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I frantoi oleari devono contare di più in Italia e in Europa

I frantoi oleari devono contare di più in Italia e in Europa

Passaggio di consegne tra Elio Menta e Michele Librandi a capo della principale associazione di frantoi oleari italiani. Più di 300 soci che guardano a innovazione, mercato e futuro del settore dell’olivo e dell’olio in Italia

03 luglio 2025 | 15:00 | T N

Si sono celebrati tra il 26 e il 27 giugno il convegno e l’assemblea nazionale di FOA Italia, la principale associazione di frantoiani d’Italia, guardando al futuro della figura del frantoiano, dell’impresa frantoiana e del settore tutto.

Rinnovati anche i vertici dell’associazione, con il passaggio di consegne tra Elio Menta e l’agronomo Michele Librandi. Un passaggio di consegne molto vicino, tra Sicilia e Calabria.

Abbiamo voluto comprendere se il cambio di dirigenza implicherà anche una modifica delle strategie di FOA Italia e un diverso approccio ai problemi del settore.

Iniziamo però dal past president di FOA Italia, Elio Menta.

-        Presidente Menta, quale è il suo più grande orgoglio e quale il suo più grande rimpianto in questi tre anni di presidenza?

Non uno solo, né per l’orgoglio né per il rimpianto. In tre anni il numero di soci è raddoppiato e ormai rappresentiamo il 20% dell’olio prodotto in Italia, un grande traguardo. Sono anche soddisfatto che siamo riusciti a essere costantemente presenti sul PNRR, orientando decisioni e bandi a livello regionale e nazionale. Speravo di poter dare un contributo maggiore a livello di Piano Olivicolo Nazionale ma sarà ora Michele a imprimere ancor di più la linea di FOA, facendoci ascoltare. Mi dispiace inoltre non aver risolto alcuni temi riguardanti la fiscalità dell’oleoturismo a partire dal regime IVA (ndr 22% come enoturismo, 4% come olio di oliva o 10% come servizi turistici).

Eletto all’unanimità nuovo presidente di FOA Italia, l’agronomo Michele Librandi, anche accademico dell’Accademia Nazionale dell’Olivo e dell’Olio, è il titolare di uno dei frantoi più importanti della Calabria e capostipite della qualità nella regione. Non è alla prima esperienza “politica”, essendo la sua seconda consiliatura in FOA, ma stavolta con nuove responsabilità.

-        Presidente Librandi, cosa augura di portare a FOA Italia?

Prima di tutto mi auguro di fare un buon lavoro, come ha fatto Elio in questi tre anni. Sicuramente ho molta voglia di fare, dinamicità e portare avanti il progetto che ci siamo dati per i prossimi tre anni.

-        Quali sono le linee programmatiche principali?

In continuità con la precedente consiliatura sicuramente prestare la massima attenzione al PNRR, con tutte le sue criticità e le lentezze burocratiche che rischiano di minare gli sforzi dei frantoiani. Poi vorremmo costruire con le Regioni dei modelli di investimenti utili per finanziare l’innovazione, l’utilizzo dei sottoprodotti, per quanti non hanno potuto usufruire dei bandi del PNRR. Quindi certamente va messo mano all’intero impianto organico legislativo proprio sui sottoprodotti oleari, la 574 è ormai obsoleta e non più al passo con i tempi. I sottoprodotti sono una risorsa, anche economica, che dobbiamo essere in grado di gestire e sfruttare meglio. Visto che le decisioni, però, non vengono prese solo in Italia ma anche, e forse soprattutto a Bruxelles, occorre un coordinamento con i frantoiani delle altre nazioni, per far sentire la nostra voce più forte. Forse è questa la sfida principale: l’internazionalizzazione di FOA Italia.

-        L’esordio alla presidenza coincide con un calo dei consumi di extravergine italiano e molte difficoltà, proprio per i frantoiani, a entrare o rimanere nella GDO

Sappiamo delle difficoltà e certamente la Grande Distribuzione deve diventare un interlocutore importante della categoria. Dobbiamo essere in grado di far capire, ai buyer ma anche ai consumatori, il valore aggiunto di un olio prodotto da un frantoiano piuttosto che frutto di miscele. Ognuno ha il suo spazio a scaffale ma la qualità è diversa. Poi non dobbiamo pensare alla GDO come unico interlocutore, gli spazi e i canali commerciali sono molteplici. Dobbiamo essere bravi a cogliere ogni opportunità. Dialogo con tutti ma subalternità con nessuno.

-        Ma il frantoiano, per definizione, prende colpi a destra dagli olivicoltori e a sinistra dagli imbottigliatori. Il perfetto capro espiatorio

C’è un problema di immagine e percezione, lo ammetto. Il frantoio è al centro della filiera ma questa centralità non gli è riconosciuta. Dobbiamo essere più bravi a cogliere le opportunità comunicative che si possono aprire, per esempio durante la campagna olearia, per comunicare di più e meglio. Tutto questo oltre a far pesare di più la voce dei frantoiani ai tavoli istituzionali.

-        Volete ficcare il naso anche nelle questioni olivicole?

Già ficchiamo il naso nelle questioni olivicole, tutti i giorni, rapportandoci con gli olivicoltori. Però, come ho avuto modo di ribadire al Tavolo olivicolo del 26 giugno sono rattristato dal vedere che non è stata creata una sottocommissione dedicata alla trasformazione, vista la sua centralità. Spero di poter interloquire sempre più costruttivamente con il sottosegretario La Pietra e con tutti i vertici politici per far comprendere che non si costruisce senza tenere conto del parere dei frantoiani. Far ascoltare la nostra voce sarà la mia prima missione.

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