Italia

Tanto carbone nell'anno appena trascorso ma qualcuno si è salvato. Ecco i nomi dei migliori e peggiori del 2014

Ricordare il peggio e il meglio che il mondo ha espresso l'anno passato, nella speranza che nel 2015 non si commettano gli stessi orrori. Un po' per riflettere, un po' per farsi una risata, senza alcuna offesa, solo un po' di satira

09 gennaio 2015 | Gelso Lo Scimmione, Igino Lo Scapigliato

Dura fare satira al giorno d'oggi. C'è chi ti prende perfino sul serio! A me, una scimmia. Oddio, ho più cervello di tanti altri bipedi appartenenti alla specie Homo Sapiens Sapiens (compreso il direttore di questa testata, ma non diteglielo!) ma non per questo merito tanta considerazione. Non appartengo neanche a una specie in via di estinzione. Mi sa che me ne torno nella giungla... è più ordinata

Gelso Lo Scimmione


Carlo Cracco: il prototipo del celebrity chef, capace di difendere l'indifendibile: “che qualcuno storca il naso per le patatine e dica che mi sono venduto ci sta. Ma in Francia il più grande chef di tutti i tempi, Paul Bocusse, firma pubblicità anche delle mutande e nessuno si sogna di criticarlo”. Per salvarsi ci si attacca davvero a tutto, anche alle mutande altrui

Maurizio Martina: no, caro Ministro. Così proprio non va. L'agricoltura non può permettersi un Ministro che faccia la bella statuina, al più l'ambasciatore italiano di Expo2015. Il 2014 si è chiuso con un bilancio tragico per le produzioni agricole nazionali, senza che si sia levato un fiato dal suo Ministero. Al più ha fatto il ventriloquo del sottosegretario all'economia Baretta, mentre il mondo agricolo era in allarme per un provvedimento sull'Imu per i terreni svantaggiati che grida ancora vendetta. Non pretendiamo che al Consiglio dei Ministri sbatta la scarpa sul tavolo, come fece Breznev, ma un pochino di vitalità sì.

Mauro Quadri e Bogdan Plewa: il burocratismo fatto persona. L'uno è funzionario del Ministero delle politiche agricole, nonché delegato italiano al Coi. L'altro è direttore generale, uscente, della DG Agri a Bruxelles. Nel caos del Consiglio oleicolo internazionale c'è molto del loro zampino. Plewa ha difeso strenuamente l'amico Barjol, anche di fronte all'evidenza di potenziale conflitto esplosivo all'interno del Coi. Quadri, forse solo per quieto vivere, ha lasciato che la barca andasse dove doveva andare, senza neanche provare a prendere il timone durante la Presidenza italiana dell'Ue. Chi comanda davvero in Italia e in Europa?

Filippo Ferrua: l'ex Presidente di Federalimentare ha fatto la sua scelta. L'olio d'oliva non merita alcuna considerazione e, nel padiglione dell'industria alimentare italiana a Expo2015, sarà relegato nei condimenti. Sentitamente il milione di olivicoltori ringraziano, invitando l'ex Presidente a consumare solo olio di canola geneticamente modificato.

Jean Luis Barjol: è il direttore esecutivo del Consiglio oleicolo internazionale per poco più di 300 giorni. Il mandato gli è stato rinnovato fino al 31 dicembre 2015, per meriti speciali evidentemente. Già, aver fatto diminuire il consumo di olio extra vergine di oliva nel mondo, nonostante le sue proprietà salutistiche. Beh, non solo questo naturalmente. E' riuscito a far spaccare il Coi sul suo nome, dopo non esser riuscito a bloccare i nuovi standard commerciali californiani. Quali mirabolanti imprese ci attendono in questo 2015?

Don Thompson: il suo nome è ignoto ai più ma controlla una delle più grandi industrie alimentari mondiali: McDonald's. Ha fatto mea culpa, di fronte agli azionisti, per aver perso tra i 15 e i 20 centesimi ad azione a causa dello scandalo sui cibi avariati consegnati in Cina. Sicuramente tali scuse sono più sincere di quelle presentate dalla multinazionale ai cinesi. Il cinismo dell'industria alimentare non ha limiti

Laura Benedetto: è il segretario generale della Camera di Commercio di Firenze. E' colei che avrebbe deciso la chiusura del Laboratorio chimico merceologico a discapito delle aziende vitivinicole e olivicole toscane, che infatti hanno eclatantemente protestato con un appello firmato da centinaia e centinaia di persone. Lettere di rammarico per la chiusura e di encomio per il lavoro svolto dal Laboratorio sono giunte da ogni angolo del globo. Altri ci hanno ricordato quali sono le eccellenze e il nostro futuro, quel futuro che noi stessi ci vogliamo negare.

 

In tanti mi chiedono il nome del mio hair stylist. Si vede che ho fatto colpo, nonostante non mi faccia vedere granchè. Preferisco scrutare il mondo, alla ricerca di buone azioni e buoni propositi. Gelso, col solito tatto, mi ha chiesto cosa ci può essere stato di buono in un anno di profonda crisi, economica e di valori, come il 2014. Semplicemente segni di rinascita e illuminanti esempi di chi non ci sta a seguire l'onda ma vuole cambiare, per davvero e senza tanti selfie.

Igino Lo Scapigliato


Matilde Poggi: delicata, grintosa, con la testa sulle spalle e le idee ben chiare. E' il prototipo dell'artigiano del cibo che tutti vorremmo. Se non sapessi che si offenderebbe, odia i replicanti, ci sarebbe da clonarla con lo stampino. Come Presidente della Fivi ha portato avanti una battaglia per l'identità trasparente in etichetta e ha vinto! Yes, we can. No, grazie, già fatto. Anzi, ben fatto.

Aldo Natalini: il pubblico ministero invisibile. Sarà mica la primula rossa? Si occupa di casi scottanti, come quello del Monte dei Paschi di Siena, nonché di indagini agroalimentari delicate, da Brunellopoli a Arbequino e Fuente. Non c'è una sua foto sul web, rifugge dalle interviste, ma fa il suo lavoro con scrupolo e coscienza, nell'interesse del pubblico e dei consumatori. E' una di quelle persone che ci piacerebbe che Renzi convocasse e ascoltasse, prima di depenalizzare reati gravi come la truffa in commercio e l'immissione in commercio di prodotti che possono nuocere alla salute pubblica. Anche grazie a lui l'Italia agroalimentare si è messa in carreggiata. Buon lavoro per il 2015!

Federico Castellucci: è andato in pensione dall'Organizzazione mondiale del vino dopo dieci anni di direzione. Un italiano che ha tenuto alto il nome dell'Italia, nonostante abbia guidato l'organizzazione internazionale con equilibrio, tenendo conto delle diverse sensibilità. Ha promosso il vino nel mondo attraverso campagne per il consumo moderato e consapevole. Un atteggiamento da buon padre di famiglia, che infatti ha lasciato i conti a posto: “a dicembre, l'Oiv aveva incassato ben il 99% delle quote degli Stati membri.” Complimenti e buon riposo

Angeli del fango: chi l'ha detto che i giovani d'oggi sono viziati e schizzinosi? Quando c'è stato da rimboccarsi le maniche, per le innumerevoli calamità che si sono abbattute sul nostro Paese, lo hanno fatto. Stivali e pala. Un panino e tanto lavoro, ma anche tanta allegria, che ha restituito un po' di fiducia a chi l'aveva persa. Forse una speranza per l'Italia c'è ancora.

Papa Francesco: è uno dei Papi che più divide il mondo cattolico. Troppo buono e buonista secondo alcuni. Troppo aggressivo e riformista secondo altri. Certo non gli manca la dote della chiarezza: “non possiamo tollerare più a lungo che i mercati finanziari governino le sorti dei popoli piuttosto che servirne i bisogni, o che pochi prosperino ricorrendo alla speculazione finanziaria mentre molti ne subiscono pesantemente le conseguenze. In particolare, la speculazione sui prezzi alimentari è uno scandalo che ha gravi conseguenze per l’accesso al cibo dei più poveri.” Ben detto, ma escludere la speculazione dal settore alimentare è impresa titanica anche per un Papa.

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