Ambiente

L'IMPATTO AMBIENTALE DELLE CENTRALI TURBOGAS

La costruzione di nuove centrali elettriche è sempre più difficile. Tanti gli ostacoli e le opposizioni. Il Molise si mostra intransigente. Perché tale atteggiamento? Solo motivazioni di natura politica? Ecco le tesi contrarie e quelle invece a favore

14 febbraio 2004 | Mena Aloia

La domanda di energia cresce, i consumi corrono, ma appena si parla della costruzione di nuove centrali elettriche, di qualunque tipo esse siano, i veti locali dei sindaci, le proteste dei comitati cittadini e le contestazioni ecologiste paralizzano i lavori.
Nessuno vuole ospitare nuove centrali perché non si è disponibili a sopportare il costo in termini di impatto ambientale.
Si pensi che delle 21 nuove centrali turbogas autorizzate con il decreto del 2002 del Ministro delle Attività Produttive Antonio Marzano (il c.d. decreto sblocca centrali) solo 8 sono in costruzione. Un’altra ottantina di progetti elencati nella lista d’attesa difficilmente diventeranno centrali.
La prima centrale autorizzata dal decreto sorgerà a Termoli, sulla costa adriatica molisana, ma anche qui la gente si è opposta ed è scesa in piazza più di una volta per far sentire le proprie ragioni.
Ma perché ci si oppone con tanta veemenza?

Si è detto che il Molise, grazie a questa centrale da 750MW, avrà un surplus di energia di cui non ha bisogno, ma questo è un discorso che non ha senso in una società aperta dove non si può produrre solo per il proprio territorio.
In secondo luogo, la centrale non creerebbe nuovi posti di lavoro in quanto verrebbero impiegate al massimo 25 unità di tecnici altamente specializzati e difficilmente reperibili in regione (ma se in Molise non sono presenti delle valide figure professionali non è certo dannoso farle venire da fuori!).
Altro problema connesso alla manutenzione della centrale è l’approvvigionamento idrico. Occorre molta acqua per raffreddare le turbine e la preoccupazione di molti è che venga sottratta all’agricoltura. Ma se si leggono le caratteristiche dell’impianto valutate dalla Commissione per le Valutazioni dell’Impatto Ambientale in data 14/03/2002 sembra che questo pericolo sia scongiurato.
Infatti, si legge, che la centrale utilizzerà, per tutte le funzioni, 176 l/s di acqua che andranno ad aggiungersi ai 350 l/s che attualmente consuma l’intera area industriale, quantitativi che restano ben al di sotto di ciò che l’Erim (Ente Risorse Idriche Molise) assicura alla zona industriale termolese (3000 l/s).
Fin qui, comunque, le contestazioni sono più che altro di natura politica e come tali facilmente superabili con uno studio oggettivo della materia.
Discorso ben più difficile da affrontare è quello che tocca la salute di tutti. Non esistono in questo campo delle certezze, si può solo cercare, con la massima obiettività possibile, di dare spazio sia alle teorie più allarmistiche che a quelle più rassicuranti.
Partiamo con le prime. Due ricercatori del CNR di Bologna, Nicola Armaroli e Claudio Po, hanno pubblicato nel novembre dello scorso anno su “La chimica e l’industria” un articolo in cui si legge che le centrali turbogas sono “altamente inquinanti e pericolose per la salute dell’uomo”. I due ricercatori sottolineano come “la combustione del gas naturale produce particolato fine ed ultrafine, primario e secondario, ma nei progetti italiani per le nuove centrali turbogas, anche già autorizzati dal Ministero, non si fa riferimento alla produzione di questi pericolosi inquinanti. I nuovi impianti brucerebbero miliardi di metri cubi di gas aggiuntivi rispetto agli attuali consumi e la produzione di particolato sarebbe tutt’altro che irrilevante. Si può stimare una produzione di PM10 primario nell’intervallo 150-250 t/anno”.

Ad assolvere le centrali turbogas da tali accuse sono il professor Ivo Allegrini – direttore dell’Istituto inquinamento del Cnr - e l’Agenzia Regionale per l’Ambiente (Arpa) dell’Emilia Romagna.
Allegrini sostiene che: “gli impianti a turbogas producono un inquinamento minimo e non costituiscono un rischio per i polmoni. E’ chiaro che anche negli impianti a turbogas si formano inquinanti per effetto del processo di combustione. Ma – dice ancora il professore - fra tutti i metodi per produrre energia elettrica (escludendo rinnovabili e idrogeno), il turbogas è l’unico che abbia un impatto ambientale minimo. Può sembrare paradossale –continua il direttore - ma un autobus che emette fumo nero può essere peggio di una centrale anche perché il turbogas utilizza le migliori tecnologie oggi disponibili”.
L’Arpa dell’Emilia Romagna contesta, invece, soprattutto il metodo utilizzato da Armaroli e Po per il loro studio. Questa la posizione ufficiale dell’Agenzia per l’Ambiente: “è una tesi priva di consistenza ed evidenza scientifica. Essa è basata esclusivamente su un caso, riferito ad una centrale localizzata in California, in cui i calcoli contenevano un grossolano errore nell’utilizzo di un fattore di emissione pubblicato dall’Agenzia Ambiente Governativa Statunitense (Epa). I ricercatori italiani che hanno assunto acriticamente tale studio come unica fonte non hanno mai inteso consultare, con nessuna modalità, l’Agenzia ambientale della nostra regione, rifiutandosi a priori di voler comparare la stima da essi fatta attraverso fattori di emissione con quella basata su valori reali misurati”.
Intanto, a Termoli, i lavori per la costruzione della centrale sono cominciati ed anche se naturalmente è giusto porsi degli interrogativi non si può sperare di avere solo benefici senza nessun costo.
Certo sarebbe saggio puntare su fonti energetiche alternative quali l’energia eolica o quella solare, fino alle biomasse e allo sfruttamento dei rifiuti, peccato, però, che non siano metodi così congeniali in un mercato concorrenziale visti gli alti costi e la poca produttività.

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