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IGT ITALIA. DOPO FRANCIA E SPAGNA, NEL NOSTRO PAESE SCOPPIA LA POLEMICA TRA CHI DIFENDE IL VALORE DEL TERROIR E CHI GUARDA AI MERCATI INTERNAZIONALI E ALLA CRESCENTE COMPETIZIONE DI UVAGGI PAN ITALICI

Dopo Coldiretti e Città del Vino scende in campo anche Angelo Gaia contro l’ipotesi di una Igt Italia perché la “specificità del vigneto e della provenienza non avrebbero più alcun senso perché i vini verrebbero costruiti in cantina con mescolanze di uve dalla provenienza più diverse. Non è che faremmo un passo indietro?”

19 maggio 2007 | Graziano Alderighi

Il vino Made in Italy, nel 2006, ha realizzato un boom del 6,5 per cento nel valore delle esportazioni e un successo rilevante negli Stati Uniti (+ 5 per cento) e nei nuovi Paesi emergenti come India (+71 per cento) e Cina (+105 per cento).
I dati Istat, quelli dell’Ice confermano che il vino italiano sta ripartendo, superando anche il tradizionale avversario; la Francia.
Allora perché ci dibattiamo nelle polemiche Perché pagine di giornali, conferenze stampa e convegni a interrogarsi su un terribile dilemma: Igt Italia sì, Igt Italia no?
In realtà il mondo vitivinicolo, tutto, avrebbe anche ben poca voglia di affrontare l’argomento e lo spinoso tema se non fosse che la decisione di Spagna e Francia di creare denominazioni nazionali - rispettivamente Vignobles de France e Viñedos de España - ha cambiato lo scenario, distribuendo un jolly in più in questi Paesi.
Un’opzione che naturalmente possiamo legittimamente esercitare anche noi.
Ma ci conviene? La domanda in realtà sta tutta qui.
Molti sostengono che in questo modo sarà possibile commercializzare vino mediocre utilizzando i vantaggi di una denominazione che si avvale del nome e del prestigio di un intero paese. Altri invece sostengono che questo provvedimento sarà utile alla competizione con le produzioni enologiche di altri paesi emergenti e che stanno conquistando quote di mercato ovunque nel mondo, in particolare nei paesi dell'Asia, nei quali si registra un crescente interesse per il consumo di vino.
Il problema di come contrastare la concorrenza dei paesi vinicoli emergenti, sembra essere uno dei temi più ricorrenti negli ultimi tempi in Europa. Il timore che i vini prodotti nei cosiddetti paesi del “Nuovo Mondo” prenda il sopravvento nei consumi del vecchio continente, sembra essere fondato e concreto. Paesi che non hanno lunga storia o tradizione nella produzione di vino riescono infatti a produrre vini di qualità proponendoli, addirittura, a prezzi decisamente convenienti.

A proposito di Igt Italia è sceso in campo anche Angelo Gaia per dire no: “La Igt Italia darebbe fiato ai vini a marchio aziendale; verrebbero senz’altro prodotti dei blend di tipo bordolese di ottima fattura, in grado anche di competere con i vini-culto, i vini-icona; solo che la specificità del vigneto e della provenienza non avrebbero più alcun senso perché i vini verrebbero costruiti in cantina con mescolanze di uve dalla provenienza più diverse. Non è che faremmo un passo indietro? I controlli della Igt Italia si estenderebbero all’intero paese e diventerebbero difficilissimi da eseguire. Uno scandalo più che possibile (dobbiamo aspettarci il giorno che la sabbia non arriverà più in tempo a coprire) sulla nuova Igt Italia caccerebbe nei guai tutto il vino italiano, anche quello di qualità. La Igt Italia darebbe riconoscimento legale alla pratica di mescolare i vini del Sud a quelli del Nord: si faceva già una volta, di nascosto però, e si chiamava con un altro nome.”

Se si osserva la realtà vinicola e ampelografica dell'Italia, l'eventuale istituzione di una denominazione nazionale presenterebbe inoltre dei problemi pratici piuttosto complicati. Quale varietà autorizzare? Quelle autoctone italiane o quelle internazionali? Entrambe? Quale e quanta confusione creeremmo nel consumaotore?
L'unica alternativa attualmente praticabile sarebbe quella di produrre vini Igt Italia con le sole uve internazionali, le uniche varietà presenti in ogni regione. E sarebbe un bel paradosso: un vino che sventola trionfante in etichetta il marchio Italia e prodotto con uve che non sono italiane.
L’Igt Italia rimane una questione aperta e complicata, perché abbiamo una storia e una tradizione che non possiamo dimenticare né trascurare.

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