Mondo Enoico
Cordone speronato contro Guyot per l'allevamento del Barbera
Tradizionalmente in Piemonte la forma di allevamento utilizzata è il Guyot ma il cordone speronato offre il vantaggio di essere facilmente meccanizzabile, riducendo quindi i costi di gestione. Ma è adatto per il vitigno Barbera?
21 gennaio 2012 | Graziano Alderighi
L'Università di Torino e i Vignaioli Piemontesi S.c.a. hanno realizzato un'interessante ricerca, durata tre anni, per comprendere la risposta e l'adattabilità del vitigno Barbera a una forma di allevamento, il cordone speronato, che non è tradizionalmente diffusa in Piemonte e che genera diffidenza.
In un periodo e contesto in cui occorre un contenimento dei costi di produzione anche in aree particolarmente vocate e di pregio, l'introduzione del cordone speronato offre ridotti dispendi economici, la possibilità di meccanizzazione della potatura, totale o parziale.
Oltre a una connaturata diffidenza verso il nuovo, i viticoltori piemontesi hanno anche il corretto timore che un cambio della forma di allevamento possa portare a modificazioni nella qualità e specificità delle uve e del vino.
La sperimentazione condotta dal team di Silvia Guidoni ha permesso di comprendere l'adattabilità del cordone speronato al vitigno Barbera e alle condizioni pedoclimatiche piemontesi.
La ricerca è stata condotta in un vigneto localizzato fra i comuni di Nizza Monferrato e Vinchio (AT) ed è durata tre anni, dal 2006 al 2009. Le annate sono state caratterizzate da significative differenze climatiche, sia per la temperatura sia per le precipitazioni, rendendo ancor più significativa la ricerca.
Il germogliamento si è sempre verificato leggermente in anticipo nelle piante con
potatura Guyot rispetto a quelle con il cordone speronato. Scarse le differenze su altri fattori fenologici, come l'epoca di invaiatura, o sulla fertilità media dei germogli.
La potatura a cordone speronato ha però indotto una maggiore attività vegetativa, manifestatasi anche con un incremento del peso dei tralci di potatura, una più numerosa emissione di germogli sviluppatisi da gemme latenti e di controcchio, ma un’inferiore produttività potenziale rispetto alla potatura a Guyot.
Rispetto al sistema tradizionale, quindi, l'introduzione del cordone speronato ha determinato una necessità di manodopera maggiore per gli interventi in verde precoci (+ 15 %) e minore per il diradamento (- 10 %).
I parametri produttivi alla raccolta non sono stati influenzati in modo rilevante, fatta eccezione per la massa degli acini che nelle piante a cordone speronato è risultata un po’ più elevata se pur meno influenzata da annata e diradamento, a differenza di quanto osservato nelle piante potate a Guyot.
Sul fronte qualitativo le uve prodotte da piante a cordone speronato hanno mostrato, soprattutto nel 2007, un livello qualitativo migliore di quello delle piante potate a Guyot, pur a fronte di una
produttività simile e di acini di dimensioni maggiori. La concentrazione in flavonoidi totali non è risultata influenzata dalla potatura, mentre i mosti delle uve del cordone speronato hanno presentato una concentrazione maggiore di acido malico e una minore di acido tartarico rispetto a quella dei mosti provenienti dal Guyot.
I vini ottenuti da piante allevate a cordone speronato sono stati spesso preferiti anche dal panel tecnico di assaggio sia per una maggiore intensità del colore che per le loro caratteristiche sensoriali globali.
In conclusione la ricerca ha mostrato che l’impiego della potatura corta per il vitigno Barbera in ambiente collinare piemontese non porta a svantaggi ma anche a potenziali vantaggi.
Certamente l'adozione del cordone speronato richiede una preliminare e corretta valutazione ; qualora della carica di gemme per pianta, oltre, nel caso di nuovo impianto, di comprendere quale sia la più opportuna distanza d’impianto, per evitare difficoltà nell’equilibrare la vegetazione e la produzione con gli interventi manuali estivi.
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