Mondo Enoico

Export vinicolo in aumento ma soprattutto per lo sfuso

I prezzi sono destinati a un raffreddamento nei prossimi mesi ma permane un clima di fiducia tra le aziende vitivinicole. Attenzione alla comunicazione e specialmente al canale web

26 novembre 2011 | Graziano Alderighi

Sono emerse molte indicazione in occasione del Forum Mps sul vino. Un'occasione per comprendere meglio le tendenze di mercato, le prospettive ma anche per trarre alcune considerazioni dalla fotografia scattata dall'Osservatorio Mps sul vino.

E' l'export il principale traino del fatturato delle aziende vinicole italiane e il 65% delle imprese nel 2011 ha visto un aumento delle vendite all'estero.

L'indagine è stata condotta su un campione di 100 aziende e ha evidenziato un aumento delle vendite all'estero con una crescita più marcata specie nei cosiddetti Paesi emergenti come Cina, Russia, America Latina e Canada mentre gli Stati Uniti rappresentano il principale mercato di sbocco. Nel dettaglio Germania, Regno Unito e Stati Uniti assorbono complessivamente oltre il 40% del totale del vino prodotto nel mondo. A questi si aggiunge la Russia con una domanda di 5 milioni di ettolitri. Le aziende italiane, oltre a tenere posizioni acquisite in mercati 'maturi', come Germania e Stati Uniti (che da soli assorbono mediamente il 47% in volume ed il 43% in valore delle esportazioni di vino italiane), hanno anche guadagnato spazi in mercati 'emergenti' come Russia e Cina. In Russia l'Italia ha la leadership mondiale per quanto riguarda le esportazioni in valore. In Cina, sebbene le importazioni di vino italiano siano in continua crescita, il Bel Paese stenta a trovare una giusta collocazione sul mercato: sono italiani solo il 6% dei vini importati rispetto al 46% proveniente dalla Francia.

Per il 2012 il 65% degli operatori si attende un aumento delle vendite in generale e nell'80% dei casi grazie proprio a quelle sui mercati esteri. Nel 2011 il 45,2% prevede una stabilità delle vendite, il 42% un aumento, e tra questi il 29% ipotizza addirittura una crescita del fatturato di oltre il 5%. Solo il 12,8% stima una flessione. La crescita del fatturato sarà effetto di un aumento dei volumi trainati soprattutto dalla domanda estera. Tra i mercati di riferimento oltre alla crescita dei Paesi emergenti, che pero' non assorbono grandi volumi, ci sono quelli tradizionali come gli Usa che assorbono complessivamente il 22% delle produzioni italiane, con una crescita del 16%.

A spuntare la migliore performance sui mercati esteri sono i vini sfusi che trainano l'export con un incremento del 34% a fronte del 5% dei confezionati.

I prezzi dei vini italiani all'estero continueranno a crescere per i prossimi 3 mesi ma a ritmi molto più modesti di quanto non abbiamo fatto nel corso del 2011, ed e' possibile che vi sia una successiva contrazione se le stime di recessione per l'economia italiana nel 2012 fossero confermate.

Continuano le brutte notizie, invece, sul fronte italiano. I consumi di vino nel nostro paese sono in continuo calo, e per la prima volta negli ultimi 30 anni sono scesi sotto la soglia dei 40 litri pro capite nel corso del 2009.

Nonostante i dati contrastanti il mondo del vino guarda con fiducia anche al 2012. L'80% degli operatori confida nell'aumento dell'export e il 65% prospetta un ulteriore aumento delle vendite.

Tra le principali problematiche le aziende segnalano i costi operativi per energia, manodopera, costi di internazionalizzazione, la flessione dei consumi interni e la forte concorrenza.

Da una ricerca effettuata insieme a Ismea risulta inoltre che il 54% delle 103 aziende interpellate ha investito in comunicazione negli ultimi 3 anni. Sono le realtà produttive del Nord Est italiano quelle più dinamiche mentre il canale del web e' quello prevalentemente utilizzato (51,8% delle aziende interpellate). Gli investimenti in comunicazione incidono sul fatturato aziendale in media per il 6,5% ma il 66% delle aziende ha dichiarato di non voler apportare sostanziali variazioni alle politiche comunicative portate avanti finora.

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