Cultura

La qualità dello sguardo, la grazia istantanea della vita

In mezzo a decine di scatti, due foto eroiche. A condizione di considerare il coraggio un fatto quotidiano, l’equivalente di stare al mondo qualunque cosa questo possa chiederti. L'intensa prosa di Nicola Dal Falco

18 settembre 2010 | Nicola Dal Falco



Istantanee

Forse alla stazione, in un parco o sul portone di un viale di città, due visi così possono venirti incontro con la stessa luminosa estraneità.
Ignoti, frugali e al tempo stesso preziosi.
Quando capita, è la qualità dello sguardo, il loro e il tuo, a cancellare il contorno e a lasciarli fluttuare nell’aria che non solo li contiene, ma pare addirittura sostenerli.
È uno strano effetto come di santi portati in spalla o di onde ornate di spuma.
Alla festa del paese, le due foto, due ritratti, stavano sparse e visibili su un lungo tavolo, in mezzo a decine di scatti.
Immerse nel pudore di una folla e, per analogia, di un mazzo di carte a cui chiedere la ventura.
Due foto eroiche a condizione di considerare il coraggio un fatto quotidiano, l’equivalente di stare al mondo qualunque cosa questo possa chiederti.

L'aviatore

L’aviatore. Per prima è uscita la foto dell’aviatore, fotografato in piedi davanti all’aereo, la sigaretta accesa e un anello al dito. Sullo sfondo il motore stellare e la carlinga del Macchi 200, di un grigio untuoso e ruvido come nelle macchine usate senza troppi riguardi.
Pur essendo un caccia, la sagoma conserva qualcosa di tozzo, di terragno, un muso d’animale che s’intani e dal fondo della buca soffi e ringhi.
L’uomo gira la testa di lato, guardando verso le pale dell’elica; il viso sbarbato con un’espressione mista di interesse e noncuranza. L’abbigliamento mostra una sorta di brigantesca eleganza: il giubbotto di volo con il collo di pelliccia semichiuso sulla giacca d’ordinanza, indossata sopra la tuta bianca.
La mano affusolata, infine, stringe i guanti imbottiti come un mazzo di fiori rigidi e neri.
Pari a quel sorriso indeciso, pronto tanto ad aprirsi che a chiudersi di scatto, sta la vita appesa ai gemiti di una macchina, alla battaglia verticale.
Al suo giudice estremo potrà mai interessare che in cima alla dedica ci sia un nome breve di donna?

Sopra un mucchio di sacchi

Sopra un mucchio di sacchi. La seconda foto ha, di nuovo, lo stesso sorriso, ma su un viso di bambina e con la campagna intorno.
Ai bordi di un uliveto, su un orizzonte che si sviluppa per linee parallele ampio come un mare, spuntano case e covoni di fieno.
Una fratellanza di forme: squadrate le prime, seguendo un profilo di capanna le altre.
In altri abiti e all’ombra di un palmeto, qual mucchio di sacchi e la sua acerba custode suggerirebbero una fortuna, una ricchezza di mercanti in viaggio tra un’oasi e l’altra.
La bambina non si è arrampicata da sola sul tesoro di juta; le è stato suggerito dal fotografo che spunta con la sua ombra in basso.
Alla vanità del gesto che la trasforma in fiore o pietra vivente si oppone il suo sorriso d’aviatore, limpido e malinconico.
E questo perché l’innocenza sfiora tanto il temerario che l’indifeso, li blandisce, mostrando la grazia istantanea della vita.


Montegabbione, agosto 2010





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