Cultura

INCUBI: IL MALE E' MEGLIO DEL BENE

Un testo di Massimo Rondi su Torino: "come per decantarsi dalle colpe politiche di una dinastia, ha cancellato per quasi mezzo secolo il suo ricordo di capitale sabauda, splendida città barocca la cui corona di delizie è stata dichiarata patrimonio dell’umanità"

07 maggio 2005 | Massimo Rondi

Gli spazi ariosi della Cavallerizza, un tempo maneggio coperto di casa Savoia, si adattano oggi con naturalezza a eventi artistici e accademici. Le nostre moderne scuderie, invece, si nascondono sottoterra, violando archeologici tesori, oppure si ispirano a baite e chalet. Troppo facile parlarne male: mi parrebbe di sparare a un uomo già morente.

E tuttavia è innegabile che Torino sia spesso una città provinciale (non a caso un settimanale di fresca uscita la divide in quartieri, e quello che interessa San Salvario non interessa la Crocetta), e lo dimostrano, appunto, alcune scelte architettoniche, e alcune scelte espositive che han fatto propria la logica degli stilisti di moda: il buon gusto è troppo facile, meglio il cattivo gusto, trasformandola in: il male è meglio del bene. Non basta la realtà?

Torino repubblicana, come per decantarsi dalle colpe politiche di una dinastia, ha cancellato per quasi mezzo secolo il suo ricordo di capitale sabauda, splendida città barocca la cui corona di delizie è stata dichiarata patrimonio dell’umanità.

Intanto è diventata la città dell’industria, e i suoi siti industriali dismessi oggi non sempre sono distrutti e avviliti, penso al bellissimo spazio vivo e teatrale delle Fonderie, a Moncalieri. Non così le persone che in queste industrie hanno lavorato e creduto, quelle sì distrutte e avvilite.

Torino è anche una città di libri, nella locandina della Fiera del Libro, che ricorda curiosamente l’immagine di copertina della rivista della Festa Nazionale del Libro, anno 1927 (scorrendo questa rarità, trovo una poesia di Trilussa che sembra scritta stamattina:

Li libbri, qua putroppro,

nun hanno mai bon gioco:

forse se scrive troppo:

certo se legge poco).



Lo slogan (del 2005) è invece: Tutti i libri del mondo, non è un sogno. D’accordo. Però può essere un incubo.

Se sono l’unico sopravvissuto a una guerra nucleare (o batteriologica).

Se sono ipovedente.

Se gli occhiali mi cadono.

Se li pesto (sulle scale di una biblioteca, della Biblioteca).

Occhio, è il caso di dire, il confine fra sogno e incubo è più impalpabile di una farfalla.

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