L'arca olearia

Corsi full immersion per assaggiatori d'olio? Più serietà, prego!

Aipo Verona e Giulio Scatolini attestano le venti sedute d'assaggio in un sol giorno. Basta versare 200 euro e portarsi l'olio da casa. Duro intervento di Ettore Franca, presidente di Olea, contro una certa superficialità dilagante

03 aprile 2010 | Ettore Franca



Nel 1991 il Reg.CEE. 2568 ha introdotto il giudizio del panel test ma già esistevano associazioni di assaggiatori e appassionati che, a vario titolo e diverse finalità, operavano nel campo dell’olio da olive sia per mestiere, come i blenders che ancora non si chiamavano così, sia quanti che per pura passione cercavano di diffondere cultura fra chi voleva solo “capire”.

Poi il dicastero agricolo emanò la “circolare 5” del 1999 codificando la procedura per il riconoscimento della “idoneità fisiologica” e sull’onda, diverse associazioni, o pseudo tali, che d’intesa con quelle dei produttori olivicoli, hanno dato vita a iniziative che, pur nella varietà dei “corsi”, convalidavano gli attestati.
Nessuna autorità ha mai controllato la qualità del prodotto e i rari controllori si sono sempre limitati ai soli aspetti burocratici.

I programmi didattici sono eterogenei, le “prove” sono elementari: il 99,9% dei corsisti riceve l’attestato di “idoneità fisiologica all’assaggio degli oli di oliva vergini ed extra vergini”.
Anche Olea (Organizzazione Laboratorio Esperti e Assaggiatori – scuola internazionale di analisi sensoriale e cultura degli alimenti), che non ha scopi di lucro e che presiedo fin dalla sua nascita nel 1990, fra le sue altre attività si attiene alle norme e consegna gli “attestati di idoneità fisiologica” ma è convinta, e convince, che dopo quelle canoniche “35 ore”, nessuno è un “assaggiatore”.

Venne poi il Dgr 3142/2004 che, per la iscrizione all’Elenco nazionale degli assaggiatori, impone la partecipazione a 20 sedute di assaggio ufficializzate da enti pubblici e certificate da capi-panel.
Da sempre per Olea le “20 sedute” sono una cosa seria
.
Sono 20 giornate, distribuite nel tempo, che impegnano gli aspiranti assaggiatori a frequentarle e farsi guidare da capi-panel e da membri di panel: assaggiatori di capacità provata e di tanta passione.

In ognuna di quelle sedute, una o massimo due (mattina-pomeriggio) nello stesso giorno, si “passano” 4 o 8 oli diversi per caratteristiche, attributi, origine (cultivar, tecnologia, area di provenienza, ecc.) e si svolgono prove di verifica dell’apprendimento da parte degli aspiranti.
Si creano momenti di confronto, di discussione, di approfondimento, di conoscenza di aggiornamento e, perché no, di cameratesca amicizia.

Chi vuol completare le 20 sedute con Olea, per “raccogliere” le 20 certificazioni mette a calendario 8-12-18 mesi e, in base alla disponibilità degli aspiranti e della struttura di Olea, almeno una trentina di incontri compresi quelli non certificati, affinché in un paio di anni, il candidato possa definirsi un esperto assaggiatore.

Da sempre Olea si attiene a quel principio ed ora anche ai dettati del Coi l’ultimo dei quali (Coi/T. 20/ Doc. n. 15/rev. 2 settembre 2007 “Analisi sensoriale dell’olio di oliva – metodo per la valutazione organolettica dell’olio vergine da oliva”) al punto 10, “Procedura per la valutazione organolettica e la classificazione dell’olio vergine di oliva”, sottopunto 10.1.2, recita: “When organoleptically assessing a virgin olive oil, its recommended that FOUR samples at the most be evaluated in each session with a maximum of THREE session per day, to avoid the contrast effect that could be produced by immediately tasting other samples”.

Nel suo agire, Olea si attiene alla raccomandazione del “… fare la valutazione organolettica al massimo di 4 campioni per seduta, con un massimo di tre sedute in un giorno …”.
E' vero che il Coi si riferisce alle analisi sensoriali ufficiali ma, a maggior ragione, secondo Olea, quella indicazione dovrebbe essere applicata nella formazione di assaggiatori.

Il nostro comportamento ci viene spesso criticato: “… con X, ho fatto le 20 sedute in due giorni …”; “l’Associazione Y fa le 20 sedute in un pomeriggio …”, “ … Z considera ‘seduta’ ogni olio assaggiato”, e così via.

Ecco un esempio, per Olea, di questa ‘non serietà’ nella proposta della Aipo di Verona per conto della quale il dott. Giulio Scatolini – capo panel e presidente del comitato di assaggio della Regione Umbria – è pronto ad attestare l’avvenuta partecipazione a 20 sedute effettuate, 10 al mattino e 10 al pomeriggio, in un solo giorno full immersion, pranzo compreso.
Pare che il punto fondamentale sia versare 200 euro – si specifica duecento/00 – e, non male, è anche portarsi anche l’olio da casa così facciamo prima.



Mi chiedo: chi “distribuisce” quei certificati svolge seriamente il ruolo di preparatore?
E chi ostentando quei 20 certificati, ope legis è diventato “assaggiatore”; ebbene, costui è a tutti gli effetti da ritenere un assaggiatore su cui è possibile contare?

E chi avrebbe il dovere di vagliarli?
In che valore si tengono 20 certificati ciascuno di 20 sedute fatte in pomeriggio?
Ed è corretto e serio considerare “seduta” un olio valutato fra i 20 assaggiati uno dietro l’altro? E l’aspirante assaggiatore, probabilmente un neofita, cos’è in grado di dire del diciottesimo olio dopo i 17 precedenti al quale ne seguiranno altri due?
C’è o no qualcuno che controlla?

Mestamente devo concludere che il tutto, corsi, idoneità fisiologica, 20 sedute, albi-elenchi, sono un ambaradan all’italiana dove la forma, talvolta anche solo apparente, ha un valore ben più grande della sostanza e alla fine… “todos Caballeros”.

Allora quanto ci vuole per fare un assaggiatore esperto?
Due giorni bastano o, per fare cassa, sono troppi anche questi ?”

Potrebbero interessarti

L'arca olearia

Aloe vera e irrigazione a bassa pressione: la combinazione che rivoluziona la produttività dell'olivo in zone aride

Uno studio dimostra che l'applicazione al suolo di fette di foglie di Aloe vera, abbinata all'irrigazione a bubbler, massimizza resa, qualità dell'olio e redditività, riducendo al contempo i consumi idrici

18 ottobre 2026 | 09:00

L'arca olearia

Metalli di transizione e cultivar possono accelerare l’ossidazione dell’olio di oliva

Uno studio italiano su Frantoio e Leccino mostra come ferro e rame modifichino il decorso dell’ossidazione, aumentando i prodotti secondari e alterando il profilo dei polifenoli. Anche il genotipo sembra influenzare la stabilità dell’olio

17 ottobre 2026 | 09:00

L'arca olearia

Scuotitori per la raccolta delle olive: come scegliere la macchina giusta e ottimizzare l’efficienza del cantiere

L’efficienza dipende dalla cultivar, dalla geometria della chioma, dalla maturazione delle olive, dalla resistenza del peduncolo e dall’organizzazione del cantiere. Ecco come scegliere lo scuotitore al tronco, regolare i parametri di lavoro e ridurre tempi, perdite e danni alle piante

16 ottobre 2026 | 16:00

L'arca olearia

Raccolta meccanica e conservazione delle olive: cosa succede a fenoli e acidi grassi

Le olive raccolte a macchina subiscono danni invisibili che accelerano la degradazione di oleuropeina e acidi grassi, con differenze marcate tra varietà. Ecco cosa significa per chi deve decidere quando e come raccogliere e quanto a lungo può conservare il frutto prima della molitura

16 ottobre 2026 | 15:00

L'arca olearia

Come simulare l'impatto ambientale dell'olio extravergine d'oliva prima di produrlo

Integrare un Digital Twin, una replica virtuale del frantoio validata sperimentalmente, con l'analisi del ciclo di vita (LCA) trasforma la valutazione ambientale da fotografia statica a strumento previsionale: : 1,30 kg di CO₂ equivalente per kg di olio, di cui appena 0,05 attribuibili alla fase industriale, e un consumo energetico di 0,055 kWh per litro

16 ottobre 2026 | 14:00

L'arca olearia

Le cere della buccia d'oliva non sono solo una barriera: aiutano il fungo della lebbra a infettare il frutto

Uno studio dell'Università di Cordova dimostra che le cere epicuticolari dell'olivo forniscono segnali chimici che stimolano la germinazione dei conidi e la formazione degli appressori in Colletotrichum godetiae e C. nymphaeae. La suscettibilità aumenta con la maturazione del frutto

16 ottobre 2026 | 13:00