L'arca olearia
Occhio di pavone dell’olivo, attenzione tra fine estate e autunno: il rischio può essere “nascosto”
L’occhio di pavone può essere presente nell’oliveto anche quando le foglie non mostrano ancora sintomi. Il monitoraggio di fine estate consente di individuare le infezioni latenti e valutare il rischio in vista delle prime piogge autunnali
23 settembre 2026 | 09:00 | C. S.
Tra la fine dell’estate e l’inizio dell’autunno torna alta l’attenzione sull’occhio di pavone dell’olivo, causato dal fungo Fusicladium oleagineum. Le elevate temperature e la bassa umidità relativa dei mesi estivi possono infatti limitare lo sviluppo della malattia, ma non escludono la presenza di infezioni già avvenute e ancora prive di sintomi visibili.
È il cosiddetto occhio di pavone latente o incubato, una condizione che rende particolarmente importante il monitoraggio dell’oliveto prima della ripresa delle condizioni favorevoli allo sviluppo del patogeno.
Il momento chiave prima delle piogge autunnali
Il controllo dell’occhio di pavone viene generalmente effettuato in tre momenti dell’anno: alla fine dell’inverno, a metà primavera e alla fine dell’estate, prima delle prime piogge autunnali. Quest’ultimo controllo assume particolare importanza perché permette di stimare il livello di rischio con cui l’oliveto entra nella stagione più favorevole alla malattia.
Una scarsa presenza di macchie sulle foglie non significa quindi necessariamente che la coltivazione sia esente dal problema. Occorre prestare particolare attenzione agli appezzamenti che hanno già registrato episodi di occhio di pavone e alle aree caratterizzate da maggiore umidità.
Sono soprattutto vagliate, corsi d’acqua, canali, zone ombreggiate e aree con chiome molto fitte a presentare condizioni potenzialmente più favorevoli all’infezione.
Il metodo della sosa per individuare le infezioni latenti
Il monitoraggio deve comprendere sia l’osservazione dei sintomi visibili sia la ricerca delle infezioni ancora incubate. Per queste ultime viene utilizzato il metodo della soda, una tecnica che consente di evidenziare la presenza dell’occhio di pavone prima che le tipiche macchie diventino visibili a occhio nudo.
Il campionamento viene normalmente effettuato alla fine di agosto, nella fase che precede le precipitazioni autunnali. I risultati permettono di disporre di una valutazione più completa dello stato sanitario dell’oliveto e di calibrare eventuali interventi.
Nell’ambito della produzione integrata, la decisione di intervenire deve essere presa sulla base del monitoraggio e dei criteri previsti dal Regolamento specifico di produzione integrata dell’olivo. L’arrivo dell’autunno, dunque, non costituisce di per sé una ragione sufficiente per effettuare un trattamento.
La soglia dell’1% di foglie colpite
La valutazione deve considerare il livello di malattia rilevato nell’appezzamento e le condizioni ambientali previste. L’intervento viene preso in considerazione quando viene superata la soglia dell’1% di foglie con occhio di pavone, sia visibile sia latente.
Nelle aree considerate ad alto rischio, e quando siano presenti contemporaneamente condizioni ambientali favorevoli allo sviluppo della malattia, è possibile valutare un intervento preventivo anche prima del raggiungimento della soglia. Si tratta però di una strategia legata alle caratteristiche e al rischio specifico dell’appezzamento, non di un trattamento automatico a calendario.
Una chioma più arieggiata riduce il rischio
La prevenzione passa anche dalla gestione agronomica dell’oliveto. Nei nuovi impianti può essere utile orientarsi verso varietà più resistenti e adottare forme di allevamento che evitino chiome eccessivamente dense.
Negli impianti adulti, invece, un ruolo importante è svolto dalla gestione della fertilizzazione azotata e dalla potatura. Un adeguato equilibrio vegetativo e una maggiore aerazione della chioma contribuiscono a limitare la condensazione e la permanenza dell’umidità sulle foglie, creando condizioni meno favorevoli al patogeno.
Qualora il monitoraggio evidenzi la necessità di intervenire, dovranno essere utilizzati esclusivamente i prodotti fitosanitari autorizzati per il controllo dell’occhio di pavone dell’olivo e presenti nel Registro dei prodotti fitosanitari del Ministero dell’Agricoltura, della Sovranità alimentare e delle Foreste.
Il controllo di queste settimane rappresenta quindi uno strumento decisivo per distinguere tra un oliveto apparentemente sano e una coltivazione nella quale l’occhio di pavone è già presente, ma ancora in forma latente, consentendo di arrivare alle prime piogge autunnali con una strategia di difesa calibrata sul reale livello di rischio.
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