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E’ STATO SEQUENZIATO IL 99% DEL GENOMA DELLA VITE, PRESO A MODELLO IL PINOT NERO

Un passo storico per la vitivinicoltura. La vite è infatti la prima pianta da frutto e la seconda pianta coltivata, dopo il riso, ad avere il proprio genoma decodificato. Un risultato storico frutto di sei anni di lavoro da parte dei ricercatori dell’Istituto di San Michele all’Adige

25 marzo 2006 | Graziano Alderighi

Il codice genetico della vite non è più un segreto. Dopo sei anni di studi e ricerche un team di ricercatori dell’Istituto Agrario di San Michele all’Adige ha decodificato il genoma della vite prendendo come pianta modello il Pinot nero, una delle più importanti cultivar a livello mondiale.
Il percorso attuale è iniziato sei anni fa, quando la Fondazione della Cassa di Risparmio di Trento e Rovereto ha finanziato un progetto di biologia avanzata nel settore della vite, melo e salmonidi, ponendo le basi per approfondimenti scientifici volti alla conoscenza dei meccanismi che regolano la biologia delle piante. Il passo successivo è stato un finanziamento specifico della Provincia autonoma di Trento che ha consentito di produrre, primi al mondo, nel 2004, la “mappa fisica della vite”, realizzata in collaborazione con l'Università di Udine, mediante la quale sono stati ricostruiti i 19 cromosomi della vite. A seguire, terza e ultima fase, l’avvio della decodificazione dell’intero genoma della vite, di cui oggi viene dato formale annuncio alla comunità scientifica nazionale e internazionale.
Allo stato attuale il progetto ha sequenziato cinque equivalenti genomici per un totale di due miliardi e mezzo di nucleotidi, che includono il 99% dei geni della pianta. Si tratta, quindi, di una prima versione della sequenza del Dna della vite, composto, come accennato, di 19 cromosomi contenenti circa 500 milioni di nucleotidi. Tale percorso è stato reso possibile grazie ad uno specifico finanziamento della Provincia autonoma di Trento ed alla collaborazione sinergica tra l’équipe di ricercatori dell’Istituto Agrario di San Michele all’Adige e la società americana Myriad Genetics Inc.
La terza ed ultima fase del progetto ha preso avvio nella scorsa primavera e terminerà entro pochi mesi con il completamento delle attività di sequenziamento, finitura ed assemblaggio dei dati. A quel punto l’informazione prodotta sarà resa pubblica alla comunità scientifica internazionale mentre da subito potranno essere accolte le richieste di informazioni su geni di interesse per il miglioramento delle caratteristiche qualitative ed agronomiche della vite.
Il risultato raggiunto dall’Istituto Agrario di San Michele all’Adige pone le basi oggettive per il miglioramento di alcune caratteristiche qualitative dei vitigni attualmente coltivati e per la costituzione di eventuali nuove varietà che meglio si adattino alle caratteristiche pedoclimatiche del territorio viticolo trentino. La conoscenza più approfondita dei meccanismi biologici della vite consentirà, inoltre, di attuare interventi più mirati per la difesa dalle avversità parassitarie, diminuendone il numero e l’impatto, realizzando così una politica di agricoltura sostenibile, rispettosa dell’ambiente.
Il progetto ha consentito di costituire presso l’Istituto Agrario un team di ricercatori e tecnici altamente qualificato che ha avuto modo di specializzarsi presso i migliori laboratori europei ed
americani, consentendo il trasferimento a San Michele di conoscenze e metodologie atte a formare un know-how di assoluto rilievo. Accanto alle risorse umane l’Istituto Agrario ha acquisito anche un patrimonio di risorse strumentali e tecnologiche di prima qualità che potranno essere utilizzate per futuri programmi di ricerca.
Il risultato è di portata storica per la viticoltura che, con l’informazione resa disponibile da questo progetto, avrà di fronte una nuova era. Negli anni a venire chi riuscirà a capitalizzare al massimo queste nuove conoscenze avrà la possibilità di realizzare una viticoltura migliore.

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