Cultura

TRA LE CITTA' DEL LIBRO CON LE SUE LIBRERIE

Un testo sul sesso degli angeli: esistono librai cattivi e librai bravi. Secondo Masssimo Rondi "se il clima ha la febbre ma un contadino vende i suoi asparagi di serra, non c’è apocalisse nell’aria"

18 giugno 2005 | Massimo Rondi

Querelle tra la Città del Libro e le sue librerie!

Come a dire: a Torino si discute del sesso degli angeli, però gli angeli sono cacciati via.

Le librerie godono di ottima salute, se non godono di ottima salute è colpa della loro cattiva gestione.

Esistono librai bravi e cattivi librai, giustamente puniti dall’insuccesso: le librerie chiudono? Errore, se ne aprono (o riaprono) delle nuove. Come a dire che, se il clima ha la febbre ma un contadino vende i suoi asparagi di serra, non c’è apocalisse nell’aria.

Le librerie non vendono? Si crei una Casa della Lettura. E già l’articolo di Giovanna Favro su "La Stampa" dell’8 giugno ha un titolo sibillino: "Librai in crisi. Ecco come uscirne", perché non si capisce come uscire e da cosa. Ché la Casa della Lettura è presentata come un luogo in cui si ascoltano letture, musiche e giuggioloni annessi. Se fosse semplicemente una Casa del Libro, sarebbe più chiaro (sì, ma in questo caso, le biblioteche a cosa servono?), perché il piacere della lettura si scopre in modo singolare, originale, eccentrico: per proprio conto. E le recite sono un’altra cosa.

Gianni Oliva ha iniziato il suo mandato occupandosi con passione di libri, e gliene siamo grati, ma alzi la mano chi sente il bisogno di una casa della lettura! Cattedrale nel deserto, l’ha definita qualcuno.

Magari di biblioteche più decentrate, si sente il bisogno, magari di librerie di quartiere, anzi di isolato. Per chi non va in biblioteca, purtroppo o per caso o per necessità.

I libri non si leggono più di prima, tuttavia diventano occasione di simpatiche e ovvie dissertazioni a firme illustri suoi quotidiani…

Quello che nessuno sembra capire è che dietro alle librerie c’è il puro e semplice piacere della lettura, quel piacere che ha inizio ancora prima di aprire un libro, quando si guarda una vetrina con tanti volumi diversi uno dall’altro (non le cassette di libri uguali dei megastore o le offerte obbligate dei quotidiani) e se ne sceglie uno.

Ma dietro alle librerie non ci sono solo librai che lavorano per la gloria (e se lo possono permettere), c’è anche la fatica di persone che vendono libri (e per fortuna).

L’ultima perla di una collana (il nome catena mi sembra stonare con l’editoria indipendente) che corre sul filo della fatica artigianale. Le grandi catene, queste sì, si vendono da sé, però vendono quasi solo se stesse, nei propri spazi.

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