Mondo Enoico

I VIGNAIOLI CONTINUANO A PREFERIRE IL MONDO HORECA, MA LA CRESCITA DELLA DOMANDA DI VINI DI QUALITÀ NELLA GRANDE DISTRIBUZIONE APRE NUOVI SCENARI

Ormai due terzi delle vendite di vino a denominazione d’origine passa dai canali della GD/GDO. Sempre più vitivinicoltori guardano alla grande distribuzione per svuotare le cantine, anche se la paura di arrecare danno all’immagine aziendale è elevata. Da buyer ed operatori utili indicazioni e le ultime tendenze, perchè la grande distribuzione ha le sue esigenze

07 maggio 2005 | Graziano Alderighi

Cosa vedono ne futuro enotecari e buyer della grande distribuzione
Pare che si stia esaurendo la tendenza al calo dei consumi in atto da tempo e legata anche a fattori strutturali comuni a tutti i paesi produttori storici di vino e cioè la progressiva perdita, da parte del vino, della caratteristica di componente essenziale dell'alimentazione quotidiana. Questa prospettiva favorevole deve però fare i conti con la situazione generale dell'economia che è caratterizzata da una debolezza della spesa per i consumi in genere. Ne consegue che la ripresa nelle vendite di vino sta avvenendo attraverso una modificazione del modello di consumo, che tende ora a privilegiare i vini con un buon rapporto prezzo qualità e comunque con prezzi più contenuti che in passato.
Più ottimisti sono i responsabili degli acquisti nelle grandi catene che si aspettano una ripresa dei consumi di vino.
Invece su dieci gestori di enoteche quelli che si attendono aumenti di vendita nel 2005 sono infatti cinque, mentre tre ipotizzano stabilità e due prevedono un calo.
Innanzitutto sul maggior ottimismo della grande distribuzione influisce anche la tendenza di lungo periodo alla crescita delle vendite complessive di tutti i prodotti degli esercizi della GDO a spese del commercio tradizionale.
In secondo luogo dalle tre inchieste emerge uno spostamento della domanda verso i prodotti con prezzo più contenuto ed ovviamente questo andamento penalizza le enoteche che puntano soprattutto su prodotti di prezzo medio ed elevato.

La parola alla grande distribuzione
Secondo Valter Vangelisti, buyer di Auchan “le statistiche dicono che il 68% delle vendite di vini a denominazione d’origine passa per il canale della grande distribuzione. Sempre più spesso i clienti di supermercati e ipermercati cercano vino di qualità ad un prezzo conveniente. Circa il 75% delle vendite è sviluppato da vini con un prezzo inferiore a 5 euro, con una concentrazione nella fascia prezzo fino a 3 euro. Il vino nella distribuzione moderna si presenta con assortimenti ampi e profondi, tra le 400 e le 800 etichette, spaziando dalle produzioni limitate di piccole cantine locali alle grandi aziende nazionali, fino alle produzioni più qualificate, premiate in Italia e all’estero, con prezzi che variano da 1 a 100 euro. Obiettivo della distribuzione moderna è quello di collaborare sempre più con i produttori di vino, anche quelli più piccoli o che producono prodotti di nicchia, per arrivare a trasformare sempre più lo scaffale in una piccola enoteca. Inoltre la grande distribuzione sta dando il suo contributo alla promozione del vino italiano all’estero, inserendo vini di qualità e lanciando promozioni speciali.”
“Tra i fenomeni più interessanti – ha dichiarato Ugo Girardi, direttore dell’Istituto Indis di UnionCamere – c’è la crescita delle vendite di vini ad indicazione geografica tipica (igt) che propongono nella fascia media di prezzo anche prodotti di alta qualità e a forte contenuto innovativo. Secondo dati Nielsen il comparto dei vini da tavola, ove primeggiano le Igt, incide per il 59,5% dei volumi di vendita, mentre le denominazione d’origine pesano intorno al 29%.”

Il dilemma delle aziende vitivinicole
In genere i produttori di qualità non servono la grande distribuzione perché sostengono che quel canale svilisce l'immagine del loro vino. Sostengono inoltre la loro produzione è così esigua che non può bastare nemmeno per un solo supermercato. Ma anche se volessero diventare fornitori della GD/GDO, non potrebbero farlo per non inimicarsi i loro clienti tradizionali: le enoteche e soprattutto i ristoranti che non vogliono che il vino sia al supermercato che generalmente pratica prezzi molto convenienti. Non è infrequente che quando un vino finisce sullo scaffale del grande magazzino generalmente esce dalla carta dei ristoranti.
Per questa ragione il “core business” delle aziende vitivinicole di qualità italiane resta saldamente ancorato alla distribuzione in senso classico: enoteche, ristoranti e wine-bar si confermano il canale privilegiato per le migliori etichette. La tendenza emerge da una mini-inchiesta realizzata a Vinitaly da “WineNews”.
“Nello sviluppo e segmentazione dei mercati c’è spazio per tutti - dichiara Marco Caprai, il viticoltore umbro che ha segnato la rinascita del Sagrantino nel mondo - sul fronte della distribuzione ci sono molte aspettative, che temo non saranno completamente soddisfatte a causa della debolezza di molte aziende italiane che sono ancora troppo piccole per interfacciarsi con le complesse dinamiche della grande distribuzione. Per le piccole aziende il rischio è che la grande distribuzione sia antieconomica. Certo il rapporto con la GDO sta migliorando e diventando sempre più forte. Oggi non si può certo stare solo da una parte o dall’altra. Sono segmenti diversi e produttori devono saper sviluppare la loro politica commerciale in equilibrio senza seguire le mode”.

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