Cultura
La mano è un nodo, un fiore di carne
"Quando i bordi della mano si richiudono, dando uno strappo alla lenza, contengono già il pesce, l’apice del guizzo..." Tre prose liriche di Nicola Dal Falco
18 luglio 2009 | Nicola Dal Falco
Cherso

(Porto)
Appena un filo che dal pugno della mano scende sul fondale del porto; niente piombi e un amo delicato come il gancio di un orecchino. La mano, però, è un nodo, un fiore di carne: il pollice⦠e tutto il resto si chiudono a tenaglia simili ad una chela che non tagli, ma concentri nelle due estremità unâefficiente carezza.
Quando i bordi della mano si richiudono, dando uno strappo alla lenza, contengono già il pesce, lâapice del guizzo, come succederebbe con il braccio o la caviglia di un amante. E se anche, qualche volta, il pesce non dovesse restare allâamo, ne è per sempre sedotto. Prima o poi tornerà nei pressi, tenterà ancora quella carezza, la mano a tenaglia che serra lâargento e lâoro sospesi sopra il crogiolo - estremo piacere di forme e destini - tra la quiete del fondo e lâaria sottile del porto.
(Pascolo)
Cherso sâallunga, ha braccia smisurate e gambe nascoste dal mare. Emerge o piuttosto vi si immerge lentamente? Così insulare che percepisci la benevolenza dellâonda, ma al tempo stesso così terrestre, riposta e segreta che per arrivare a Verin apri e chiudi otto cancelli, ti fai pecora.
Bruchi anche solo con gli occhi la caparbia dolcezza di un confine, di un muro che non sale, ma cammina, misura il possesso della vita tra mucchi di sassi come cataste dâossa e ginepri pungenti. Tutto questo mondo orizzontale, pascolo e legge, si raggruma in cappella, osa uno spazio astratto nel punto dellâabbeverata dove convergono sette muretti, sette raggi calcarei che regolano lâaccesso allâacqua.
(Giardino)
Su una spiaggia di piccoli sassi, dorati e sonanti come monete, si affaccia il giardino, si accosta allâinstabile piano salato, traendo coraggio dallâincombenza del bosco, dallâintrico di lecci, corbezzoli e mirti per sfidare lâabbaglio della risacca.
Non so cosa lo renda più familiare se siano le tracce di calce sui tronchi del pero e dellâalbicocco o la siepe che come una tenda protegge i primi passi fuori dallâuscio. Perché lâodore di casa non sfugga ad ogni soffio di vento e cascata di luce, è stata piantata una vite. La vite prende sole e in cambio offre unâombra seminata di raggi. Sapide, allora, le foglie, i grappoli e ogni ora, persa ad Ustrine.

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