Economia
L'Europa perde 145 milioni di export sull'olio di oliva solo a gennaio 2026
A pesare è soprattutto la riduzione del prezzo medio del prodotto, sceso del 20% su base annua. Il settore si conferma così esposto alla volatilità del mercato, influenzato da raccolti irregolari, tensioni sul lato dell’offerta e un contesto internazionale meno dinamico
17 aprile 2026 | 10:00 | C. S.
Il commercio agroalimentare dell’Unione Europea ha aperto il 2026 con un andamento in calo sia sul fronte delle esportazioni sia su quello delle importazioni. È quanto emerge dal rapporto Monitoring EU Agri-Food Trade Developments in January 2026, elaborato dalla Direzione generale Agricoltura e sviluppo rurale della Commissione europea sulla base dei dati Eurostat COMEXT.
Secondo il documento, a gennaio 2026 le esportazioni agroalimentari dell’UE si sono attestate a 17,549 miliardi di euro, segnando una flessione dell’8% rispetto allo stesso mese del 2025. Le importazioni, invece, sono scese a 14,387 miliardi di euro, con un calo ancora più marcato pari all’11% su base annua. Il quadro complessivo indica un avvio d’anno caratterizzato da una domanda internazionale più debole e da una pressione al ribasso sui prezzi in diverse categorie chiave del settore.
Tra i comparti più colpiti spicca quello dell’olio d’oliva. Le esportazioni di olive e olio hanno registrato una contrazione del 28% rispetto all’anno precedente, pari a una perdita di circa 145 milioni di euro. A pesare è soprattutto la riduzione del prezzo medio del prodotto, sceso del 20% su base annua. Il settore si conferma così particolarmente esposto alla volatilità del mercato, influenzato da raccolti irregolari, tensioni sul lato dell’offerta e un contesto internazionale meno dinamico.
Le difficoltà si riflettono anche sui principali mercati di destinazione dei prodotti europei. Gli Stati Uniti, secondo partner commerciale dell’UE, hanno ridotto gli acquisti del 25%, con cali significativi soprattutto per olio d’oliva, bevande alcoliche e prodotti a base di cacao. Anche il Regno Unito ha segnato una flessione, pari al 7%, mentre Giappone, Russia e Marocco hanno evidenziato riduzioni a doppia cifra. In generale, la contrazione interessa numerose categorie ad alto valore aggiunto, tra cui vino, prodotti ortofrutticoli trasformati, carni e derivati del cacao.
Il quadro delineato dal rapporto evidenzia dunque un avvio d’anno in chiaroscuro per il commercio agroalimentare europeo, condizionato da una domanda globale meno vivace e da un generale ridimensionamento dei prezzi in diversi comparti strategici.
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