Italia

Il Premio Masi compie trent'anni

Le parole d'ordine sono: solidarietà, divulgazione vitivinicola e territorialità. don Mazzuccato, Jacques Ohron, Giuseppe Battiston, Arrigo Cipriani e Massimo Marchiori i premiati del 2011

01 ottobre 2011 | Monica Sommacampagna

Il Premio Masi ha celebrato sabato 24 settembre scorso il traguardo dei trent’anni e lo ha fatto con lo spirito pioneristico che l’ha sempre contraddistinto: guardando avanti, riconoscendo anche il talento dei giovani. Caratteristica fondante dell’iniziativa, che dal 1981 ha visto riconosciute personalità come Giulio Nascimbeni, Uto Ughi, Anna Procleme, Marco Paolini, Ermanno Olmi, Mario Rigoni Stern, Milo Manara (per dirne solo alcuni), la firma sulla botte di Amarone e il dono del passito rosso veronese di casa Masi, nel tempo divenuto testimone che vino e storia possono brindare insieme. “Se il territorio e la sua cultura accreditano il vino e i suoi produttori, l’Amarone ne costituisce l’ideale sigillo, un simbolo e un emblema per il Veneto che si distingue nel mondo” ha detto Sandro Boscaini, presidente di Masi agricola, unendosi a Isabella Bossi Fedrigotti, presidente della Fondazione Masi, fautrice del Premio, in occasione dell’incontro ufficiale con il pubblico al teatro Filarmonico di Verona condotto da Antonello Piroso.

 

Il Premio Internazionale Masi Grosso d’Oro Veneziano, riservato a personalità che hanno contribuito a diffondere un messaggio di solidarietà, è stato assegnato a don Luigi Mazzuccato, fondatore di “Medici con l’Africa CUAMM”. Sessant’anni di impegno e dedizione che hanno generato 214 strutture sanitarie in 40 Paesi diversi, oltre 1.300 medici e 250 tra infermieri e tecnici partiti per l’Africa. Negli occhi lucidi e aperti al mondo di don Luigi Mazzuccato, nella voce commossa, il ringraziamento al Premio anche per i contributi offerti all’organizzazione. “Il vero problema è reperire fondi per problemi che non fanno notizia, come la gestione di un reparto di pediatria o per le donne che muoiono di parto nella savana”.

Il Premio Internazionale Masi per la Civiltà del Vino è stato invece attribuito al sommelier e giornalista franco-canadese Jacques Ohron, strenuo difensore delle peculiarità dei vini italiani in Canada. “In Quebec ho assistito alla rinascita della viticoltura italiana, oggi un vino su quattro viene dal vostro Paese”.

Tre i personaggi riconosciuti per l’impegno a favore della Civiltà Veneta: l’attore Giuseppe Battiston, Arrigo Cipriani, animatore dello storico Harry’s Bar e il giovane matematico Massimo Marchiori, inventore dell’algoritmo alla base del motore di ricerca Google e oggi attivo negli studi del Web 3.0.

Commozione e una vena genuinamente umoristica nel raccontarsi per Giuseppe Battiston, simpatico investigatore nel film “Pane e tulipani” di Silvio Soldini e con al suo attivo film con Carlo Mazzacurati e Giuseppe Albanese. “Per le mie interpretazioni pesco dall’umanità delle persone e dal mio bagaglio di ricordi. È un “furto” che perpetuo da anni”.

Modestia, compostezza e verve veneta per Arrigo Cipriani, che oggi gestisce con la sua famiglia un impero dell’ospitalità in cinque continenti con ristoranti, resort, alberghi, oltre mille dipendenti e un fatturato che negli Stati Uniti supera i 150 milioni di euro. “Volevo fare l’automobilista, ho tentato di fare l’avvocato ma poi mi sono trovato prigioniero di un mondo straordinario. La mia ricetta? La semplicità”.

Semplicità, appunto, coniugata a entusiasmo e a grande finezza intellettuale per Massimo Marchiori, che ha stupito il mondo per aver rinunciato a oltre 10.000 dollari al mese di stipendio al MIT per tornare all’Università di Padova come professore associato a 2.000 euro al mese: “Le reti - sul web come nel nostro cervello – rappresentano il nostro futuro e sono ovunque. Proprio le reti ci permetteranno di conoscere a fondo i comportamenti umani”. Della sua scelta coraggiosa ha affermato: “In Italia posso fare ricerca come negli Stati Uniti grazie al web ma posso anche insegnare, trasmettere entusiasmo…Basta una connessione a Internet e le idee buone non mancano, non occorre essere figli di papà per averne”.

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