Gastronomia

Benedetto Cavalieri, sua maestà il re della pasta, si confessa

Non esiste una pasta artigianale. Quelle di qualità? Adottano un sistema tradizionale, con macchine che non alterano, ma valorizzano una buona materia prima. Tra grandi marche e piccole aziende? Non esiste conflittualità

30 aprile 2011 | Luigi Caricato

Benedetto Cavalieri lo conosco da molti anni. E’ un salentino anche lui, come lo sono io. Solo che lui è lì, a Maglie, e senza alcuna incertezza ama stare nella sua terra ed essere orgoglioso di portare vanti una tradizione familiare che risale al 1918

La sua pasta è così nota e apprezzata che il regista Ferzan Ozpetek cita le “Ruote pazze” nel film “Mine vaganti”.

Il punto di forza della pasta Cavalieri il mertodo di lavorazione denominato “delicato”, che consiste in una prolungata impastatura e pressatura, oltre che in una lenta trafilatura ed essicazione a bassa temperatura.

 

INTERVISTA A BENEDETTO CAVALIERI

 

Carissimo “re della pasta” Benedetto Cavalieri, nonostante la grande crisi economica che ci mette sta mettendo inesorabilmente in ginocchio, come va?

Resto un maledetto ottimista. Il cibo italiano in tutto il mondo procede al massimo. La cucina italiana, quella fatta con materie prime italiane, è quanto di più meraviglioso possa esserci.

 

La crisi quindi non tocca l’agroalimentare italiano?

Occorre tenere conto che ci sono situazioni difficili da dover fronteggiare, questo sì. Sono tempi in cui tutti siamo chiamati a investire in attesa di tempi migliori. Sono d’altra parte delle sinusoidi le economie. La storia insegna.

 

Non sta diventando più un bell’abito da indossare piuttosto che un’identità forte e sostanziale la cucina italiana nel mondo?

Io trovo imprenditori che puntano sempre più alla qualità, a ciò che è sano ma anche buono. Oggi trovi la cucina italiana ovunque, perché fa trendy; e ciò vale per New York come per Tokio. Credo che al di là della moda del mangiare italiano ci sia dell’altro, almeno da parte nostra, come imprenditori, ce la mettiamo tutta, pur di lasciare qualcosa di solido che non si fermi alla pura immagine.

 

E’ più la pizza o la pasta?

In verità più che la pizza è la pasta il nostro biglietto da visita. Penso sia da considerare ormai un fatto sostanziale.

 

Timori per le imitazioni che affliggono il made in Italy?

E’ una preoccupazione reale. Ci sono in giro diversi prodotti fuovianti, ma vedo che chi ha un palato fine non si lascia ingannare; e poi, va anche detto che i negozi dovrebbero essere i garanti della qualità. Ecco, io penso che occorra pensare al negoziante come a un garante della qualità, e lavorare in questa direzione, contribuendo alla formazione degli operatori, e non lasciarli mai soli.

 

E in Italia?

Tanti laboratori fatti per insegnare a capire la pasta al di là del fatto di mangiarla.

 

E dove si sono svolti tali laboratori?

Il 90 per cento al centro nord, dove c’è più attenzione.

 

Qual è il punto di forza di una buona pasta?

La materia prima, che si può esaltare o rovinare. La pasta deve essere pastosa, ma nello stesso tempo tenace, senza essere però una pasta cruda. La pasta deve assorbire il condimento, deve avere corpo, tesssuto, tenacità al palato.

 

La si può definire artigianale?

Il sistema è quello tradizionale. Artigianale francamente no, altrimenti si chiude dopo una settimana. Abbiamo delle macchine impastatrici che modifichiamo secondo le nostre esigenze particolari, in modo da non stressare la materia prima. Abbiamo per esempio una pressa che fa 400 Kg/ora, per ridurre tale capacità lavorativa a 270-280 Kg/ora, perché in tal modo si da’ una torchiatura e una trafilatura molto soft. L’essiccamento veloce da’ molti vantaggi.

 

Esiste un rapporto conflittuale tra le grandi marche e le piccole e medie?

Conflittualità no. Sono due segmenti di mercato talmente lontani che non c’è una conflittualità.

 

Quindi un colosso come Barilla non infastidisce le piccole e medie aziende…

Avessimo tanti imprenditori come Barilla!

 

Esistono aziende poco virtuose in Italia?

Quelle esistono sempre. Vi sono aziende che lavorano seriamente e altre che fingono di produrre qualcosa di artigianale, ma si tratta di un finto artigianale. Escono con prezzi folli e una bella veste, ma poi dopo un poco spariscono. Certo, in qualche modo condizionano il mercato.

 

Per chiudere, un consiglio a tutti gli amanti della pasta…

Una buona pasta, di alta qualità, tiene bene la cottura, sia all’interno che all’esterno. Purtroppo molti per paura la tirano via prima, sbagliando. Ecco, posso dire che una buona pasta non può essere paragonata a una qualsiasi pasta.

 

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