Ambiente

Il consumo di suolo in Italia continua a crescere in maniera allarmante

Il consumo di suolo in Italia continua a crescere in maniera allarmante

Nella Giornata mondiale del suolo, lo scenario nazionale è assolutamente preoccupante, con la copertura artificiale del suolo ormai arrivata al 7,11% rispetto alla media europa del 4,2%

03 dicembre 2021 | T N

Il 5 dicembre si celebra la Giornata mondiale del suolo, ricorrenza istituita dal 2014 dall'agenzia alimentare dell'Onu, la Fao. Il tema di questa edizione è "Arresta la salinizzazione del suolo, aumenta la produttività del suolo". La campagna 2021 vuole porre l'attenzione sull'importanza di mantenere ecosistemi sani e il benessere umano affrontando le crescenti sfide nella gestione del suolo, combattendo la salinizzazione del suolo, aumentando consapevolezza del suolo e incoraggiare le società a migliorare la salute del suolo.

Ma quale è la situazione in Italia?

Il consumo di suolo in Italia continua a trasformare il territorio italiano con velocità elevate, secondo l'ultimo rapporto Ispra. Nell’ultimo anno, le nuove coperture artificiali hanno riguardato altri 56,7 km2, ovvero, in media, più di 15 ettari al giorno. Un incremento che rimane in linea con quelli rilevati nel recente passato, e fa perdere al nostro Paese quasi 2 metri quadrati di suolo ogni secondo, causando la perdita di aree naturali e agricole. Tali superfici sono sostituite da nuovi edifici, infrastrutture, insediamenti commerciali, logistici, produttivi e di servizio e da altre aree a copertura artificiale all’interno e all’esterno delle aree urbane esistenti. Una crescita delle superfici artificiali solo in parte compensata dal ripristino di aree naturali, pari quest’anno a 5 km2, dovuti al passaggio da suolo consumato a suolo non consumato (in genere grazie al recupero di aree di cantiere o di superfici che erano state già classificate come consumo di suolo reversibile).

I dati della nuova cartografia SNPA mostrano che i valori netti dei cambiamenti nell’ultimo anno sono pari a 51,7 km2, equivalenti a 1,72 m2 per ogni ettaro di territorio italiano. In aggiunta, si deve considerare che 8,2 km2 sono passati, nell’ultimo anno, da suolo consumato reversibile, a suolo consumato permanente, sigillando ulteriormente il territorio. L’impermeabilizzazione è quindi cresciuta, complessivamente, di 18 km2, considerando
anche il nuovo consumo di suolo permanente.
La relazione tra il consumo di suolo e le dinamiche della popolazione conferma che il legame tra la demografia e i processi di urbanizzazione e di infrastrutturazione non è diretto e si assiste a una crescita delle superfici artificiali anche in presenza di stabilizzazione, in molti casi di decrescita, dei residenti. Anche a causa della flessione demografica, il suolo consumato pro capite aumenta in un anno di 1,92 m2, passando da 357 a 359 m2/ab.

La copertura artificiale del suolo è ormai arrivata al 7,11% (7,02% nel 2015, 6,76% nel 2006) rispetto alla media UE del 4,2%. La percentuale nazionale sale al 9,15% all’interno del suolo utile, ovvero quella parte di territorio teoricamente disponibile e idonea ai diversi usi.

I valori percentuali più elevati del suolo consumato sono in Lombardia (12,08%), Veneto (11,87%) e Campania (10,39%).
Gli incrementi maggiori, indicati dal consumo di suolo netto in ettari dell’ultimo anno, sono avvenuti nelle regioni Lombardia, che con 765 ettari in più, quest’anno supera il Veneto (+682 ettari), Puglia (+493), Piemonte (+439), Lazio (+431) ed Emilia Romagna (+425). Valle d’Aosta (14 ettari in più), Liguria, Umbria, Molise, FriuliVenezia Giulia, Trentino-Alto Adige, Basilicata e Calabria sono le altre regioni che, quest’anno, hanno avuto incrementi inferiori ai 100 ettari.

Il consumo di suolo è più intenso nelle aree già molto compromesse. Nelle città a più alta densità, dove gli spazi aperti residui sono limitatissimi, si sono persi 28 metri quadrati per ogni ettaro di aree a verde nell’ultimo anno. Tale incremento contribuisce a far diventare sempre più calde le nostre città, con il fenomeno delle isole di calore e la differenza di temperatura estiva tra aree a copertura artificiale densa o diffusa che, rispetto a quelle rurali raggiunge spesso valori superiori a 2°C nelle città più grandi.

Una valutazione degli scenari di trasformazione del territorio italiano, nel caso in cui la velocità di trasformazione dovesse confermarsi pari a quella attuale anche nei prossimi anni, porta a stimare il nuovo consumo di suolo in
1.552 km2 tra il 2020 e il 2050. Se invece si dovesse tornare alla velocità media registrata nel periodo 2006-2012, si sfiorerebbero i 3.000 km2. Nel caso in cui si attuasse una progressiva riduzione della velocità di trasformazione, ipotizzata nel 15% ogni triennio, si avrebbe un incremento delle aree artificiali di oltre 800 km2, prima dell’azzeramento al 2050.
Sono tutti valori molto lontani dagli obiettivi di sostenibilità dell’Agenda 2030 che, sulla base delle attuali previsioni demografiche, imporrebbero un saldo negativo del consumo di suolo. Ciò significa che, a partire dal 2030,
la “sostenibilità” dello sviluppo richiederebbe un aumento netto delle aree naturali di 318 km2 o addirittura di 971 km2 che andrebbero recuperati nel caso in cui si volesse anticipare tale obiettivo a partire da subito.

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