Legislazione
Al via l'iter per far tornare lo stabilimento di produzione in etichetta
L'Italia riprova a introdurre lo stabilimento in etichetta oltre i tempi limite stabiliti dal regolamento comunitario 1169/2011. Il decreto legislativo è già all'approvazione degli altri ministeri competenti, poi la discussione in Parlamento, infine il via libera di Bruxelles. Varrà solo per gli alimenti prodotti in Italia
16 settembre 2016 | R. T.
Il regolamento 1169/2011 aveva reso non necessaria l'indicazione dello stabilimento di produzione sull'etichetta dei prodotti alimentari. Era sufficiente la ragione sociale e indirizzo dell'operatore responsabile del prodotto.
L'Italia poteva chiedere fin dall'entrata in vigore del citato regolamento che la serde dello stabilimento di produzione diventasse obbligatoria per gli alimenti preparati sul suo suolo nazionale.
Solo grazie alla legge di delegazione europea 2015, e con la formula della delega al governo, l'Italia si è avvalsa di tale possibilità. Oggi entrando in vigore la legge di delegazione europea (legge 170/2016) il Ministero delle politiche agricole ha potuto trasmettere agli altri ministeri competenti lo schema di decreto legislativo che dà attuazioe all'articolo 5 comma 3 della indicata legge che dellega il governo all'introduzione di “l’indicazione obbligatoria nell’etichetta della sede e dell’indirizzo dello stabilimento di produzione o, se diverso, di confezionamento, al fine di garantire una corretta e completa informazione al consumatore e una migliore e immediata rintracciabilità dell’alimento da parte degli organi di controllo”.
Al contrario di quanto affermato, un po' frettolosamente, dal Ministro Martina sul suo profilo Facebook, la legge di delegazione europea non reintroduce direttamente l'obbligatorietà dell'indicazione dello stabilimento in etichetta ma dà al governo delega per reintrodurla.
Il Ministro Martina, infatti, è stato corretto immediatamente da funzionari ministeriali che all'Ansa hanno specificato che la bozza di decreto legislativo che reintroduce l'obbligatorietà dello stabilimento in etichetta è stata trasmessa agli altri ministeri competienti e si spera che il decreto legislativo possa venire approvato definitivamente entro l'anno. Un progetto ambizioso, visto che dopo essere stato licenziato dal Consiglio dei Ministri, la bozza di decreto legislativo dovrà essere sottoposta al parere delle competenti Commissioni parlamentari e poi venire notificata a Bruxelles. Solo dopo il via libera finale della Commissione europea si potrà procedere alla pubblicazione in Gazzetta Ufficiale e quindi far entrare in vigore la norma.
Vero è, invece, come dichiarato dal Ministro Martina che "riguarderà gli alimenti prodotti nel nostro Paese e destinati al mercato italiano. Ce lo avevano richiesto i cittadini-consumatori, nei confronti dei quali abbiamo il dovere di garantire informazioni sempre più chiare. Una risposta concreta che ci spinge a proseguire il percorso intrapreso, anche a livello europeo, per valorizzare la distintivita' del nostro modello agroalimentare, unico al mondo".
Il decreto legislativo dovrà stabilire in quali casi l'indicazione dello stabilimento di produzione possa essere sostituito da "diciture, marchi o codici equivalenti, che consentano comunque di risalire agevolmente alla sede e all'indirizzo dello stabilimento di produzione o, se diverso, di confezionamento''.
Infine il decreto legislativo, e salvo che il fatto non costituisca reato, dovrà stabilire le sanzioni amministrative per l'omessa indicazione dello stabilimento di produzione in etichetta.
La legge di delegazione europea ha già stabilito che l'autorità amministrativa competente è stata individuata nel Dipartimento dell'Ispettorato centrale della tutela della qualità e della repressione frodi dei prodotti agroalimentari (ICQRF) che fa capo al Ministero delle politiche agricole.
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