Ambiente

I cambiamenti climatici e l'impatto sulle nuove generazioni

I cambiamenti climatici e l'impatto sulle nuove generazioni

I contributi e le opinioni di qualificati analisti sui problemi ambientali, pone l’attenzione soprattutto sulle possibili alterazioni della Corrente del Golfo, che potrebbero avere conseguenze, seppur meno gravi che altrove, anche sul Mediterraneo

23 febbraio 2025 | 09:00 | C. S.

“La generazione che nasce adesso ha la quasi certezza che sarà testimone di un evento climatico catastrofico”. Lo scrive il docente pisano Vincenzo Vespri, ordinario di Analisi matematica all’Università di Firenze, nel libro “Cronache del rimbambientalismo” di Fabio Scacciavillani e Maurizio Stefanini, appena uscito per Inglorious Globastards. 

Il noto matematico si occupa di effetto serra nel volume di 256 pagine che raccoglie i contributi e le opinioni di qualificati analisti (tra gli altri, Roberto Bolzan, Giampiero Castellotti, Claudia Tebaldi ed Elisa Volterrani) sui problemi ambientali, pone l’attenzione soprattutto sulle possibili alterazioni della Corrente del Golfo, che potrebbero avere conseguenze, seppur meno gravi che altrove, anche sul Mediterraneo. 

“Questa nasce nel golfo del Messico, trasportando acqua calda tropicale verso il nord dell'Atlantico – spiega Vespri. “Quando si raffredda in prossimità del circolo polare artico, si inabissa, dopodiché il ciclo ricomincia. Tale corrente è di vitale importanza per la mitigazione del clima dei paesi europei che si affacciano sull'Oceano Atlantico. Un recentissimo studio pubblicato sulla rivista Science Advances è estremamente preoccupante perché indica un rischio significativo di un blocco della circolazione della Corrente del Golfo. Una minaccia di per sé nota ormai da tempo, ma che in questo articolo di ricerca è delineata con contorni più precisi arrivando perfino ad ipotizzare il collasso del sistema tra il 2025 e il 2095, con un intervallo di confidenza pari, addirittura, al 95%”. 

Il professore chiarisce che molte sono le incertezze sulle conseguenze che il collasso della corrente potrebbe avere sul clima globale. 

“La paleoclimatologia ci viene in aiuto mostrando come, nell’arco degli ultimi 100mila anni circa, ci siano state almeno 25 improvvise oscillazioni del clima nord emisferico causate con molta probabilità da interruzioni e riattivazioni della circolazione della Corrente del Golfo. Durante queste variazioni, la temperatura media del nord emisfero calò di diversi gradi in pochi decenni, in particolare nei mesi invernali e nell’area euro-atlantica. Nel sud emisfero, al contrario, la temperatura media crebbe, sebbene non con l’intensità e i numeri della parte settentrionale del pianeta”. 

In sostanza, l’Europa centro-settentrionale e l’Artico potrebbero costituire l’epicentro di questo shock climatico. 

Un altro problema riguarda il gas serra, il cui effetto antropico è stimato essere circa un quarto di tutte le emissioni. Più della metà di queste emissioni antropiche, ricorda Vespri, derivano dalla necessità di sostenere una popolazione umana che è salita in pochi secoli a otto miliardi di individui. “Queste emissioni sono sostanzialmente proporzionali al numero di individui di un continente – scrive il professore, per cui il contributo alle emissioni dato dall’Europa si stima nell’otto per cento.

Tra i principali effetti delle variazioni climatiche in atto, Vespri indica la desertificazione del Sahel, la zona di transizione tra il deserto del Sahara e le regioni tropicali dell'Africa. “Una volta che un territorio è diventato desertico è difficile farlo ritornare di nuovo coltivabile, sia perché è difficile irrigarlo (la via più naturale, la desalinizzazione dell’acqua marina è un processo ancora molto costoso) e sia perché il terreno ha subito una trasformazione chimica che lo ha reso poco fertile – scrive ancora Vespri. 

“Le questioni ambientali agiscono come ‘moltiplicatori’, creando instabilità perché aggravano i fattori sociali, economici e politici. Lo fanno accentuando l’insicurezza legata all’approvvigionamento di cibo e acqua, riducendo il terreno arabile disponibile per l’agricoltura, e aumentando la tensione rispetto alla scarsità delle risorse. I cambiamenti climatici saranno uno dei fattori geopolitici decisivi nel prossimo futuro poiché costringeranno la popolazione a una lotta sempre più serrata per l’accaparramento e la gestione delle risorse – conclude il professore, il quale evidenzia, però, che anche formulare modelli previsionali attendibili è estremamente difficile, non tanto per il numero elevato di variabili legate fra loro da equazioni altamente non lineari, quanto piuttosto per la natura caotica di questi sistemi differenziali.

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