Economia
Nel triennio 2023-2025 quasi 1,9 miliardi di euro per il settore olio di oliva
Lo Stato italiano ha investito 732 milioni di euro mentre l'Unione europea ha stanziato 1,12 miliardi per l'olivicoltura nazionale. Dall'11 luglio è in onda sulle reti televisive e radiofoniche della Rai uno spot istituzionale sulla promozione dell'olio di oliva nazionale
15 luglio 2026 | 11:30 | T N
L'Italia dell'olio d'oliva continua a macinare numeri da record. Il comparto vale 2,3 miliardi di euro di ricavi, si estende su oltre un milione di ettari coltivati e coinvolge 619mila imprese olivicole, per un valore della produzione che nel 2025 supera quota 2,3 miliardi. Numeri che collocano il nostro Paese sul podio mondiale: primi al mondo per consumo, secondi per valore delle esportazioni e terzi per produzione.
Ma il settore non vive solo di eredità e tradizione. Negli ultimi tre anni è stato sostenuto da un imponente piano di investimenti pubblici che ha messo sul piatto quasi 1,9 miliardi di euro (per l'esattezza 1.858 milioni). Una cifra che si divide tra risorse provenienti dall'Unione Europea e fondi direttamente stanziati dal governo italiano, con obiettivi che vanno dall'ammodernamento degli impianti alla lotta alla Xylella, passando per la promozione della qualità.
Le risorse europee: Pnrr, Pnc, Pac e fondi agricoli
La maggiore fetta degli investimenti arriva dai fondi europei, gestiti in larga parte attraverso il Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr) e i programmi della Politica agricola comune (Pac). Nel dettaglio:
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Pnrr: 360 milioni di euro, destinati all'ammodernamento del settore con interventi su frantoi, meccanizzazione e contratti di filiera.
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Pnc (Piano nazionale complementare): 143 milioni, che si aggiungono al Pnrr per completare il quadro degli investimenti.
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Intervento settoriale olivicolo: 102 milioni, previsti dalla Pac per sostenere la competitività delle aziende.
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Sostegno accoppiato al reddito: 39 milioni, un aiuto europeo legato alla produzione.
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Ecoschema 3: 465 milioni, la misura "verde" della Pac che premia le aziende agricole per pratiche sostenibili.
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Filiere biologiche: 15 milioni, per incentivare la produzione bio.
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Consorzi DOP/IGP: 2 milioni, a sostegno delle denominazioni di qualità.
Totale risorse europee: 1.126 milioni di euro (circa il 60,6% del totale).
Gli stanziamenti del governo italiano: ColtivaItalia, Xylella e distretti del cibo
Accanto ai fondi comunitari, il governo italiano ha attivato linee di finanziamento direttamente dal bilancio nazionale, con interventi mirati a problemi specifici e a uno sviluppo strategico di lungo periodo:
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ColtivaItalia: 300 milioni di euro, in fase di approvazione alla Camera, per dare attuazione al Piano Olivicolo Nazionale. È il principale investimento italiano per il futuro del comparto.
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Xylella (Piano conversione Puglia, contratti di filiera, Xylella fastidiosa): 404 milioni di euro, la più ingente voce nazionale, destinata in gran parte alla riconversione degli oliveti colpiti dal batterio in Puglia e alla messa in sicurezza delle aree infette.
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Distretti del Cibo: 22 milioni, per rafforzare le filiere territoriali e le aggregazioni locali.
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Fondo Filiere: 6 milioni, a integrazione delle politiche di filiera.
Totale stanziamenti governativi: 732 milioni di euro (circa il 39,4% del totale).
La promozione parte dalle radio Rai: "Leggi l'etichetta, scegli la qualità"
Non solo numeri e finanziamenti. Dall'11 luglio è in onda sulle reti televisive e radiofoniche della Rai uno spot istituzionale che punta a sensibilizzare gli italiani – primi consumatori mondiali di olio – sull'importanza di leggere l'etichetta e verificare l'origine del prodotto. Una campagna che invita a preferire oli di qualità, valorizzando il made in Italy e tutelando i consumatori dalla confusione tra prodotto nazionale e importato.
Tra investimenti europei, impegno nazionale e comunicazione, il settore olivicolo-oleario italiano guarda al futuro con la consapevolezza che il suo valore non è solo economico, ma anche culturale e identitario.
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