Ambiente

Più di metà degli alberi europei è a rischio estinzione

Di 454 specie arboree selvatiche censite nel vecchio Continente sono 181 quelle classificate come a rischio estinzione, delle quali 162 vivono solo sul suolo europeo e in nessun’altra parte del mondo

22 novembre 2019 | C. S.

Dal Portogallo agli Urali e dalla Svezia alla Sicilia, il regno vegetale del continente europeo condivide con quello animale una vera e propria lotta per la sopravvivenza che sta spingendo più della metà degli alberi nativi sull’orlo dell’estinzione. Il sorbo, l’ippocastano, il peccio, il frassino maggiore: solo alcune delle 454 specie arboree che rischieremmo di perdere, insieme al patrimonio di uccelli, scoiattoli, piccoli mammiferi e invertebrati ai quali offrono rifugio e cibo. A fare il punto in occasione della Giornata Nazionale degli Alberi che cade il 21 novembre è il Parco Natura Viva di Bussolengo, Lista Rossa degli Alberi Europei alla mano, che introduce un dato sostanziale: la prima minaccia di scomparsa ai nostri patriarchi verdi risulta essere la proliferazione di specie aliene invasive. E lo fa dalla collina morenica sul Lago di Garda sulla quale sorge: uno degli ultimi antichi angoli di biodiversità rimasti, ancora popolato da specie autoctone come la rovere, il cerro, la roverella, la farnia e il leccio.

“Di 454 specie arboree selvatiche censite nel vecchio Continente - spiega Cesare Avesani Zaborra, direttore scientifico del Parco Natura Viva - sono 181 quelle classificate come a rischio estinzione, delle quali 162 vivono solo sul suolo europeo e in nessun’altra parte del mondo. A queste se ne aggiungono 57 alle quali non è stato possibile assegnare uno stato di conservazione e che porterebbero oltre il 50% il numero dei colossi vegetali in pericolo. Ma non è tutto: “gli alieni” hanno attaccato a vario titolo il 38% delle specie, superando la deforestazione e il consumo di suolo nella determinazione delle cause di scomparsa”. E’ difatti il caso dell’ippocastano, che viveva in Europa ben prima dell’ultima era glaciale, diffuso in Italia fino ai 1200 metri. Oggi sopravvive con una popolazione totale inferiore ai 10mila esemplari, assediata in tutto l’areale dalla Cameraria ohridella, un lepidottero di provenienza sconosciuta che scava profonde gallerie nella lamina fogliare, provocando il disseccamento dell’intera pianta. Stessa sorte tocca al frassino maggiore, anch’esso diffuso in tutta la nostra Penisola, asserragliato da un fungo che da solo causa la mortalità del 75% degli esemplari di questo albero; e come non ricordare la Xylella asiatica, che dal 2013 fa strage di ulivi nel Meridione. "L’azione degli “alieni” poi - prosegue Avesani Zaborra - non è solo diretta ma si manifesta anche per via indiretta: la diffusione di specie arboree ornamentali alle quali le nostre soccombono e la diffusione di animali esotici tanto nelle aree forestali che in quelle urbane, amplificano quella che è diventata una vera e propria piaga”. E come accade per gli animali, anche per gli alberi vale una parola d’ordine: “Mitigare l’impatto dell’uomo sugli ecosistemi”.

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