Ambiente

I segni dei cambiamenti climatici che si vedono e si sentono

L'ambiente si sta trasformando grazie a piccoli ma percettibili modifiche come l'aumento della temperatura in quota e nelle acque, la contrazione degli habitat in vetta, il rallentamento nella crescita e prolungamento del periodo vegetativo delle foreste

31 marzo 2012 | Ernesto Vania

Aumento delle temperature atmosferiche e delle acque, riduzione della crescita delle foreste, prolungamento delle stagioni vegetative. Sono alcune conseguenze dei cambiamenti climatici che emergono dal volume ‘La Rete italiana per la ricerca ecologica a lungo termine (Lter-Italia)’, a cura di Roberto Bertoni dell’Istituto per lo studio degli ecosistemi del Consiglio nazionale delle ricerche (Ise-Cnr) di Verbania. Il volume, nel quale si descrivono obiettivi e risultati dei 22 siti afferenti alla Rete, veri e propri laboratori all’aperto, sarà presentato nel corso della sesta assemblea annuale di Lter-Italia, il 29 e 30 marzo, presso la sede centrale del Cnr di p.le Aldo Moro a Roma.

“Si possono citare i risultati del progetto internazionale ‘Gloria’, che ponendo sotto osservazione 764 specie di piante e utilizzando i dati di oltre 130 termometri digitali ha rilevato una contrazione degli habitat alto montani in 42 vette europee su 60, tra cui alcune vette appenniniche studiate dall’Università del Molise”, spiega Giorgio Matteucci dell’Istituto per i sistemi agricoli e forestali del Mediterraneo del Cnr, segretario della Rete. “Le serie storiche indicano che la temperatura minima in quota, nell’arco di dieci anni, è aumentata di 0,76°C”.

Se le montagne si riscaldano, gli alberi rallentano la crescita. “Un altro monitoraggio, relativo alle foreste del Tarvisio in Friuli seguite dal CFS, mostra negli ultimi 5-10 anni un rallentamento del tasso di crescita di circa il 27% rispetto al periodo 1995-2000, dovuto agli stress climatici e in particolare alla minore piovosità”, prosegue il ricercatore. “Risultati confermati dalla diminuzione dell’assorbimento di CO2 nelle annate secche, rilevata nella foresta abruzzese di Collelongo. Va anche segnalata la tendenza al prolungamento delle stagioni vegetative, evidenziata nella faggeta abruzzese e in un lariceto della Val d’Aosta monitorato da Arpa e Università di Torino”.

“Anche il Lago Maggiore sta cambiando”, aggiunge Roberto Bertoni, vice coordinatore della rete Lter-Italia. “Negli anni ‘70 era affetto dall’eutrofizzazione. Oggi, in seguito all'entrata in funzione di numerosi impianti di depurazione, la concentrazione di clorofilla si è ridotta di circa il 60%. La temperatura degli strati d'acqua superficiali e profondi, tuttavia, dal 1980 è salita progressivamente”. La tendenza al riscaldamento è ben visibile in mare. “Lo mostrano i dati raccolti dal 1991 dall’Università di Genova, sulla temperatura di superficie delle acque del Promontorio di Portofino, e quelli dell’Istituto di scienze marine del Cnr relativi all’Alto Adriatico”.

Lter-Italia celebra i primi cinque anni di vita. I 22 siti sono distribuiti su tutto il territorio nazionale e rappresentano le principali tipologie di ecosistemi del Paese, oltre a due siti remoti in Antartide e in Himalaya, e sono studiati da ricercatori e ricercatrici di Università, Corpo forestale dello Stato, istituti del Cnr e altri Enti di ricerca.

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