Legislazione
Origine in etichetta, è tutto da rifare
Approvato il nuovo regolamento comunitario che dà piena attuazione all'articolo 26 del regolamento 1169/2011. La parola chiave è ingrediente primario, sarà questo a stabilire la provenienza dell'intero alimento. Molta flessibilità sulla portata geografica del riferimento all'origine
20 aprile 2018 | R. T.
I Paesi membri dell'Ue, inclusa l'Italia, hanno approvato a larga maggioranza, con le sole astensioni di Germania e Lussemburgo, il regolamento esecutivo sull'indicazione in etichetta dell'origine dell'ingrediente principale degli alimenti, come il grano per la pasta o il latte.
Le norme specificano le modalità con cui i produttori saranno obbligati a fornire informazioni sull'origine in etichetta quando il luogo di provenienza dell'alimento è indicato o anche semplicemente evocato e non è lo stesso di quello del suo ingrediente primario.
Il regolamento lascia molta flessibilità sulla portata geografica del riferimento all'origine. Saranno gli Stati membri a decidere quali indicazioni sono lecite: da Unione europea ad extra Ue, fino allo Stato o ancora alla regione.
Il regolamento non si applica ai prodotti Dop, Igp e Stg, né quelli a marchio registrato. Quindi potranno continuare a essere utilizzati quei marchi che contengono nomi geografici, ancorchè fuorvianti sull'origine del prodotto.
Il regolamento entrerà in vigore dopo tre giorni dalla pubblicazione sulla Gazzetta Ue e si applicherà dall'aprile 2020.
Vanno così prematuramente in soffitta i decreti italiani su riso, pasta, prodotti lattiero caseari e latte, pomodoro e derivati. Si tratta di provvedimenti piuttosto recenti, che hanno tutti al massimo un anno di vita, e su cui pende la spada di Damocle per quanto riguarda il loro futuro.
Premesso che i detrattori di tali disposizioni nazionali hanno ora una base giuridica per contestare in giudizio i decreti, non vi è unicità di pensiero neanche all'interno delle stesse istituzioni italiane sull'applicabilità dell'origine obbligatoria per riso, pasta, latte e derivati, pomodoro e derivati.
Secondo quanto riportato da ItaliaOggi, infatti, al Ministero delle sviluppo economico vorrebbero la convocazione di tavoli di filiera per stabilire il futuro dei provvedimenti. Al Ministero delle politiche agricole, invece, sottolineano come la normativa italiana dovrebbe restare in vigore fino all'effettiva applicazione del nuovo regolamento di esecuzione. In particolare i provvedimenti nazionali scadrebbero il primo aprile 2020, con qualche mese di anticipo sulla naturale scadenza della sperimentazione, prevista a fine 2020 per tre dei quattro decreti.
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