Ambiente
Continua il declino della biodiversità nei terreni agricoli europei
La Corte dei Conti ha rilevato carenze nella strategia dell’Ue sulla biodiversità fino al 2020 e nel suo coordinamento con la Pac. Utilizzate le opzioni a basso impatto, nonostante esistano misure che hanno maggiori potenzialità
05 giugno 2020 | C. S.
La biodiversità nei terreni agricoli si riferisce agli animali selvatici (ossia, non agli animali d’allevamento) come piccoli mammiferi, uccelli e insetti, alla vegetazione naturale su prati, seminativi e colture permanenti e alla vita sotterranea.
Il ruolo dell’UE nella protezione della biodiversità è fondamentale, dato che l’UE definisce gli standard ambientali e cofinanzia la maggior parte delle spese agricole degli Stati membri. Per il periodo 2014â2020, la Commissione ha previsto di spendere 86 miliardi di euro (circa l’8 % del bilancio a lungo termine dell’UE) per la biodiversità, di cui 66 miliardi di euro provenienti dalla PAC. L’UE e gli Stati membri hanno sottoscritto la Convenzione delle Nazioni Unite sulla diversità biologica nel 1990 e nel 2010 si sono impegnati a raggiungere gli obiettivi di “Aichi” per il 2020. Nel gennaio 2020, il Forum economico mondiale ha classificato la perdita di biodiversità tra le cinque principali minacce che il mondo si trova ad affrontare, sia in termini di probabilità che di impatto. Nel maggio 2020, la Commissione ha pubblicato la strategia dell’UE sulla biodiversità fino al 2030.
Da molti anni in Europa si osserva un declino del numero e della varietà di specie che vivono nei terreni agricoli. Dal 1990, le popolazioni di uccelli e di farfalle comuni presenti nei terreni agricoli, buoni indicatori di cambiamento, sono diminuite di oltre il 30 %. L’agricoltura intensiva ha fortemente ridotto l’abbondanza e la diversità della vegetazione naturale, e di conseguenza della fauna, e resta una delle cause principali della perdita di biodiversità.
Nel 2011, la Commissione ha approvato una strategia per arrestare la perdita di biodiversità entro il 2020. Si impegnava così ad accrescere il contributo dell’agricoltura e della silvicoltura al mantenimento della biodiversità al fine di apportare un “miglioramento misurabile” allo stato di conservazione delle specie e degli habitat che subiscono gli effetti dell’agricoltura. La Corte ha esaminato se la PAC abbia contribuito a migliorare la conservazione della biodiversità ed analizzato le modalità con cui l’UE sta perseguendo i propri obiettivi; a tal fine ha effettuato visite di audit a Cipro e in Germania, Irlanda, Polonia e Romania.
“L’azione della PAC non è stata finora sufficiente a contrastare il declino della biodiversità nei terreni agricoli, una grave minaccia sia per l’agricoltura che per l’ambiente”, ha dichiarato Viorel Ètefan, il Membro della Corte responsabile della relazione. “La proposta per la PAC post-2020 e la strategia sulla biodiversità fino al 2030 mirano a rendere la PAC più reattiva di fronte a sfide quali la perdita di biodiversità, i cambiamenti climatici o il rinnovo generazionale, continuando al tempo stesso a sostenere gli agricoltori europei per ottenere un settore agricolo sostenibile e competitivo”.
La Corte ha rilevato che la strategia UE sulla biodiversità fino al 2020 non aveva stabilito valori-obiettivo misurabili per l’agricoltura, per cui è difficile valutare i progressi e la performance delle azioni finanziate dall’UE. Inoltre, lo scarso coordinamento tra le politiche e le strategie dell’UE riguardanti la biodiversità non ha consentito, ad esempio, di affrontare il problema del declino della diversità genetica, un sottoinsieme della biodiversità.
I pagamenti diretti della PAC agli agricoltori rappresentano circa il 70 % di tutte le spese agricole dell’UE, ma le modalità con cui la Commissione monitora le spese della PAC a beneficio della biodiversità non sono affidabili, in quando sovrastimano il contributo di alcune misure. Inoltre, gli effetti di tali pagamenti sulla biodiversità nei terreni agricoli sono limitati oppure non conosciuti. Anche se alcuni requisiti previsti per i pagamenti diretti, in particolare per “l’inverdimento”, e “la condizionalità” sono potenzialmente utili ai fini del miglioramento della biodiversità, la Commissione e gli Stati membri hanno privilegiato le opzioni a basso impatto, come le colture intercalari e azotofissatrici. La Corte ha rilevato inoltre che il regime di sanzioni nell’ambito della condizionalità non ha prodotto un impatto certo sulla biodiversità nei terreni agricoli e le potenzialità delle misure di inverdimento non sono state pienamente sfruttate.
I programmi di sviluppo rurale presentano maggiori potenzialità ai fini della biodiversità rispetto ai pagamenti diretti, in particolare quelli che sostengono le pratiche agricole rispettose dell’ambiente che vanno al di là degli obblighi imposti dalla normativa al riguardo. Tuttavia, gli Stati membri si avvalgono raramente delle misure ad alto impatto, come i regimi basati sui risultati, preferendo quelle meno impegnative e meno benefiche (“misure verde chiaro”), più apprezzate dagli agricoltori.
La Corte raccomanda alla Commissione di coordinare meglio la strategia sulla biodiversità fino al 2030, potenziare il contributo dei pagamenti diretti e dello sviluppo rurale alla biodiversità nei terreni agricoli, consentire una più precisa tracciabilità delle spese finanziate ed elaborare indicatori affidabili per valutare l’impatto della PAC.
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