Ambiente

L'impatto dell'uomo sull'ambiente è totale, anche quando crede di fare del bene

L'agricoltura inquina: i nuovi principi attivi si infiltrano nelle falde e non sempre riescono a essere eliminati dai depuratori. Anche le piante nei parchi delle città “inquinano”: nelle stagioni calde aumentano infatti i livelli di ozono nell'atmosfera

26 maggio 2017 | T N

L'impatto dell'uomo sull'ambiente non è mai neutro e, anzi, a volte risulta deleterio anche quando pensa di fare del bene, magari piantando alberi nei centri delle città.

L'introduzione di nuove molecole per la difesa fitosanitaria, come sono i neonicotinoidi, apre nuove sfide nella difesa degli ecosistemi, si pensi all'impatto sulle api, ma anche sulle risorse essenziali al nostro vivere quotidiano.
I ricercatori hanno rilevato la presenza di neonicotinoidi nelle falde acquifere potabili di cittadine agricole dell'Iowa. Un potenziale problema poiché alcuni studi hanno suggerito che l'esposizione cronica a queste molecole possa causare problemi allo sviluppo e neurologici in molti animali.
E' evidente, quindi, che il sistema di depurazione delle acque potabili deve essere altamente efficiente, per eliminare i residui di questi composti. Un impianto antiquanto, basato sul filtraggio rapido con sabbia, è un grado di ridurre la presenza di clothianidin, imidacloprid e thiamethoxam solo dell'1%, 8%, 44%. Viceversa un sistema di filtraggio granulare con carbone attivo è in grado di eliminare queste molecole del 100%, 94% e 85%. Nelle acque potabili trattate con sola sabbia, possono rimanere fino a 57 nanogrammi di neonicotinoidi per litro. Ancora non esiste una regolamentazione precisa sui limiti di questi composti nelle acque potabili, poiché si cercano le prova definitive dell'influenza di queste molecole sulla salute umana. Solo allora si potrà prendere in considerazione il rischio dovuto all'esposizione cronica.

Le sfide che ci aspettano nel prossimo futuro riguardano però anche una rivalutazione critica di azioni che sono considerate benemerite.
Piantare alberi è una strategia popolare per aiutare a rendere le città "più verdi", sia letteralmente che in modo figurativo. Vi può però anche essere un effetto controproducente della vegetazione urbana: durante le ondate di caldo, può aumentare i livelli di inquinamento atmosferico e la formazione di ozono.
Naturalmente bisogna tenere di conto dei benefici, come il sequestro e la conservazione del carbonio, l'aiuto alla regimazione delle acque superficiali nel caso di eventi meteorici eccezionali e l'effetto raffrescamento. Tuttavia pochi sanno che le piante rilasciano anche nell'aria composti organici volatili che, interagendo che altre molecole nell'aria, prevalentemente di origine antropica, possono innalzare l'inquinamento atmosferico.
E' quanto hanno rilevato i ricercatori nell'area metropolitana di Berlino-Brandeburgo in Germania nell'estate 2006, quando vi fu un'ondata di calore. I dati sono poi stati paragonati con quelli dell'estate 2014, considerata più tipica del clima continentale.
Le simulazioni effettuate dai ricercatori hanno portato a determinare che le alberature della città avevano portato a un innalzamento medio dei livelli di ozono dal 6% al 20%, con picchi fino al 60% durante i giorni più caldi. E' quindi importante modulare le politiche ambientali nelle città più verdi, riducendo il traffico veicolare durante i giorni più caldi. Le auto sono infatti una delle principali fonti di ossidi di azoto, composti in grado di reagire con i composti volatili organici emessi dalle piante, formando ozono.

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