L'arca olearia

Calabria oliandola, con l'Igp la riscossa sarà più vicina?

Giovanni Battista Pisani, presidente della Op Cotec, rilancia l'ipotesi di una Igp riservata agli extra vergini calabresi. Favorirebbe l’aggregazione dell’offerta e le possibilità commerciali di collocare i prodotti sui mercati nazionali e internazionali

19 dicembre 2009 | Luigi Caricato

Non è una regione facile la Calabria. Potrebbe essere una regione leader nell'olio, ma non è così. Eppure il territorio ha una sua storia, una sua anima, una tradizione olearia radicata. Ma qualcosa non fiunziona. Le Dop non decollano e allora si pensa di istituire una Igp che comprenda l'intero terrotorio regionale.

Giovanni Battista Pisani, il presidente della Op Cotec, l'Organizzazione di produttori che sta cercando di riunire rendere coesa la filiera, sa che il compito non è tra i più facili, ma da' l'impressione di crederci. Per questo lo abbiamo intervistato, per cercare di capire in che direzione si orienterà in futuro al Calabria.

 Giovanni Battista Pisani, presidente della Op Cotec

Presidente, si parla da qualche tempo a questa parte dell'ipotesi di istituire una Igp per l'olio calabrese. Ma ha veramente senso che si proceda in tale direzione? Sarebbe forse l’occasione buona per riuscire a unire, sotto un unico marchio ombrello, tutti gli oli regionali e favorirne la commercializzazione? O è piuttosto l'ennesimo tentativo di colmare, a caso, le molte lacune che il sistema olivicolo del territorio non ha saputo gestire al meglio finora ?
Non solo ha senso che la Calabria si attivi organicamente per ottenere i previsti riconoscimenti per l’Igp degli oli vergini ed extravergini, ma risulta un’azione necessaria, finalizzata a rivitalizzare l’intera filiera olivicola e tutte le attività sociali, economiche e produttive, paesaggistiche ed ambientali che ruotano interno ad essa.
L’olivicoltura in Calabria ha svolto e svolge un ruolo importante come componente dello sviluppo economico e sociale, la produzione si distingue per la sua antichissima tradizione, pur se oggi si avverte la necessità il rendere il settore più competitivo in direzione della qualità dei prodotti e della multifunzionalità e funzionalità ambientale, ecologica, idrogeologica e paesaggistica.
In virtù di ciò la possibilità di presentare sui mercati nazionali e internazionali un unico marchio per tutti gli oli, pur diversificati, che si producono in Calabria, favorirebbe senz’altro l’aggregazione dell’offerta e conseguentemente le possibilità commerciali di collocare i prodotti sui mercati nazionali e internazionali.
In tal senso il possibile riconoscimento dell’Igp spero non rimarrà l’ennesimo tentativo per colmare apparentemente le tante lacune e i ritardi che penalizzano tutt’ora il sistema olivicolo e oleario calabrese, anche in considerazione dell’insidia concorrenziale già in atto della Spagna e dei paesi emergenti in fatto di olivicoltura quali Argentina, Cile, Cina. Australia, Stati Uniti.
Il sistema del riconoscimento delle Igp rappresenta uno strumento fondamentale per accrescere la competitività delle imprese agricole calabresi attraverso la valorizzazione e la tutela del proprio prodotto, sostenendo nel contempo lo sviluppo socio-economico delle aree rurali.
Per migliorare i nostri rapporti sui mercati necessita pertanto favorire l’aggregazione dei diversi soggetti che fanno parte della filiera per aumentare così la capacità di penetrazione sui mercati puntando sulla qualità e diversificazione degli oli, e non solo sulla quantità come il caso della Spagna, sull’abbassamento dei costi per aumentare l’efficienza produttiva e la competitività, unitamente all’aumento dei redditi per gli operatori del settore.

In tutto ciò, il Cotec che ruolo può assumere se si portasse avanti l’ipotesi si una Igp? Può riuscire, una Op, da sola, a ribaltare la situazione di impasse che sta caratterizzando il tessuto produttivo ormai da diversi decenni ? Non si ha la sensazione che sia proprio il comparto oleario calabrese il primo a non crederci nella grande svolta ?
Il Cotec, dalla sua costituzione, si è mosso con azioni mirate per offrire alle imprese ed agli olivicoltori sempre maggiori iniziative progettuali associative in grado di rispondere alle domande del mercato sempre più esigente in direzione del rapporto qualità/prezzo. Una sola Op non è in grado, e sarebbe errato pensare al contrario, di ribaltare la situazione di empasse che tutt’ora caratterizza il comparto olivicolo calabrese
La filiera produttiva dell’olio deve essere protetta, pertanto, è giusto che vengano attivati i necessari controlli per evitare la commercializzazione di prodotti di non eccellente qualità e reprimere, se ciò dovessero rendersi necessario, frodi e contraffazioni da parte di produttori stranieri.
Si devono compiere sforzi programmatici per ridare slancio all’olivicoltura regionale. Di recente la nostra Op si è resa promotrice di un consorzio regionale, denominato "Calabria Olio Filiere Raggruppate", capace di intercettare per il momento oltre il 20% della produzione calabrese per garantire rappresentatività al comparto e far sì che le filiere calabresi dell’olio di oliva possano concertare un medesimo piano strategico di sviluppo e di promozione della filiera. Solo con l’aggregazione delle filiere è possibile potere affrontare e risolvere le difficili e complesse problematiche riguardanti il settore olivicolo calabrese e italiano, costituito da un articolato sistema di grandi, medie e piccole imprese, che assicurano oli di qualità
Per la Calabria, il comparto olivicolo è considerato strategico per l’intera economia regionale. Necessitano forti innovazioni, e su questo aspetto il Cotec ha fatto molto grazie anche alla disponibilità dei soci, i quali con progetti mirati, velocità decisionale ed impegno imprenditoriale, hanno concretizzato le idee chiave dell’olivicoltura moderna e innovativa, per il riammodernamento dell’attività produttiva.
Quest’ultimo aspetto è molto importante affinché il settore olivicolo possa costituire un vero strumento di supporto per il rilancio e la competitività imprenditoriale del settore, con aziende in grado di competere.
Da ciò emerge netta la convinzione che occorre un’azione corale che coinvolga tutti gli Operatori e le Istituzioni interessate, direttamente o indirettamente al settore.

Qual è la medicina migliore per curare e guarire la Calabria olivicola ?
Per curare i tanti mali, le tante criticità che affliggono l’olivicoltura calabrese bisogna migliorare non solo gli assetti tecnico-produttivi, ma soprattutto quelli associativi organizzativi e commerciali, con notevoli possibilità di creare le condizioni di funzionalità, competitività e di successo.
La Calabria manca di un’organizzazione produttiva e di una capacità di attuare politiche di aggregazione per difendere gli attuali mercati e conquistarne nuovi, anche grazie all’immagine del made in Calabria, sui quali aspetti le aziende olearie calabresi sono già credibili e apprezzate, pur se necessitano ancora, per ulteriori affermazioni mercantili, di significativi investimenti di più di quanti non siano stati effettuati nel passato.
In definitiva si può affermare che, per vincere le agguerrite sfide del mercato e superare le criticità che affliggono l’olivicoltura calabrese, bisogna necessariamente puntare sull’aggregazione dell’offerta con delle azioni mirate di promozione del prodotto oltre che sui mercati nazionali, anche in quelli europei ed extra europei in tal modo i punti di debolezza e di criticità del settore, possono veramente diventare punti di forza e di eccellenze della produzione olivicola calabrese.

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