Economia
Il mercato dell'olio extra vergine di oliva di eccellenza post Covid visto dai produttori
A un anno dall’inizio della pandemia, i nodi cominciano a venire al pettine perché agricoltura non è come l’industria, che ferma le macchine, la produzione continua, come natura vuole. Oltre l’agricoltura c’è il mercato, con le sue scelte, le sue variazioni, le sue crisi e i suoi cambiamenti
12 febbraio 2021 | Maurizio Pescari
Gioie e dolori stanno maturando e vanno a fare la differenza tra olivicoltori e frantoiani. Ai mali e ai rischi stagionali, con il Burian a metter paura, ve ne sono altri congeniti che con il periodo non hanno nulla a che fare e vanno a fare la differenza a chi vive solo di ‘oliveto’ e di ‘olio’ e chi invece pensa anche alla ‘scrivania’. Da un anno a questa parte, cause di forza maggiore hanno stimolato a percorrere strade nuove, o quanto meno a cercarle. La stragrande maggioranza resta sulla porta di casa e si lamenta delle chiusure, dell’assenza di turisti e clienti, della GDO che vende a prezzi irrisori e resta sull’uscio di casa ad aspettare. A un anno dall’inizio della pandemia, i nodi cominciano a venire al pettine perché agricoltura non è come l’industria, che ferma le macchine, la produzione continua, come natura vuole. Oltre l’agricoltura c’è il mercato, con le sue scelte, le sue variazioni, le sue crisi e i suoi cambiamenti; e se cambia il mercato, bisogna saperlo leggere, per adattarlo alle proprie esigenze o adattarsi ai nuovi scenari che d’hanno l’idea di non essere temporanei.
Cominciamo a dividere gli scenari. La differenza stavolta la cerchiamo in quella sparuta - rispetto al mercato complessivo - componente di produttori di oli buoni. Quale differenza? Quella che c’è tra frantoiani e imprenditori, tra quelli che producono olio e poi aspettano che qualcuno lo vada a comprare, - che è la stragrande maggioranza - e quella di coloro che producono olio e per aumentare la redditività studiano il corretto posizionamento, creano un profilo identitario che li rende unici - che sono sì la minoranza, ma sono anche imprenditori. In estrema sintesi, è questa la famosa differenza tra chi incarta e chi vende. Due gli esempi, in questo primo tratto del percorso: Pietro Intini e Giorgio Franci
ALBEROBELLO E L’OLIO INTINI
“Covid ha fatto in modo che il processo di cambiamento già in programma si accelerasse - spiega Pietro Intini - costringendoci a reinventare il sistema di approccio alla clientela. Abbiamo analizzato i fatti, valutato la situazione e in famiglia siamo convinti che nel futuro prossimo gli schemi del business non saranno più come prima e che tutto quello che stiamo sopportando adesso e ci sta tenendo lontani, dopo ci riavvicinerà in maniera diversa”.
- Analisi di mercato di settore e di azienda?
“L’Italia dell’olio di qualità da questo punto di vista è molto indietro. La pandemia ha costretto molti a prendere in considerazione le vendite on-line, ma quella non una cosa che si inventa un giorno per l’altro. Il mondo là fuori ha capito che oggi possiamo trovare qualsiasi cosa alla fonte, andando direttamente su internet, si modificano gli scenari per tutti per chi produce, per chi acquista. Anche noi dobbiamo fare un po’ di autocritica, da produttori esperti in un mondo dell’olio di qualità che occupa uno spazio di mercato piccolissimo. Pensiamo di essere il centro del mondo, ma come ci si affaccia al mondo dell’impresa, senza perdere il valore dell’artigianalità, ti rendi conto che non sei nessuno.
- Ma i numeri che scenario disegnano?
“La campagna 2020 ha avuto un calo del 30% per noi. Le vendite che ne hanno più risentito sono quelle legate al mancato flusso turistico che qui ad Alberobello dove viviamo, potete bene immaginare cosa significa, 30% in meno. La voriamo poco con la ristorazione, eccetto quella locale, settore che ha purtroppo colpito duramente molti colleghi. Ma vediamo segni di ripresa - continua Pietro Intini - soprattutto nei mercati esteri che hanno ripreso: USA, Giappone, Cina, Corea, Filippine
Nord Europa.
- Strategia per il futuro?
“Dare il giusto valore ai concorsi e ai premi; il nostro mondo in gran parte sta annaspando, non riesce a lanciarsi in una nuova visione, per questo abbiamo deciso di investire nel come comunicare le caratteristiche identitarie del nostro lavoro. L’olio è un prodotto democratico e se vuoi venderlo deve essere messo nelle mani di chi sa dargli valore”.
Dalla Puglia alla Toscana. Giorgio Franci, lì a metà strada tra Montalcino e l’Amiata, a Montenero d’Orcia, dove i flussi turistici sono diversi rispetto a quelli della Puglia di Intini.
MONTENERO E GIORGIO FRANCI
“Tempi particolari - racconta Franci - soprattutto per chi come noi ha l’attenzione dalla ristorazione; almeno l’estero va, ha rallentato un po’, ma non ci si è mai fermato. Cos’è cambiato con il Covid? È cambiato che ti ritrovi disponibile a fare tutto, anche cose che in tempi normali non facevi, oggi ti rendi disponibile e le fai. Per noi la ‘rete’ è sempre stata al centro delle politiche commerciali, soprattutto per il contatto con la clientela, non tanto per le vendite che non facciamo. Continuiamo a lavorare alla ricerca di potenziali clienti, che magari sono piccoli, ma tanti piccoli poi portano ad un risultato interessante. Purtroppo a tutti piacerebbe ricevere amici o clienti in azienda, ma tanto per parlare di vino, nel nostro mondo dell’olio, nessuno di noi è ancora Angelo Gaja o Petrus”.
- Tra prima e dopo Covid cosa pensi che cambierà?
“Sinceramente non ho acquisito nuove verità in grado di cancellare quelle che avevo prima, molti dicono che è cambiato tutto, io invece sono convinto che le dinamiche di prima si ripresenteranno; i nostri agenti ad esempio, hanno già iniziato a vendere alla ristorazione e se i ristoranti riaprono torniamo a lavorare. Chiaro, dopo il buio si aprono spesso nuove opportunità che bisogna saper cogliere, ma non mi sento di tirar fuori una regola; di certo saremo tutti un po’ più conservativi nell’affrontare le cose, nello spendere e quando torneremo alla normalità, lo faremo con una attenzione rinnovata al costo delle cose nel rispetto del loro valore. Da parte nostra, noi piantiamo nuovi uliveti e presto inaugureremo l’ampliamento del frantoio”.
- La campagna 2020 com’è andata?
“Abbiamo in casa prodotti straordinari. Una stagiona perfetta, mai fatto olio così buono. Ora ci mancava solo questo freddo che sta arrivando…”.
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