Economia
Prezzi dell'olio extra vergine di oliva in lieve calo da gennaio 2024
A marzo i prezzi all’origine nel Mediterraneo sono ancora il doppio rispetto a febbraio 2022, e in alcuni casi, il triplo rispetto al 2020. L’Italia ha mantenuto il primato di maggior consumatore di olio d’oliva
19 marzo 2024 | C. S.
Sono finalmente in calo i prezzi dell'olio d'oliva all'origine in Italia, Spagna e nel Mediterraneo: una riduzione mediamente di 1-2 punti percentuali rispetto a gennaio 2024, che interrompe un ciclo di aumenti pressoché ininterrotti durato quasi due anni, seppur ancora lontani dai valori del 2020. È ancora presto per stabilire se i prezzi continueranno a scendere a marzo e nei mesi a seguire ma, dopo un periodo caratterizzato da forte volatilità causata da limitate scorte europee e da una domanda globale costante, si attende un ritorno alla normalità. È quanto emerge dall’Osservatorio mensile di Certified Origins, uno dei principali produttori e distributori a marchio privato di olio d'oliva extravergine certificato (IGP e DOP), oli mono-origine e blend tracciabili.
Questa inversione di tendenza è stata favorita dalle abbondanti precipitazioni che negli ultimi mesi hanno interessato la penisola iberica, portando cauto ottimismo per il prossimo raccolto (2024-2025) nell’area che produce quasi la metà della produzione mondiale e dove i prezzi stanno calando più rapidamente.
In Italia il rallentamento della corsa dei prezzi dell’EVO nei primi mesi del 2024 non ha ancora trovato riscontro sui prezzi a scaffale. Si registra quindi una contrazione dei consumi, anche se in minor misura rispetto ad altri paesi europei. Nonostante ciò, l’Italia mantiene il primato tra i paesi consumatori di olio d’oliva con 410.000 tonnellate annue nel 2023, al contrario della Spagna che con 300.000 tonnellate perde il secondo posto in favore degli Stati Uniti (375.000 tonnellate)
La situazione nel Mediterraneo nei primi due mesi dell’anno: a febbraio 2024 i prezzi all’origine si sono attestati su medie oltre il 65% rispetto al 2023. In Italia, si sono toccate punte di €9,60/kg per gli oli “convenzionali” e picchi ancora superiori per gli oli biologici e di origine certificata, mentre in Grecia a causa di una campagna di raccolta particolarmente sotto le attese, si è registrato un aumento più marcato, con un’impennata oltre l’80% (quasi €9,00/kg all’origine). La Tunisia ha visto un incremento di circa il 65%, con prezzi in media sopra gli 8.00 Eu/kg mentre in Spagna c’è stato un aumento quasi del 70%, con prezzi medi intorno agli 8.80/kg per gli oli convenzionali: nel Paese, leader globale nella produzione di olio d’oliva, rimane la preoccupazione per le scorte, erose ancor di più dalle esportazioni di gennaio 2024 che hanno raggiunto 69.490 tonnellate (+24% vs. 55.820 tonnellate nel gennaio 2023).
I rincari del prezzo all’origine negli ultimi due anni hanno contribuito alla contrazione dei consumi di olio di oliva nei paesi del bacino mediterraneo, dove culturalmente l’EVO è molto presente e c'è una diffusa aspettativa di prezzi bassi da parte dei supermercati e famiglie.
Un segnale positivo per il settore arriva invece dai paesi extra UE, in cui l’olio d’oliva non fa parte della tradizione culinaria, dove risulta che nel 2023 l’aumento dei prezzi per questo prodotto abbia influenzato solo in modo marginale le abitudini dei consumatori, lasciando le vendite mediamente stabili, specialmente per l’EVO. In questi paesi, infatti, chi sceglie l’olio d’oliva alle numerose alternative disponibili, tra cui grassi animali e vegetali, è spinto da ragioni di “gusto” e dai benefici sulla salute.
“La grande attenzione mediatica, dell’opinione pubblica e dei mercati negli ultimi mesi dimostra come l’Extra Vergine d’Oliva sia un ingrediente in grado di suscitare dibattito e passione anche oltre oceano – commenta Giovanni Quaratesi, Head of Corporate Global Affairs di Certified Origins – Il caro prezzi, benché abbia causato una contrazione temporanea dei consumi in Europa, potrebbe creare le condizioni per un rilancio della produzione di alta qualità in Italia e una presa di coscienza del settore. La valutazione dell'olio extravergine, combinata con la domanda da parte dei mercati globali potrebbero motivare agricoltori e cooperative Italiane a riqualificare uliveti abbandonati, creare nuovi impianti e investire in varietà autoctone. Il nostro obiettivo come azienda del settore – conclude Quaratesi - è di continuare a promuovere Oli Extra Vergine di Oliva e alimenti tracciabili, con origine certificata, da filiere trasparenti, in particolare nei mercati esteri come quello nordamericano che ha il potenziale per raddoppiare il consumo di olio extravergine nel prossimo decennio, diventando un catalizzatore per la crescita di paesi produttori tradizionali come l’Italia e per nuovi attori come California, Argentina, Cile e Sud Africa”.
Potrebbero interessarti
Economia
Luce in fondo al tunnel per il vino italiano negli USA
Secondo l’analisi di Unione italiana vini, il buon risultato di luglio alleggerisce il gap cumulato nei primi 7 mesi di quest’anno, portandosi a -11% (era -14% a giugno) e una previsione di assestarsi attorno al -9,5% ad agosto
18 settembre 2026 | 11:35
Economia
Olio extravergine d'oliva, il commercio intra-Ue rallenta ma resta sopra la media quinquennale
Nei primi otto mesi della campagna 2025/26 gli scambi di extravergine tra i Paesi dell’Unione scendono del 6,8% rispetto allo stesso periodo della campagna precedente. Francia, Germania e Portogallo sono i principali mercati dopo Italia e Spagna. L’Italia riduce i propri acquisti intra-Ue
16 settembre 2026 | 11:00 | Alberto Grimelli
Economia
Prezzi dell’olio di oliva al 15 settembre: l’extravergine nazionale stabilmente sotto i 5 euro/kg
Scende a poco più di 10 centesimi il differenziale di prezzo tra olio extravergine e vergine di oliva in Spagna, col lampante poco distante. In Puglia e Calabria la soglia dei 5 euro/kg appare un miraggio, anche per i contratti di olio novello, che rischiano di segnare il mercato
15 settembre 2026 | 16:15
Economia
Nel primo semestre 2026 in rialzo le esportazioni italiane di ortofrutta
Per la frutta fresca, principale voce del nostro export, i volumi si sono ridotti dello 0,8%, mentre il valore esportato è cresciuto del 3,1% rispetto ai primi sei mesi del 2025. Molto vivace è stato il settore della frutta secca
15 settembre 2026 | 10:00
Economia
Export del vino italiano, semestre in rosso: -6,2% a 3,6 miliardi di euro
Il vino italiano continua a risentire della frenata della domanda internazionale. Nei primi sei mesi dell’anno le esportazioni calano del 6,2% in valore e del 4% nei volumi, mentre il prezzo medio all’export scende del 2,3%. Tengono gli spumanti, mentre soffrono ancora i vini fermi imbottigliati
12 settembre 2026 | 12:00
Economia
Grana Padano, vendite in Italia in forte crescita: a luglio +11,9%
Il Grana Padano accelera sul mercato italiano. La quota, insieme al Trentingrana, arriva al 48,6%. Nei primi sette mesi dell’anno l’incremento sale al 14,5%, mentre arretrano Parmigiano Reggiano e formaggi similari. Il Sud Italia si conferma l’area più dinamica
12 settembre 2026 | 10:00