecnico di Milano e finanziato dal Fondo Italiano per le Scienze Applicate del Ministero dell’Università e della Ricerca.

L’iniziativa coinvolge sette partner scientifici e industriali, tra cui il Consorzio Melinda, con l’obiettivo di sviluppare una nuova generazione di bollini alimentari capaci di ridurre l’impatto ambientale del packaging agroalimentare, migliorare la gestione dei rifiuti organici e garantire maggiore sicurezza e tracciabilità lungo la filiera.

Secondo il Politecnico, le nuove etichette rappresentano una risposta concreta alle principali sfide ambientali legate al settore agroalimentare: cambiamento climatico, aumento dei rifiuti e necessità di accelerare la transizione verso modelli produttivi circolari.

Uno dei problemi affrontati dal progetto riguarda infatti la contaminazione della frazione organica destinata al compostaggio. In base ai dati Ispra, la raccolta dell’umido in Italia è più che triplicata negli ultimi vent’anni, superando i 7,5 milioni di tonnellate. I tradizionali adesivi applicati su frutta e ortaggi, spesso composti da materiali non biodegradabili, finiscono frequentemente insieme ai rifiuti organici, complicando i processi di trattamento.

Il gruppo di ricerca del Dipartimento di Energia del Politecnico di Milano ha quindi sviluppato etichette ottenute da ingredienti vegetali e matrici a base di polisaccaridi e pectina, recuperata anche dai sottoprodotti della lavorazione delle mele.

“L’obiettivo era progettare un’etichetta non solo edibile e sicura, ma anche pronta a rispondere alle nuove esigenze normative e industriali”, spiega Andrea Macrelli, ricercatore del Dipartimento di Energia del Politecnico.

I primi test industriali condotti da Melinda hanno prodotto risultati definiti “particolarmente incoraggianti”, soprattutto in termini di adesione, resistenza e compatibilità con i processi logistici e distributivi.

Il progetto mette inoltre in evidenza un aspetto poco noto ma diffuso: l’ingestione accidentale delle etichette tradizionali. Secondo le stime riportate dai ricercatori, gli italiani ne ingerirebbero inconsapevolmente tra i 9 e i 22 milioni ogni anno.

La prospettiva, spiegano i promotori, è quella di arrivare a sistemi di etichettatura completamente integrati nel ciclo biologico dell’alimento, eliminando di fatto un piccolo ma significativo elemento di rifiuto dal consumo quotidiano.

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