Ambiente

Report dell'EEA: l'agricoltura intensiva riduce la biodiversità

Agricoltura intensiva e massiccia presenza di infrastrutture stanno minacciando vicino la sopravvivenza della fauna e della flora nostrana determinando il completo disfacimento del paesaggio naturale europeo

10 settembre 2011 | Ernesto Vania

Il quadro che emerge dallo studio "Frammentazione del paesaggio in Europa" (Landscape fragmentation in Europe) dell'Agenzia Europea dell'Ambiente (EEA) in collaborazione con l'Ufficio Federale dell'Ambiente Svizzero (UFAM), presentato ieri 5 settembre, è a dir poco preoccupante. Lo studio, realizzato con metodo scientificamente valido, analizza il grado di frammentazione del paesaggio europeo. Le forze trainanti della crescente suddivisione del paesaggio del Vecchio Continente, agricoltura intensiva e massiccia presenza di infrastrutture sul territorio innanzitutto, stanno portando vicino al "punto di non ritorno" la sopravvivenza della fauna e della flora nostrana determinando il completo disfacimento del paesaggio naturale europeo.

"I dati dello studio dell'EEA dimostrano una volta di più, qualora ce ne fosse bisogno, l'insostenibilità del del modello agroindustriale - commenta Andrea Ferrante, presidente nazionale dell’Associazione Italiana per l’Agricoltura Biologica (AIAB) -, un modello che ha distrutto il paesaggio europeo e desertificato i nostri territori rurali, che è totalmente dipendente dall'energia fossile e non ha futuro. Quanto emerso dallo studio Frammentazione del paesaggio in Europa impone di scegliere una nuova PAC che rimetta al centro un'agricoltura familiare e di piccola scala, sostenibile, basata sul metodo biologico".

Lo studio dell'EEA evidenzia, infatti, in modo sistematico le forze determinanti della frammentazione, dimostrando la variabilità dei fattori nelle diverse parti d'Europa. Il risultato amaro è che le attività umane (l'eccessiva diffusione di infrastrutture -strade, autostrade e ferrovie- e i metodi di coltivazione intensivi) frammentando il territorio, interrompono percorsi naturali di migrazione e spostamento, determinando un crescente isolamento fra le popolazioni animali. La costruzione dei passaggi per la fauna selvatica, secondo lo studio, non sarà sufficiente a salvare le popolazioni perché la quantità di habitat a disposizione e la loro qualità sono sin d'ora troppo limitate per via della presenza combinata di strade e di coltivazioni intensive.

In questo scenario, secondo lo studio, l'attuazione di una politica di deframmentazione (incremento e sostegno allo sviluppo rurale, aggiornamento, e non costruzione, della viabilità esistente) volta alla tutela della biodiversità porterebbe ad una riduzione del trend della crescente frammentazione e dello spopolamento della fauna europea.

"Di fronte all'eccezionale crisi economica, ambientale e sociale in corso - continua Ferrante - l'agricoltura basata sulla sovranità alimentare, caratterizzata da una nuova centralità per la figura dei contadini-produttori e da modelli di produzione ecosostenibili come l’agricoltura biologica, rappresenta un'opportunità unica per uscire da questo stato di crescente disfacimento. L'uso dei fondi della PAC -conclude il presidente di AIAB- deve immediatamente cambiare e smettere di tenere in vita un modello agroindustriale che non ha più ragione di esistere".

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