Ambiente

Potenzialità e criticità degli alberi esotici in ambiente mediterraneo

Potenzialità e criticità degli alberi esotici in ambiente mediterraneo

Nello Spazio Alpino Europeo, che comprende le regioni dei paesi europei che si affacciano sulle Alpi, sono presenti circa 150 specie arboree autoctone e oltre 500 specie non autoctone

09 maggio 2022 | C. S.

Le specie arboree non native sono state introdotte nell'area alpina per scopi ornamentali perché si adattano meglio agli ambienti cittadini e risultano più resistenti ai cambiamenti climatici. Possono però causare problemi ecologici perché alcune di loro, se sfuggono agli ambienti urbani, possono diventare selvatiche e quindi competere e sovrastare le specie autoctone, trasformando significativamente gli equilibri degli ecosistemi. Ne deriva che questi alberi esotici vanno, quindi, attentamente studiati e monitorati singolarmente per creare adeguati piani di azione e gestione.
Il progetto europeo ALPTREES, che ha visto nei giorni scorsi l'incontro conclusivo alla Fondazione Edmund Mach, promuove la conoscenza degli alberi non nativi finalizzata ad una strategia transnazionale europea per una loro gestione sostenibile (in inglese "Non Native Trees" NNT) indagando benefici e potenziali rischi.

Il progetto è coordinato dall’Istituto di ricerca forestale, rischi naturali e paesaggio di Vienna. Accanto ai partner istituzionali francesi, tedeschi, austriaci e sloveni, l’Italia è rappresentata dal Centro Ricerca e Innovazione della Fondazione Edmund Mach, che coordina il Workpackage “Policy implementation, stakeholder engagement & capacity building” del progetto, dal Comune di Trento e dal Consorzio Langhe Monferrato e Roero. Con il ruolo di “osservatore” è presente il Servizio foreste della Provincia autonoma di Trento.
Nello Spazio Alpino Europeo, che comprende le regioni dei paesi europei che si affacciano sulle Alpi, sono presenti circa 150 specie arboree autoctone e oltre 500 specie non autoctone. La maggior parte di queste ultime sono esclusivamente per ornamento e quindi per scopi urbani. Ad esempio, la robinia, l'ailanto, l'acero americano, il ciliegio tardivo, l'abete di Douglas, il pioppo ibrido e l'olmo siberiano sono solo alcune delle circa 100 specie di alberi non nativi presenti in Italia.
Ma quali sono i vantaggi e i rischi che possono causare queste specie esotiche? I vantaggi includono la mitigazione e l'adattamento ai cambiamenti climatici, il contributo alla bioeconomia, le infrastrutture verdi urbane e periurbane più resilienti e la riduzione dei rischi di eventi naturali distruttivi. Tuttavia, l'albero non nativo può, in determinati casi, diventare invasivo e quindi può comportare rischi per la biodiversità autoctona e il funzionamento dell'ecosistema.
Nel corso dell'evento sono presentati i principali risultati delle attività di ricerca, che includono anche un docufilm divulgativo di 50 minuti sul progetto, realizzato nel 2021 in 5 paesi (Italia, Francia, Germania, Austria e Slovenia) e 14 location con la collaborazione di 21 istituzioni italiane ed europee.

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