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I soliti ignoti dell’oliveto: quando il nemico non è la mosca dell'olivo

I soliti ignoti dell’oliveto: quando il nemico non è la mosca dell'olivo

Cecidomia, tignola carpofaga, margaronia e altri fitofagi minori stanno emergendo come protagonisti di danni ingenti, spesso sottovalutati. L’olivicoltore deve aggiornare il proprio “libretto” dei nemici per proteggere la produzione da minacce silenziose ma sempre più insidiose

27 luglio 2026 | 14:00 | R. T.

Per anni, il pensiero dell’olivicoltore è stato univoco: la minaccia principale, quella da combattere con ogni mezzo, è la Bactrocera oleae. E in gran parte, questa attenzione è sacrosanta, soprattutto per chi produce olive da mensa, dove la soglia di tolleranza è severissima: appena l’1-2% di drupe colpite può compromettere l’intera partita. Ma concentrarsi esclusivamente sulla mosca è un errore strategico che può costare caro. Il riscaldamento globale, l’intensificazione colturale e i cambiamenti negli agroecosistemi stanno favorendo l’ascesa di una serie di “parassiti secondari” che, in certe annate, possono trasformarsi in autentici flagelli per il frutto. Ignorarli significa lasciare campo libero a danni spesso più subdoli di quelli della mosca.

La tignola: un’agguerrita minaccia a tre generazioni

A contendersi il titolo di fitofago più temibile dopo la mosca c’è la tignola dell’olivo (Prays oleae). La sua pericolosità risiede in un ciclo biologico complesso, che si sviluppa in tre generazioni annuali con differenti bersagli. Mentre la generazione antofaga (che colpisce i fiori) e quella fillofaga (le foglie) raramente causano perdite economiche gravi, è la generazione carpofaga a far tremare gli olivicoltori.

Tra fine maggio e giugno, gli adulti depongono le uova sul calicetto delle olivine appena allegate. Le larve neonate penetrano nel frutto senza lasciare traccia all’esterno, viaggiando attraverso i fasci vascolari fino al nocciolo non ancora indurito, per nutrirsi del seme in formazione. Il danno si manifesta con la cascola dei frutticini, che può avvenire in due ondate: una precoce a giugno e una ben più massiccia a settembre, al momento dell’uscita della larva matura. La sfida per l’olivicoltore è la tempestività: il monitoraggio va effettuato con trappole a feromoni già in primavera. L’intervento chimico, in biologico con Bacillus thuringiensis, deve essere calibrato nei momenti giusti, altrimenti il danno è assicurato.

La cecidomia: un alleato (dannoso) della mosca

Forse l’esempio più paradossale di difesa fitosanitaria è quello della cecidomia delle olive (Lasioptera berlesiana). Questo dittero vive in simbiosi con un fungo, il Camarosporium dalmaticum, agente del marciume del frutto. La femmina cerca le punture di ovideposizione della mosca dell’olivo per deporre le proprie uova, introducendo contemporaneamente nella drupa il micelio del fungo. Le larve della cecidomia si nutrono delle uova e delle larve della mosca, rendendola a tutti gli effetti un “insetto utile” che contribuisce al controllo naturale del principale fitofago.

Il problema è che il fungo simbionte, invece, è una spiacevole presenza: provoca un marciume interno che degrada completamente la polpa dell’oliva, visibile dall’esterno con una caratteristica tacca nerastra depressa. Il risultato è un paradosso agronomico: se le infestazioni di mosca sono limitate, la cecidomia aiuta a contenerle. Ma se la mosca dilaga a causa di una difesa errata o di condizioni climatiche favorevoli, la cecidomia prolifera con essa, aggravando il danno e producendo olive marce che, in frantoio, compromettono gravemente la qualità organolettica dell’olio.La vera difesa, in questo caso, è un controllo efficace della mosca stessa.

Margaronia e punteruolo: minacce emergenti negli impianti intensivi

Se la tignola e la cecidomia sono minacce note, altri fitofagi stanno guadagnando terreno in modo preoccupante. La margaronia dell’olivo (Palpita unionalis) è tradizionalmente considerata un nemico dei giovani germogli, ma la sua pericolosità è in aumento negli impianti superintensivi. L’elevata densità di piante e la continua emissione di nuovi getti creano un ambiente ideale per lo sviluppo di questo lepidottero. Quando le popolazioni diventano elevate, le larve di quarta età possono attaccare direttamente le drupe, erodendole fino a mettere a nudo il nocciolo. La strategia di difesa, in questo caso, è preventiva: monitorare la presenza del fitofago e intervenire con Bacillus thuringiensis o, nei casi più gravi, con spinosad quando i danni ai germogli superano la soglia del 10-15%.

Poco noto ma insidioso è anche il punteruolo dell’olivo (Rhodocyrtus cribripennis). L’adulto si nutre delle olive praticando piccole escavazioni circolari, mentre le femmine depongono le uova in gallerie scavate fino al nocciolo. Le larve, una volta nate, perforano l’endocarpo per nutrirsi della mandorla, provocando la cascola del frutto. Se in condizioni normali il danno è sporadico, in annate favorevoli può assumere consistenza. Anche in questo caso, la difesa richiede tempestività, con interventi precoci a base di spinosad entro la metà di luglio.

La scelta varietale come prima arma

Un aspetto spesso sottovalutato nella difesa da questi parassiti “minori” è il ruolo della varietà. Uno studio condotto dal CREA su diverse cultivar ha evidenziato differenze significative nella suscettibilità al tripide dell’olivo. La ‘Nocellara Messinese’ si è dimostrata più tollerante, mentre la ‘Carolea’ è risultata la più attaccabile. Un’altra ricerca ha mostrato come il sistema di impianto influenzi le dinamiche di popolazione: gli oliveti superintensivi risultano più suscettibili a margaronia e punteruolo, mentre quelli tradizionali favoriscono maggiormente tignola e cocciniglie. La scelta varietale e la progettazione dell’impianto diventano quindi strumenti di difesa preventiva, da valutare attentamente prima ancora di mettere a dimora un nuovo oliveto. In un contesto di cambiamento climatico e di evoluzione del paesaggio agrario, la conoscenza e la gestione integrata di questi parassiti non è più un’opzione, ma una necessità per salvaguardare la produzione e la qualità dell’olio.

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