Economia

IL SOGNO AMERICANO: ACQUISTARE PRODOTTI ITALIANI AUTENTICI

La percentuale di prodotto italiano autentico venduto nel Nord America, oscilla da uno sconfortante 0% per prosciutto cotto, mortadella e salami, al più rassicurante 89% per gli oli di oliva.
I fake Italian, ovvero i prodotti italiani imitati, regnano, a volte sovrani, sugli scaffali dei supermarket americani anche grazie a delle "attente" multinazionali

01 settembre 2007 | Mena Aloia

I prodotti alimentari italiani godono, negli Stati Uniti, sempre di maggiore attenzione. Non può, allora, sorprendere che sugli scaffali dei supermarket del Nord America tantissimi sono i prodotti che dichiarano, esplicitamente o implicitamente, la loro origine italiana.

Purtroppo soltanto una parte, a volte molto ridotta, di questi prodotti “italiani” è autentica. Le percentuali di prodotto autentico oscillano da uno sconfortante 0% per prosciutto cotto, mortadella e salami affettati in vasca frigo al più rassicurante 89% per gli oli di oliva italiani (o meglio quelli che, più semplicemente, partono dall’Italia).

Uno studio approfondito commissionato dall’ufficio Ice di New York ha analizzato il fenomeno dei prodotti italian sounding ossia quelli che vengono presentati con nomi o immagini che richiamano l’Italia, ma che sono, in realtà, fake Italian, ovvero prodotti imitati.
E’ evidente che la presenza di questi prodotti imitati, spesso proposti da grandi aziende alimentari, fra cui spiccano Kraft, Nestlè, Heinz, Unilever, Campbell, che sono in grado di assicurarsi grandi spazi espositivi nei punti vendita, limita il potenziale di penetrazione degli autentici prodotti italiani nel mercato nordamericano. Le multinazionali non sono, naturalmente, le sole a produrre fake Italian, molte piccole e piccolissime aziende della tradizione italo-americana, infatti, distribuiscono, su scala locale altrettante imitazioni.

Lo studio Ice ha calcolato il fatturato aggiuntivo che gli esportatori italiani potrebbero ottenere se riuscissero a convincere i consumatori nordamenricani a scegliere il made in Italy autentico piuttosto che le imitazioni. L’ipotesi minima, ossia il raggiungimento di una quota di prodotti autentici italiani pari al 25% del mercato degli italian sounding, frutterebbe agli operatori italiani un fatturato aggiuntivo di più di mezzo miliardo di dollari annui, equivalente a un sesto del valore complessivo delle importazioni agroalimentari statunitensi dall’Italia.
L’ipotesi massima, ossia quella della conquista da parte del made in Italy di tutti gli spazi di mercato oggi occupati dal fake Italian, garantirebbe maggiori esportazioni per 4 miliardi di dollari, più che raddoppiando il valore complessivo dell’export italiano di alimentari in USA, che l’anno scorso è risultato di poco meno di 3 miliardi di dollari.

Ma quali sono i prodotti italiani più imitati che si trovano nei supermarket del Nord America?
Vi sono i già citati prosciutto cotto, salami e mortedella, le paste fresche e il parmigiano grattugiato.
Per la mortadella è bene riflettere sul fatto che, pur essendo uno degli affettati più popolari in America e pur se conosciuta e chiamata con un nome italiano “Bologna”, viene prodotta negli Usa ed il consumatore è ormai abituato a quel gusto e non vede il motivo per cui dovrebbe pagare di più per un prodotto importato.
Altra battaglia aspra riguarda i formaggi. Il fatturato annuo dell’intero comparto si aggira su poco meno di 10,8 miliardi di dollari, di questi, ben 2 miliardi sono italian sounding e soltanto 314 milioni rappresentano il prodotto importato dall’Italia.
Soltanto il Grana Padano è, in maggioranza, autentico e in discreta misura sono autentici anche il Gorgonzola, l’Asiago e la Fontina. Per gli altri formaggi tipici italiani la quota del fake Italian supera di gran lunga il 50% e in molti casi raggiunge il 75% del totale.
Il nome Parmigiano è pressochè sconosciuto fra i consumatori americani, che, invece, lo chiamano parmesan (che poi risulta essere un adattamento alla pronuncia inglese). La multinazionale Kraft è riuscita a sfruttare questa circostanza commercializzando, in quasi tutti i punti vendita di Canada, Stati Uniti e Messico, il proprio parmesan in confezioni bianche, rosse e verdi.

Quali sono le strategie più opportune per combattere questo fenomeno?
L’Istituto per il Commercio Estero di New York suggerisce di iniziare identificando il target ideale, ossia quei consumatori che possono verosimilmente spostarsi verso prodotti alimentari autentici italiani.
Questo target, secondo lo studio Ice, è costituito dai foodies, ossia 30 milioni di consumatori, prevalentemente donne, con reddito di oltre 50.000 dollari che “si distingue nel comportamento d’acquisto per creatività, particolare attenzione ai prodotti e una marcata propensione positiva nei confronti di ciò che è nuovo.
I foodies abitano nelle regioni che costituiscono i principali mercati degli alimentari italiani cioè le aree metropolitane di New York, Boston, Philadelphia, Washington, Miami, Chicago e Los Angeles e ritengono che la cucina italiana sia la “cucina perfetta, semplice, appetitosa, informale, col vero sapore di casa”.

Identificato il target, conclude lo studio Ice, il problema va affrontato mediante campagne promozionali e di educazione del consumatore che lo portino alla conclusione che il prodotto italiano vale di più, per qualità e sapore, di quello imitato e, di coseguenza, il differenziale di prezzo è giustificato.
Sottinteso è il mantenimento di livelli qualitativi elevati.


Potrebbero interessarti

Economia

Coricelli, il gruppo dell’olio d'oliva che guarda al mondo: Spagna, Italia e USA

Pietro Coricelli ha chiuso il 2025 con 389 milioni di euro di ricavi e 78,7 milioni di litri venduti, mentre la holding spagnola Farmers Elite Global, che controlla anche il polo iberico di Aceites Abasa, ha registrato ricavi per circa 750 milioni di euro. Gli Usa sono il principale mercato estero

28 agosto 2026 | 12:00

Economia

Soia, mais e frumento: il meteo spinge i prezzi dei cereali tra Usa ed Europa

Soia in rialzo del 4,1% al CBOT dalla fine di luglio, mais europeo ancora sotto pressione per il peggioramento delle prospettive produttive e frumento condizionato dal rallentamento delle esportazioni dal Mar Nero. Il quadro delineato da Areté evidenzia mercati sempre più sensibili

28 agosto 2026 | 09:00

Economia

Dcoop, il gigante cooperativo dell’olio d'oliva guarda sempre più ai mercati

Le esportazioni del gruppo spagnolo hanno raggiunto nel 2025 oltre 697 milioni di euro, nonostante il forte calo dei prezzi. L’olio di oliva resta il principale motore economico, mentre gli Stati Uniti rappresentano uno dei mercati strategici grazie alla partecipazione in Pompeian, marchio leader dell’extravergine americano con una quota intorno al 20%

27 agosto 2026 | 13:30

Economia

Cereali, sei mesi di prezzi deboli in Italia: mais e grano tenero provano la ripresa, il duro resta sotto pressione

Da inizio 2026 il mercato cerealicolo italiano ha attraversato una lunga fase di debolezza, caratterizzata da ampia disponibilità, domanda poco dinamica e quotazioni inferiori a quelle del 2025. Tra primavera ed estate il quadro è cambiato. Clima, raccolti e Mar Nero tornano a determinare le prospettive per l’autunno

26 agosto 2026 | 16:00

Economia

La sfida per il controllo dell'olio di oliva mondiale: ecco cosa c'è dietro la vendita Deoleo

Deoleo ha mantenuto nel 2025 la leadership mondiale dell’olio di oliva confezionato con una quota dell’8,3%, con una geografia molto articolata: particolarmente forte negli Stati Uniti e nell’Europa settentrionale, mentre soffre in altre parti del mondo

26 agosto 2026 | 14:45

Economia

Il prezzo dell’olio di oliva al 25 agosto: si stabilizza il mercato in Spagna, immobile in Italia

Le ultime quotazioni dell’olio extravergine di oliva in Italia si confermano sotto i 5 euro/kg mentre in Spagna si stabilizzano a 3,5 euro/kg, dopo essere scese sotto i 3,4 euro/kg al 13 agosto. Impennata del prezzo del lampante a 3,1 euro/kg in Spagna mentre in Italia è a 2,57 euro/kg

25 agosto 2026 | 15:00