Economia
Lo scenario e le prospettive per l'agricoltura biologica italiana
La pandemia non ha mutato l’interesse e la sensibilità del consumatore verso i temi del biologico e sostenibilità tanto che quasi un italiano su due compra prodotti italiani, locali o a km0 e uno su tre acquista cibi a marchio bio
05 novembre 2020 | C. S.
Nell’ambito della manifestazione SANA RESTART si è tenuta la seconda edizione di Rivoluzione Bio, evento promosso da BolognaFiere e realizzato in collaborazione con FederBio e AssoBio, con il supporto di Agenzia ICE/ITA – Italian Trade Agency.
Una giornata dedicata al dibattito sul presente e futuro del settore biologico, animata da tavoli tematici a cui hanno preso parte policy maker, esperti e rappresentanti del settore italiani ed internazionali.
La manifestazione è stata l’occasione per approfondire sfide e opportunità del settore lette alla luce del contesto caratterizzato dalla pandemia Covid-19 e riflettere sul ruolo rivestito dal Green New Deal, il programma europeo che mira a rendere l’Europa il primo continente ad impatto climatico zero entro il 2050.
In questo articolo ripercorreremo alcuni degli spunti più interessanti emersi da Rivoluzione Bio, dedicando un focus particolare al contributo offerto dai relatori di Nomisma Silvia Zucconi, responsabile Market Intelligence e Paolo de Castro, Presidente del Comitato Scientifico.
Il ruolo del bio nella strategia “Farm to Fork”
La giornata di lavori – avviata con i saluti del Presidente di BolognaFiere Gianpiero Calzolari e del Commissario Europeo Agricoltura e Sviluppo Europeo Janusz Wojciechowski con l’intervento della Ministra delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali Teresa Bellanova – è proseguita con il Key Note Speech “Il ruolo del bio nella strategia Farm to Fork” – a firma del Professor Angelo Frascarelli dell’Università di Perugia e Silvia Zucconi di Nomisma.
L’intervento è stato lo spunto di apertura della tavola rotonda istituzionale a cui hanno preso parte Jan Plagge (Presidente IFOAM EU), Matteo Lasagna (VicePresidente Giunta Esecutiva Confederale di Confagricoltura), Veronica Barbati (Delegata Nazionale Giovani Impresa Coldiretti), Dino Scanavino (Presidente CIA), Alessio Mammi (Assessore all’Agricoltura e Agroalimentare, Caccia e Pesca Regione Emilia-Romagna), Roberto Zanoni (Presidente AssoBio), Maria Grazia Mammuccini (Presidente FederBio) e Paolo De Castro (Coordinatore S&D).
Come ricordato da Silvia Zucconi, all’interno di una strategia che mira ad accorciare sempre più le distanze tra produttore e consumatore nonchè ad un sistema alimentare più sano e sostenibile, il Green Deal Europeo si pone il duplice obiettivo di far diventare i prodotti alimentari europei uno standard globale in tema di sostenibilità e di dedicare all’agricoltura biologica almeno il 25% della superficie agricola europea entro il 2030.
“Al centro di ogni azione della strategia c’è il consumatore”, sottolinea Silvia Zucconi: “proprio per questo, è importante analizzare comportamenti e inclinazioni dei consumatori, sia europei che italiani”.
I dati presentati da Nomisma evidenziano come la pandemia non abbia mutato l’interesse e la sensibilità del consumatore verso i temi del biologico e sostenibilità: 7 italiani su 10 sono convinti che tutti i cittadini possono contribuire a salvaguardare il pianeta con piccole azioni quotidiane. Non solo, il 64% riconosce al contributo di ognuno un ruolo fondamentale nella tutela ambientale.
Ma cosa fanno gli italiani per garantire la salvaguardia ambientale? Tra le azioni più frequenti ci sono la lotta agli sprechi alimentari (64%), l’acquisto di prodotti italiani, locali o a km0 (42%) e di prodotti alimentari a marchio bio (34%).
A seguito della pandemia, inoltre, il 48% degli italiani pensa che adotterà uno stile di vita più sostenibile e il 39% si ripromette di aumentare l’acquisto di prodotti bio nel 2021.
L’intervento di Silvia Zucconi si è concluso con la consapevolezza che “sia in Italia che negli altri Paesi Europei, sta nascendo tra i consumatori uno stimolo reale verso uno stile di vita sempre più green”.
L’onorevole Paolo de Castro ha poi ricordato il ruolo di capofila del nostro Paese nell’utilizzo del biologico e ha sottolineato come gli obiettivi posti dalla Comunità Europea per il 2030 siano molto ambiziosi e richiedano “un vero e proprio salto culturale sul tema”.
Nell’ambito del tavolo “Filiera bio: numeri chiave, prospettive di mercato, ruolo per il Made in Italy”, Silvia Zucconi ha inoltre presentato i dati dell’Osservatorio SANA 2020, promosso da BolognaFiere e realizzato da Nomisma con la collaborazione di AssoBio e FederBio.

Il mercato bio in Italia
Attualmente, le vendite di biologico sul mercato italiano superano i 4,3 miliardi di euro: dei quali 3,9 miliardi sono generati dai consumi domestici (+7% rispetto al 2019), mentre sfiorano i 500 milioni i consumi bio “away from home” con un calo del – 27% rispetto allo 2019, riconducibile alla più generale contrazione dei consumi fuori casa riconducibile alle limitazioni imposte dall’emergenza sanitaria in corso.
Il mercato domestico conferma il trend positivo favorito dalla crescente attenzione dei consumatori italiani verso i prodotti green, local e sostenibili. Conferma questo dato il progressivo incremento delle famiglie acquirenti: l’88% ha infatti avuto almeno un’occasione di acquisto di un prodotto bio nel 2020.
Altro elemento significativo è l’incidenza del bio sul totale del carrello alimentare, che è passato dal 2,2% del 2014 al 3,6% del 2020.
Considerando poi i singoli canali di vendita, la distribuzione moderna (Ipermercati, Supermercati, Lsp e Discount) si conferma il canale principale delle vendite bio nel nostro Paese, con 2 miliardi di euro di vendite nel 2020 (dato aggiornato ad agosto 2020) e un +5% sul 2019, pari al 53% del mercato nazionale.
I negozi specializzati bio in catena ed indipendenti registrano, invece, un aumento dell’8%. Accanto a questo dato è interessante segnalare quello degli “altri canali” – ovvero negozi di vicinato, farmacie, mercatini, GAS (Gruppo di Acquisto Solidale) – che nel 2020 hanno raggiunto un fatturato di 836 milioni di euro (il 22% del mercato domestico) con una crescita del +10%.

Ottime le performance dell’e-commerce, dove le vendite di biologico registrano una crescita del +143% rispetto al 2019, superiore a quella segnata dai prodotti alimentari in generale (+125%). Se nel periodo del lockdown c’è stato un vero e proprio “boom”, anche nei mesi successivi le vendite di bio hanno continuato a mantenere un ritmo di crescita notevole facendo registrare un+182% rispetto allo stesso periodo del 2019.
Per quanto riguarda i prodotti bio più venduti in Iper e Supermercati, al primo posto le uova fresche (con un trend di crescita del +12% sul 2019 e vendite per 109 milioni di euro), seguite da frutta in composta o fresca, verdura fresca, pasta, yogurt, bevande vegetali, panificati croccanti, latte fresco e olio extravergine di oliva.
La performance dell’export bio 2020
Sul fronte export i dati sono molto incoraggianti: nel 2019 le vendite di prodotti agroalimentari italiani bio sui mercati internazionali hanno raggiunto i 2.425 milioni di euro con una crescita del 7% rispetto all’anno precedente.
Secondo le stime Nomisma, nel 2020 l’export di prodotti biologici raggiungerà i 2.619 milioni di euro, con una crescita dell’8% rispetto al 2019.
Il futuro del mercato bio

È stato proposto alle imprese bio di immaginare quali cambiamenti prevedono nella seconda parte del 2021, e tra i dati più significativi c’è proprio la proiezione delle vendite sul mercato estero (per il 85% delle imprese), l’aumento delle vendite online (per il 66%) e nella ristorazione (61%), oltre che un potenziamento della presenza social (77%).
Quali saranno i mercati più promettenti per i prodotti bio made in Italy? ll mercato più interessante risulta essere la Germania, seguita dalla Scandinavia e dagli USA. In fondo all’elenco troviamo la Svizzera, preceduta di pochi punti dal Regno Unito.
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