Economia

Il mercato e l’export del biologico italiano: dati in chiaroscuro

Il mercato e l’export del biologico italiano: dati in chiaroscuro

Cresce l'export ma il mercato italiano frena. Le azioni più efficaci a supporto dello sviluppo del Bio nei prossimi anni dovranno mirare a stimolare la domanda e la fiducia dei consumatori

27 luglio 2023 | T N

Nel 2022 le vendite di prodotti agroalimentari italiani bio sui mercati internazionali hanno raggiunto i 3,4 miliardi di euro, con un incremento del 16% rispetto al 2021, secondo i dati Nomisma. Il riconoscimento all’estero del bio Made in Italy è testimoniato anche dalla crescita di lungo periodo, con un valore quasi triplicato se paragonato al 2012.

L'export di biologico italiano nel mondo

Ben l’81% delle esportazioni riguarda il food, che ha visto un incremento del +16% rispetto all’anno precedente. Assai rilevante anche il ruolo del vino che pesa per il restante 19% dell’export bio, ossia una quota ben maggiore di quanto avviene con l’export agroalimentare in generale, dove l’incidenza del wine sul totale delle esportazioni si ferma al 13%.

Grazie alle indagini periodiche raccolte da Nomisma per la piattaforma ITA.BIO è stato possibile registrare le opinioni di un campione costituito da oltre 7.000 consumatori dei principali mercati target per il bio, ovvero Stati Uniti, Cina, Canada, Emirati Arabi, Scandinavia, Giappone e Messico. In tutti, emergono rilevanti opportunità di crescita poiché l’Italia, nel percepito del consumatore, è un Paese top quality nel food & wine. 

Con queste premesse, per accrescere diffusione, consapevolezza e interesse verso il biologico, è indispensabile che il consumatore internazionale venga informato di più e meglio riguardo le caratteristiche e le garanzie che il bio offre: circa 7 user bio su 10 nei mercati analizzati dichiara, infatti, di non aver informazioni sufficienti e dettagliate sulle caratteristiche e i valori degli alimenti biologici. 

Un’altra leva efficace per avvicinare il bio Made in Italy al consumatore straniero è la possibilità di conoscere i prodotti tramite assaggi o materiali nella grande distribuzione o presso i ristoranti, soprattutto in Messico, Cina e Giappone.

Dal punto di vista delle aziende italiane, invece, le azioni più efficaci a supporto dello sviluppo del Bio nei prossimi anni dovranno mirare a stimolare la domanda e la fiducia dei consumatori, chiarire il contributo dell’agricoltura biologica alla sostenibilità e sostenere l’offerta e quindi la conversione e la produzione.

Le vendite di biologico in Italia

Nel 2022 gli acquisti bio nella Distribuzione Moderna, il canale con il 58% del totale delle vendite del settore in Italia, avevano raggiunto i 2,3 miliardi di euro, spinti da un incremento del +1,6% a valore rispetto al 2021.

Il punto è però che il totale del paniere agroalimentare ha messo a segno un allungo ben più consistente. Il bio quindi è aumentato, ma a ritmi più lenti del comparto di riferimento. Certo, a suo favore gioca il fatto che la sua crescita poggia su fondamentali solidi: se si considerano i dati a volume, il settore è stato infatti protagonista di un’accelerazione del +1,5% a fronte di un andamento del complessivo carrello alimentare fermo al +0,4%.

La comunicazione ovviamente non è l’unico aspetto sul quale agire per migliorare il posizionamento dei prodotti biologici sul mercato italiano. All’orizzonte si delineano almeno altre due sfide. La prima riguarda il fuori casa, che potrebbe rivelarsi una valida “testa di ponte” per l’accreditamento di questi prodotti. I dati di partenza sono incoraggianti: il 75% dei ristoranti e il 61% dei bar propone piatti a base di alimenti o ingredienti bio, percentuali che salgono rispettivamente all’85% e al 71% nel caso del vino. E guardando avanti, i motivi per essere fiduciosi non mancano, dal momento che stando alle previsioni di quasi un operatore su cinque, i clienti saranno sempre più interessati a saperne di più sulle caratteristiche degli ingredienti utilizzati nei menu. 

Il secondo fronte è rappresentato dall’offerta, dove non mancano margini di miglioramento: si pensi, per esempio, alla proposta di prodotti bio freschi pronti da mangiare oppure alla fascia gourmet premium della categoria, che soddisfano meno della metà degli italiani.

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