L'arca olearia
Non basta un buon frantoio, occorre scegliere un buon frantoiano
Nonostante l’elevato grado di automazione ormai raggiunto dagli impianti di estrazione, il personale in frantoio ha ancora un ruolo chiave
14 giugno 2008 | Duccio Morozzo della Rocca
Saper riconoscere le potenzialità e investire sulla formazione del proprio personale di frantoio è importante non solo per migliorare la qualità del prodotto ma anche per preservare più a lungo nel tempo lâintegrità dei macchinari.
Lâestrazione è infatti un processo vivo, caratterizzato da frequenze sonore, movimenti e vizi meccanici, dalle acque, dalle olive, dallâacciaio, dai rapporti umani: componenti che il frantoiano con il suo personale si trova costantemente ad orchestrare.
Per ottenere un risultato armonico ci vuole dunque un buon direttore, un buon ritmo e la professionalità dellâintero staff.
I colloqui di selezione per le maestranze che si occuperanno dellâimpianto non potranno quindi unicamente concentrarsi su questioni economiche e contrattuali, ma dovranno fornire anche utili elementi per comprendere la preparazione e la qualificazione dellâaspirante. Ricordiamo infatti che queste persone avranno la responsabilità di gestire i macchinari, ovvero un investimento, per lâazienda, di diverse decine di migliaia di euro.
Non sempre il curriculum, quando disponibile, ci fornisce un quadro esaustivo. Per avere le idee più precise dovremmo interrogarlo, partendo anche da domande semplici, apparentemente banali: unâoliva vale lâaltra?
Chi conosce il mestiere sa che non è così. Anche nelle stesse cultivar câè infatti una forte disomogeneità di comportamento durante la lavorazione a seconda della stagione più o meno piovosa, dellâeventuale irrigazione, dellâepoca di raccolta e via dicendo.
Non riconoscere olive troppo umide, per esempio, può comportare problemi di emulsione durante la gramolazione e, di conseguenza, difficoltà di separazione nel decanter e nel separatore.
Ma soprattutto può comportare la mancata soddisfazione del cliente che avrà probabilmente indietro un olio non pulito e una resa più bassa e che potrebbe anche decidere di cambiare frantoio.
E ancora, senza entrare troppo nel merito dellâargomento: quanto influisce la temperatura esterna sulle scelte da compiere allâinterno del frantoio?
Durante i mesi di frangitura si passa attraverso un ventaglio di diverse temperature che condizionano inevitabilmente le scelte da compiere.
In giorni freddi, per esempio, per preparare la pasta allâestrazione potrebbe essere necessario scegliere tra un tempo di gramolazione più lungo o temperature più alte: da un lato una perdita di produttività oraria dallâaltro il rischio di uno shock termico che potrebbe restituire un olio piuttosto piatto, poco profumato e poco longevo.
Dipenderà quindi dalle varietà che si lavorano e dal prodotto che si vuole ottenere e sarebbe sbagliato affidarsi al caso o ad un rigido standard.
Un altro caposaldo: la pulizia. Ã solo una prassi di fine giornata?
Certamente no. à unâattività trasversale che deve essere continuamente presa in considerazione a partire dalle olive conferite per finire con lo âsparoâ del separatore. Nessuno dei lavoratori nel frantoio dovrebbe sottovalutare lâimportanza della pulizia e dellâigiene di tutte le diverse componenti dellâimpianto.
Assicurarsi, prendendo come esempio la sezione che può sembrare tra le meno importanti nel processo, che lâuscita della ventola del defogliatore non si ostruisca con le molte foglie bagnate di una data partita, evita lâeffetto a catena che si ripercuote poi su tutto lâimpianto: foglie che finiscono nella lavatrice e arrivano al frangitore e che, nella peggiore delle ipotesi, possono far surriscaldare il motore diminuendo la sua attività fino anche a bloccarlo.
Le foglie e i rametti sminuzzati finendo poi in gramola cedono allâolio diverse sostanze che ne alterano il gusto conferendo un amaro intenso ma non gradevole, a volte astringente e con sensazioni tanniche.
Forse si otterrà dunque un olio poco più verde di colore ma fortemente mediocre al gusto.
Nel decanter, infine, le stesse particelle di foglia possono andare ad ostruire le uscite di acqua ed olio causandone una conseguente perdita nella sansa e la sensibile diminuzione della resa.
Va da sé lo spreco di tempo -e di denaro- che ne consegue se bisogna fermare il decanter per una pulizia delle uscite fuori programma, peraltro evitabile da un attento assistente.
Infine, cosa ci dicono lâolio e lâacqua che escono dal decanter?
Da questo punto di osservazione privilegiato ci possiamo rendere conto di come è la materia prima, di come abbiamo lavorato nelle fasi di estrazione precedenti e decidere come possiamo aggiustare il tiro. Saper leggere questi dati diventa fondamentale per ottimizzare il processo.
Come comportarsi con un olio che esce eccessivamente sporco per essere inviato al separatore? O, facendo un passo indietro, quando consideriamo sporco un olio? Devo aggiungere o diminuire lâacqua di diluizione al decanter? O è colpa della portata? O anche: è colpa della stagione?
Manovre sbagliate, poca pulizia, una manutenzione giornaliera superficiale, lâincapacità di riconoscere suoni e rumori impropri o potenzialmente pericolosi mettono a repentaglio il successo del nostro lavoro.
Si tratta di uno schema di domande/risposte a puro titolo esemplificativo, senza voler essere una traccia per un colloquio di selezione, ma da cui ciascuno può trarre spunti per gestire al meglio lâincontro. Ogni frantoiano, infatti, conoscendo bene il proprio impianto e la propria realtà , potrà formulare i quesiti che reputerà più utili allo scopo.
Unâultima riflessione. Il successo di un frantoio può essere strettamente legato alla partecipazione dei propri dipendenti a corsi professionali nellâambito olivicolo-oleario o ad un percorso di studi affine: conoscere la materia prima, conoscere i macchinari, conoscere il processo per ottenere un olio di qualità , aumentare la fiducia e il numero dei propri clienti al frantoio e, non ultimo, assicurarsi la durata nel tempo al proprio impianto.
Senza scordare, infine, che la motivazione e la predisposizione individuale per questo tipo di attività restano comunque alla base e che accanto alla formazione è essenziale lâesperienza che si acquista solo vivendo dallâinterno questo antico mestiere.
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