Ambiente

Repellenti ed ecosistemi: la protezione invisibile che pesa sul pianeta

Repellenti ed ecosistemi: la protezione invisibile che pesa sul pianeta

Una nuova frontiera della consapevolezza ambientale riguarda i repellenti per insetti. Scegliere attivi di origine botanica significa optare per una molecola che la natura è in grado di riassorbire rapidamente 

18 aprile 2026 | 09:00 | C. S.

Se il tema delle creme solari "reef-friendly" è ormai entrato nelle abitudini dei consumatori, una nuova frontiera della consapevolezza ambientale riguarda i repellenti per insetti. In occasione della Giornata della Terra, Citriodiol® accende i riflettori sull’impatto "invisibile" di questi prodotti: una volta applicati, essi entrano inevitabilmente nel ciclo dell'acqua attraverso il sudore, i bagni in natura o lo scarico della doccia.

Oltre l’efficacia: il problema della persistenza ambientale 

La vera sfida per l’ambiente non è solo l’efficacia, ma la persistenza ambientale. Molti principi attivi di sintesi (come DEET o Icaridina) possono risultare tossici per gli organismi acquatici e degradarsi molto lentamente.

Al contrario, scegliere attivi di origine botanica significa optare per una molecola che la natura è in grado di riassorbire rapidamente. 

5 falsi miti che frenano la reale sostenibilità nel settore della cura della persona 

1."Naturale è sempre biodegradabile"

Molte sostanze di origine vegetale, se non correttamente processate o se naturalmente persistenti, possono impiegare tempi lunghi per degradarsi. Una sostanza "rapidamente biodegradabile", deve degradarsi per almeno il 60-70% entro 28 giorni: l'etichetta "naturale" non garantisce l'assenza di accumulo nell'ambiente e per questo è sempre bene verificare che rispetti gli standard dell’OECD (Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico).

2."Se un prodotto è eco-friendly, è meno efficace"

Questa è un’idea ormai legata al passato: oggi infatti la "chimica verde" permette di ottenere attivi botanici con standard di protezione elevatissimi. In ambito repellenti, studi come quelli approfonditi dal Journal of the American Mosquito Control Association dimostrano per esempio che formulazioni vegetali avanzate garantiscono una protezione contro le zanzare fino a 6 ore, eguagliando le performance delle molecole sintetiche più diffuse (come il DEET) a dosi autorizzate..

3."L’impatto ambientale dei repellenti riguarda solo le zone balneari"

Falso. L’inquinamento idrico è spesso domestico: dai Rapporti ISPRA (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale) sulla presenza di pesticidi e sostanze chimiche nelle acque emerge infatti che il 95% dei prodotti applicati sulla pelle (solari, lozioni, repellenti) venga rimosso proprio durante la doccia, finendo nelle acque reflue. Se gli attivi sono persistenti, possono superare i filtri dei depuratori urbani, che non sempre riescono a trattenere i micro-inquinanti chimici.

4."Il packaging è l’unico indicatore di sostenibilità"

Spesso ci si concentra sul flacone e sulla sua composizione, ignorandone però il reale contenuto. Tuttavia, l'analisi del ciclo di vita (LCA) di un prodotto cosmetico o biocida rivela che la fase di "utilizzo e smaltimento del liquido" può incidere drasticamente sull'impronta ecologica, superando l'impatto della produzione della plastica stessa (European Environment Agency EEA - Analisi sull'economia circolare e prodotti di consumo).

5."Le foreste servono solo a produrre ossigeno"

Spesso ci si dimentica che le foreste gestite in modo sostenibile sono veri "bioreattori" di materie prime rinnovabili: secondo quanto riportato dalla FAO nel Global Forest Resources Assessment, ogni anno infatti il pianeta perde circa 10 milioni di ettari di foresta a causa di conversioni agricole intensive. Scegliere attivi che derivano da foreste rigenerative aiuta invece a mantenere la biodiversità senza consumare suolo per nuove coltivazioni.

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