Mondo Enoico

Viticoltura biologica, non solo rame

Riflettori puntati sulle alternative per ridurre ed eventualmente sostituire questo elemento, usato nel biologico in alternativa ai comuni anticrittogamici di sintesi

30 gennaio 2010 | T N

Ricercatori e tecnici provenienti da diversi paesi europei, tra cui Spagna, Germania, Francia, Italia e Svizzera, si sono confrontati all’Istituto Agrario di San Michele all’Adige, sull’utilizzo del rame in agricoltura biologica.

Riflettori puntati sulle alternative per ridurre ed eventualmente sostituire questo elemento, usato nel biologico in alternativa ai comuni anticrittogamici di sintesi per controllare le malattie e oggetto di dibattito dato che alcuni paesi del nord Europa ne chiedono un ridimensionamento nell'utilizzo e altri, tra cui l'Italia, lo ritengono ancora necessario per difendere le colture.

Nel corso dell'incontro si è parlato della normativa europea che regola l'impiego di questo elemento. Il rame è stato incluso nel Regolamento europeo per l'utilizzo in agricoltura biologica in quanto è un composto presente in natura e considerato di uso tradizionale.
Tuttavia dopo anni di utilizzo si accumula nel suolo dove esercita una forte tossicità nei confronti della microflora e microfauna presente (ma non per l’uomo!). Per questo motivo l'Unione Europea ha deciso di ridurne l'uso fissando delle soglie che però non sono sufficienti per controllare la peronospora in alcune aree dove le condizioni ambientali facilitano lo sviluppo della malattia.

Ne consegue che le alternative al rame, da sole, non sono sufficienti per combattere la peronospora e vanno integrate con bassi dosaggi di rame.

L’Istituto Agrario valuta da tempo l'efficacia delle alternative al rame e nel corso degli anni ha sperimentato numerosi formulati di origine naturale quali estratti vegetali, argille, nonché "agenti di biocontrollo" cioè sostanze prodotte da microrganismi (lieviti o batteri) che hanno un’azione tossica nei confronti dei funghi che attaccano le piante coltivate.

“Questi prodotti –spiega Enzo Mescalchin del Centro Trasferimento Tecnologico- hanno dato risultati interessanti in laboratorio, ma nelle prove in campo non sono in grado di fornire una protezione soddisfacente. Finora i maggiori progressi nel controllo della peronospora col metodo biologico si sono registrati nella progressiva riduzione delle dosi di rame impiegato: attualmente si utilizzano dosi circa tre volte inferiori rispetto a quelle usate 15 anni fa. Questo è reso possibile da una maggiore tempestività negli interventi, dalla maggiore efficienza delle attrezzature meccaniche impiegate e dal costante controllo che viticoltori e tecnici impegnati nel biologico esercitano in campagna. C’è da dire, inoltre, che nei nostri ambienti la matrice calcarea dei terreni che comporta ph subalcalini e l’inerbimento naturale dei terreni che li arricchisce di sostanza organica permette un’ottima trattenuta di questo metallo nei primissimi centimetri del suolo impedendone la sua propagazione nel terreno”.

Durante l’incontro sono state illustrate le varietà di vite tolleranti a peronospora e oidio la cui coltivazione diminuirebbe in modo significativo la necessità di trattamenti.

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