Mondo Enoico

Per contenere l'oidio occorre agire su più fronti

Non sono sufficienti solo i trattamenti, in particolare in anni in cui le condizioni meteo appaiono tanto favorevoli allo sviluppo del fungo. E' allora bene sapere come e quando intervenire, anche con la potatura verde

15 gennaio 2011 | Graziano Alderighi

Sebbene sia la peronospora ancora il fungo più dannoso per la vite in Italia anche l'oidio, in alcune annate, può creare diversi problemi ai viticoltori con risvolti quali-quantitativi che non si possono sottovalutare.

Condizioni climatiche ideali per lo sviluppo dell'oidio sono temperature comprese tra i 20 e i 25 gradi con tassi di umidità compresi tra il 60 e il 70%. Importante sottolineare come temperature sotto i 6 gradi e sopra i 30 ne inibiscano lo sviluppo.
Al contrario della peronospora l'oidio non necessità di piogge e di film di acqua sulle foglie per svilupparsi, anche se comunque un alternarsi di piogge e sole favorisce l'oidio.

In uno studio condotto in Turchia, pubblicato nel 2010, sono stati analizzati gli effetti di programmi di trattamenti alternativi, NaHCO3/K2SiO3 + zolfo, KH2PO4/di-1-p-mentene, e un programma di trattamenti convenzionali, penconazolo/zolfo, così come diversi livelli di potatura verde (alla prima, terza e quinta gemma) sullo sviluppo dell’oidio [Uncinula necator (Schw.) Burr.] e sulla qualità dell’uva. Lo studio è stato condotto sulla varietà Karasakiz (Vitis vinifera L.) nel corso del 2003 e del 2004.

E’ stato verificato che l’efficacia dei programmi di trattamenti NaHCO3/K2SiO3 + zolfo, KH2PO4/di - 1 - p - mentene nei confronti dell’oidio è stato pari al 74.8% e al 70.7% sulle foglie e al 65.7% e 62.1% sui grappoli nel corso della stagione vegetativa del 2003 e tali risultati erano vicini a quelli ottenuti (80.3% sulle foglie, 72.3% sui grappoli) con il programma di trattamenti convenzionali (penconazolo/zolfo).
Nel 2004, il programma NaHCO3/K2SiO3 + zolfo (44.7%) era più efficace per il controllo dell’oidio sulle foglie rispetto al penconazolo/zolfo (29.0%). Inoltre, gli effetti sui grappoli sono risultati simili.

I trattamenti NaHCO3/K2SiO3 + zolfo e penconazolo/zolfo hanno mostrato effetti positivi sulla resa e sulla qualità dell’uva.
Tutti i diversi tipi di trattamenti hanno avuto un migliore risultato nel caso della potatura effettuata alla prima o alla terza gemma dopo l’ultimo grappolo, piuttosto che dopo la quinta gemma.
E' tuttavia necessario procedere con cautela alla potatura verde, perchè un eccesso nell'intervento potrebbe provocare una elevata esposizione solare sui grappoli con effetti negativi sulla qualità.

In base ai risultati dello studio, tuttavia, il programma di trattamenti NaHCO3/K2SiO3 + zolfo può essere usato in combinazione con la potatura verde alla terza gemma per controllare la malattia nei vigneti biologici o a produzione integrata, mentre il trattamento KH2PO4/di - 1 - p mentene è più efficace con la stessa tecnica di potatura in quelle zone dove le condizioni climatiche sono meno favorevoli a U. necator e dove vengono coltivate varietà più resistenti al patogeno.

Da segnalare che, in precedenti studi, trattamenti a base di NaHCO3/K2SiO3 + zolfo e
con penconazolo / zolfo hanno mostrato avere effetti negativi sul contenuto in acidità totale, acido tartarico e tenore zuccherino.

Bibliografia

Yildirim, I; Dardeniz, A. 2010; Effects of alternative spray programs and various combinations of green pruning on powdery mildew [Uncinula necator (Schw.) Burr.] in Karasakız (Kuntra) grape cultivar; TURKISH JOURNAL OF AGRICULTURE AND FORESTRY 34 (3): 213-223

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