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Vino italiano, la sfida è salire di fascia: i Premium reggono la crisi e guidano la crescita globale

Vino italiano, la sfida è salire di fascia: i Premium reggono la crisi e guidano la crescita globale

Nonostante il calo delle importazioni, i vini tra 8 e 50 euro crescono più del resto del mercato. Per l’Italia la chiave è aumentare il peso del segmento alto e puntare su nuovi mercati emergenti

13 aprile 2026 | 08:30 | T N

Il futuro del vino italiano passa sempre più dalla fascia alta. In un contesto globale segnato dalla contrazione dei consumi e delle importazioni, sono i vini Premium e Luxury a sostenere il valore del mercato e a offrire le prospettive più interessanti per l’export.

Secondo l’analisi dell’Osservatorio Uiv-Vinitaly su base Iwsr, i vini con prezzo in uscita dalla cantina superiore agli 8 euro – e fino ai 50 euro sui mercati finali – continueranno a crescere nei prossimi anni, anche se a ritmi contenuti. Da qui al 2029 si stima un incremento dell’1% a livello globale, che sale al 3,5% per il made in Italy. Un dato che, pur non eclatante, assume un peso strategico in un quadro complessivo in flessione.

Il nodo centrale resta però il posizionamento. Oggi l’Italia presenta una quota di vini Premium pari al 17% dell’offerta, un livello ritenuto ancora insufficiente per sostenere la competitività internazionale. Se questa incidenza fosse stata del 20%, il calo dell’export registrato nel 2025 – pari a quasi il 4% – si sarebbe ridotto a un più contenuto -0,7%. E guardando al futuro, un aumento progressivo di un punto percentuale all’anno nel segmento Premium potrebbe generare un +11% di valore in cinque anni, contribuendo ad arrestare la discesa prevista fino al 2029.

La geografia delle opportunità si presenta articolata e, in parte, controintuitiva. Accanto ai mercati consolidati come Stati Uniti, Regno Unito e Giappone, emergono con forza nuove destinazioni ad alto potenziale. Il ranking Uiv-Vinitaly individua dodici Paesi chiave: tra questi, oltre ai tradizionali sbocchi, figurano Messico, Brasile, Corea del Sud e Cina, ma anche realtà meno rilevanti in termini di volumi complessivi come Thailandia, Vietnam, Indonesia e India, che diventano particolarmente attrattive se osservate attraverso la lente del segmento Premium.

Negli Stati Uniti, nonostante una fase economica complessa, i vini italiani di fascia alta continuano a crescere (+4%), trainati soprattutto dagli spumanti e dal Prosecco, chiamato a un salto qualitativo sia in termini di posizionamento sia di target, con un’attenzione crescente al pubblico giovane. Nel Regno Unito si aprono invece spazi per rafforzare la presenza dei vini fermi Premium, in particolare rossi e rosé provenienti da regioni come Toscana, Piemonte, Puglia e Abruzzo. Il Giappone, infine, si conferma il mercato più promettente, con prospettive di sviluppo che guardano sempre più verso la categoria dei vini Luxury.

Diverso ma altrettanto interessante il quadro dei mercati in “seconda ripartenza”. In Cina, a fronte di un calo strutturale dei volumi, si registra uno spostamento della domanda verso fasce medio-alte, con una crescita attesa del 10% per i Premium entro il 2029. Dinamiche simili si osservano in Corea del Sud, dove tuttavia il vino italiano risulta ancora sottorappresentato nella fascia alta. In America Latina, Messico e Brasile offrono nuove opportunità grazie a condizioni commerciali più favorevoli e a una domanda in espansione, sostenuta in particolare dai vini rossi.

Infine, si affacciano i mercati di nuova generazione, caratterizzati da consumatori giovani e da modelli di consumo ibridi. In Paesi come India, Vietnam, Thailandia e Filippine, la crescita del segmento Premium è sostenuta sia dalla diffusione di cocktail a base di vino sia da un crescente interesse culturale verso il prodotto, testimoniato dall’alta partecipazione ai corsi di formazione enologica. In questi contesti, lo spumante rappresenta spesso il punto di ingresso, con prospettive di sviluppo anche per i vini bianchi e fermi.

In un settore che resta uno dei pilastri della bilancia commerciale italiana – con un saldo positivo stimato in oltre 7 miliardi di euro nel 2025 – la sfida non è più aumentare i volumi, ma alzare il valore medio dell’offerta. Per un Paese che si conferma superpotenza enologica, la crescita passa sempre più dalla capacità di presidiare le fasce alte del mercato e di adattarsi a una domanda globale in profonda trasformazione.

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