Mondo Enoico
Fosche previsioni si addensano sulla vendemmia
41 milioni di ettolitri secondo Assoenologi, 39 secondo Fedagri. Si confermano comunque le difficoltà di una stagione complessa
01 settembre 2012 | T N
Si produrranno 41,2 milioni di ettolitri di vino, secondo Assoenologi. Nel 2012 si produrranno tra i 56 e i 59 milioni di quintali di uva da vino che, applicando il coefficiente medio di trasformazione del 73% danno 41,2 milioni di ettolitri di vino. Un quantitativo inferiore del 3,5% rispetto a quello dello scorso anno che fece registrare una produzione di 42,7 milioni di ettolitri (dato Istat).
La vendemmia 2012 per scarsità di produzione si pone al secondo posto dopo quella del 1950 (41 milioni di ettolitri) e precede quella del 2007 (42,5 milioni di ettolitri). Va detto comunque che negli anni 1950/80 la superficie vitata italiana di uva da vino era decisamente più elevata dell'attuale (nel 1980 era di 1.230.000 ettari. Oggi è di 694.000 ettari - dati Istat). Per contro dal 1950 ad oggi le annate più produttive risultano, sempre secondo i dati Istat, quelle del 1980 (86,5 milioni di ettolitri di vino), del 1979 (85,1 milioni di ettolitri di vino) e del 1983 (83,3 milioni di ettolitri di vino). Nel 1983 si è quindi prodotto il doppio di quanto si stima per il 2012.

Le previsioni elaborate da Fedagri-Confcooperative sulla base di dati e rilevazioni sul campo fornite dalle oltre 400 cantine associate che rappresentano più del 50% dell’intera produzione vitivinicola italiana indicano che potremmo avviarci verso il record negativo assoluto di 39,4 milioni di ettolitri di vino, con un calo del -7,7% rispetto alla produzione dello scorso anno. Dal punto di vista qualitativo, sarà una buona e ottima vendemmia in pressoché tutte le aree viticole.
Per la qualità tutto dipende dal mese di settembre. Il grande caldo che i sette anticicloni ci hanno imposto non è bastato a "bruciare" le speranze per ottenere un millesimo di viva considerazione in quasi tutte le regioni italiane. Il risultato della vendemmia 2012 dipenderà dall'andamento climatico e meteorico delle prossime quattro settimane. Se nel mese di settembre il caldo non darà tregua e non si verificheranno le tanto auspicate piogge, ci si dovrà accontentare di una produzione buona ma con poche punte di ottimo. Viceversa se le condizioni climatiche e meteoriche saranno propizie si potrà sperare in un ottimo risultato con diverse punte di eccellente - questa la speranza dei tecnici vitivinicoli italiani.

Le riduzioni più significative riguardano la Toscana (-20%), la Puglia (-20%), dove le diminuzioni del raccolto riguardano in particolare le zone viticole del Salento, e il Veneto, che pur confermandosi prima regione produttiva italiana, lascia prevedere un calo che dovrebbe attestarsi su un -12% di media. Significative anche le riduzioni previste nell’Emilia Romagna, regione in cui si presentano diverse situazioni eterogenee ma in cui è possibile stimare un complessivo calo del 10% del raccolto, in Umbria (dove è quasi certo una riduzione addirittura del 40% rispetto alla scorsa vendemmia) e in Lombardia (-15%).
Cali produttivi più contenuti si attendono nelle altre regioni del Nord (Piemonte, Trentino Alto Adige, Friuli Venezia Giulia) e nel centro Italia, con lievi cali nel Lazio e nelle Marche e una produzione pressoché stabile in Sardegna e Abruzzo.
Segno positivo per la Campania (+5%) e per la Sicilia, regione che recupera il 20% del proprio potenziale produttivo che era andato perduto lo scorso anno a causa del massiccio ricorso alle domande per la “vendemmia verde” (la distruzione dei grappoli prima che arrivino alla maturazione).
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