Economia
Il Made in Italy agroalimentare vale 73 miliardi di export, ma non valorizza i canali digitali
L'81% dei consumatori cerca online anche i prodotti stranieri nella propria lingua madre, ma solo il 27% dei siti analizzati si posiziona con contenuti multilingua
29 settembre 2026 | 12:00 | C. S.
L’agroalimentare si conferma uno dei comparti più dinamici dell’export italiano e, secondo i dati ISMEA, ha raggiunto un valore di 73 miliardi di euro. registrando una crescita del 5% nel 2025. Un risultato straordinario che sottolinea la grande forza della domanda estera per i nostri prodotti e per la cultura gastronomica italiana.
Quando si passa all’enogastronomia online, però, il quadro cambia radicalmente con solo il 20% delle vendite B2C del settore destinato ai mercati esteri. Anche nel mercato B2B quando si tratta di trovare nuovi contatti e compratori le aziende si basano ancora soprattutto su canali tradizionali come le fiere di settore. Questo sia per la mancanza di infrastrutture digitali adeguate, sia per la difficoltà di intercettare l’ampia domanda oltreconfine.
A confermarlo sono i dati emersi dall’analisi di ExportReady, piattaforma sviluppata dalla startup Tuduu per aiutare le aziende Food & Beverage italiane a sviluppare la propria presenza digitale sui mercati internazionali. Analizzando il settore, emerge infatti che circa il 12% dei produttori agroalimentari esporta senza avere alcuna vetrina digitale. Chi invece possiede un e-commerce, nel 95% dei casi ha solo l’italiano come lingua posizionata online.
Le lingue come strumento di posizionamento
Essere presenti online in più lingue non significa semplicemente tradurre un sito: dotare la propria vetrina di uno strumento che traduca in simultanea è utile solo per chi è già atterrato sul portale. La vera sfida consiste nel farsi trovare da nuovi potenziali clienti stranieri che stanno cercando quella tipologia di prodotto tramite motori di ricerca, o chiedendo un suggerimento agli agenti AI. In entrambi i casi, un’indagine dell’Unione Europea indica che l’81% degli utenti preferisce navigare e cercare online nella propria lingua madre anche se cerca prodotti stranieri.
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