Ambiente

Il lupo in Europa è ora meno protetto

Il lupo in Europa è ora meno protetto

La maggioranza al Parlamento Europeo ha sostenuto le richieste delle comunità rurali e per questo dal 2022 la Commissione ha avviato un processo per ridurre il grado di protezione dei lupi

21 maggio 2025 | 09:00 | Marcello Ortenzi

I lupi sono animali con una complessa struttura sociale: in tutta Europa vivono in nuclei familiari, detti “branchi” e occupano in maniera esclusiva un territorio nel quale non tollerano la presenza di altri lupi. Finora erano considerati una specie “rigorosamente protetta” ma ora nei paesi europei i lupi sono stati ridotti a specie solo “protetta”. Questo perché  il 13 Maggio è entrata in vigore una modifica della Convenzione di Berna, un trattato internazionale sugli animali e le piante che hanno bisogno di tutele particolari per non estinguersi. Il declassamento del lupo è stato proposto dalla Commissione Europea, che da tempo desidera facilitare l’uccisione dei lupi nei casi in cui danneggiano gli allevatori. Ora, grazie alla revisione della Convenzione, potranno essere cambiate le regole sulla protezione dei lupi all’interno dell’Unione Europea.

Negli ultimi decenni la popolazione europea di lupi è cresciuta moltissimo grazie alle politiche ambientali dell’Unione. In Italia, secondo la più recente stima nazionale, dovrebbero essere più di 3.300; nell’intera Unione Europea circa 20.300. L’aumento del numero dei lupi è considerato un successo da chi si occupa di conservazione degli animali, ma in alcune regioni si sono levate proteste da parte di allevatori e coltivatori che hanno subìto perdite economiche per gli attacchi agli animali domestici e greggi.  La maggioranza al Parlamento Europeo ha sostenuto le richieste delle comunità rurali e per questo dal 2022 la Commissione ha avviato un processo per ridurre il grado di protezione dei lupi. Sino a oggi uno specifico animale può essere catturato o ucciso solo se ci sono ragioni per considerarlo “problematico”, un termine tecnico che si usa per i lupi che a differenza della norma tollerano la presenza di persone a distanza ravvicinata e non si allontanano vedendole. In questi casi la direttiva Habitat dell’Unione Europea stabilisce che si possa decidere un’uccisione per «prevenire gravi danni» economici e per ragioni di «sicurezza pubblica». In Italia per procedere è necessario un parere preventivo dell’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (ISPRA), e l’autorizzazione del ministero dell’Ambiente e della Sicurezza energetica. Ora che la Convenzione di Berna è stata modificata l’Unione Europea potrà modificare la direttiva Habitat per declassare lo status di protezione dei lupi anche nella propria legislazione. L’emendamento alla Convezione dovrà essere approvato anche dal Consiglio Europeo, cioè dai governi dei paesi membri.

Se la modifica sarà confermata la caccia ai lupi rimarrà soggetta a rigide restrizioni, ma minori di quelle attualmente in vigore. I singoli Stati europei avranno maggiori libertà nel decidere come gestire la propria popolazione di lupi. Il declassamento della tutela dei lupi sono stati duramente criticati da più di 300 organizzazioni, tra cui il WWF, per il quale queste iniziative non hanno sufficienti basi scientifiche ma proposte solo per raccogliere consensi. Il WWF e altri gruppi che si occupano di difesa dell’ambiente ritengono che facilitando le uccisioni dei lupi possa aumentare la conflittualità con la specie e che tra le persone si possano diffondere dei sentimenti negativi nei confronti di questi animali. Inoltre, difendere il lupo vuol dire anche riuscire a proteggere a cascata anche gli habitat in cui esso è presente, insieme a molte delle altre specie che in essi convivono.

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