Economia

L'agroalimentare vale il 20% del Prodotto Interno Lordo italiano

L'agroalimentare vale il 20% del Prodotto Interno Lordo italiano

Il food genera un valore aggiunto che vale 2,5 volte la moda Made in Italy e oltre 5 volte l’industria chimica. Oltre 8 aziende su 10 sono micro-imprese, responsabili del 9,9% del valore aggiunto complessivo

10 giugno 2025 | 16:00 | C. S.

L’agroalimentare si conferma prima filiera produttiva per contributo al pil nazionale con il 19,8% considerando le attività a monte, come ad esempio la produzione di macchinari o la fornitura di energia, e a valle, come packaging o imballaggio. Lo sentenziano i dati elaborati da Teha-The European house Ambrosetti in occasione della 9a edizione del forum Food&Beverage di Bormio: secondo il report, la filiera agroalimentare, composta dal comparto agricolo, dall’industria alimentare e delle bevande e dall’intermediazione, distribuzione e ristorazione, ha superato 707 miliardi di Euro di fatturato complessivo, in crescita del 34% rispetto al 2015 impiegando 5,8 milioni di lavoratori.

Nel 2023 il settore ha generato 74 miliardi di Euro di valore aggiunto diretto, risultato che vale 2,5 volte la moda Made in Italy e oltre 5 volte l’industria chimica. L’Italia è anche il terzo tra i maggiori Paesi UE per valore aggiunto dell’agroalimentare, con un’incidenza del 3,9% sul pil: il comparto, però, secondo il report, sconta un tessuto fatto da tantissime microimprese. Oltre 8 aziende su 10, infatti, sono micro-imprese, responsabili di appena il 9,9% del valore aggiunto complessivo del comparto food&beverage. 

Si distinguono per la produttività le grandi imprese, che rappresentano, però, solo lo 0,3% dell’intero comparto: hanno una produttività di 105.200 Euro per addetto, un valore superiore di 1 volta e mezza (1,4) alla media UE-27 e ancora migliore rispetto a Spagna (1,6 volte), Germania (1,5) e Francia (1,2). 

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